La manovra finanziaria

Il 24 aprile 2010 a Washington nell’incontro dei G20 il ministro Tremonti dichiarava che l’Italia «non avrà bisogno di ampi aggiustamenti strutturali al proprio settore finanziario, né di un riequilibrio tra risparmio e consumi». I livelli di debito del settore privato, infatti, restano contenuti e le banche sono passate attraverso la crisi «molto meglio di quelle di altri Paesi». Inoltre, «il deficit di bilancio è stato molto più limitato di quello della maggior parte dei Paesi avanzati.

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Tremonti colpisce ancora

tremontiAncora una volta il dibattito politico italiano ha sussulti retrò e stravaganti. Non è la prima volta. Recentemente l’ineffabile ministro della creatività finanziaria Giulio Tremonti pare abbia scoperto il “valore del posto fisso”. Detto da lui, può solo venir da ridere, se, ad esempio, consideriamo che è lui il vero burattinaio che sta dietro ai tagli alla scuola con la conseguente precarizzazione e licenziamento di migliaia di insegnanti.

Tuttavia la boutade di Tremonti, al di là delle motivazioni squisitamente politiciste e interne ai precari equilibri della maggioranza,  mette a nudo un problema che oggi sta diventando centrale: l’eccessiva deregulation del lavoro porta non flessibilità ma precarietà con effetti nefasti sulla stessa efficienza dell’apparato produttivo. Tale risultato, come sappiamo, è il frutto congiunto sia delle politiche del centro destra (in nome del profitto) che del centro sinistra (in nome della competitività).

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Distribuzione degli utili e detassazione degli straordinari: le false misure contro la crisi

Per chi non lo sapesse, siamo in tempi di crisi. E’ iniziata più di due anni fa, nell’agosto 2007, inizialmente coinvolgendo il mercato dei subprime. Le previsioni per la fine di questo anno parlano per l’Italia di un calo del Pil del 6%, una riduzione dell’export di quasi il 24%, un calo dei consumi di oltre il 2%, un aumento del tasso di disoccupazione dal 7% a oltre il 10%.

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I falsi dati sulla spesa previdenziale

Ha fatto scalpore sui giornali italiani il dato reso noto dall’Ocse a fine giugno: l’Italia spende in previdenza il 14% del Pil, quasi il doppio rispetto ai paesi concorrenti. Si è subito scatenata la corsa a reclamare una nuova riforma (sarebbe la quarta in pochi anni).

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MayDay 2009: un fiume in piena

Quest’anno la Mayday di Milano ha esondato come un fiume in piena. E’
diventata, per la prima volta nei suoi nove anni di età, una vera festa
di popolo. Non c’è altro modo per raccontarla: la Mayday è il primo
maggio dell’Italia del secondo millennio.

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Il fannullone n. 6

Tanto rumore per
nulla?

Dopo la partecipata riunione sindacale dell’11 maggio,
nonostante i tonanti interventi dal palco contro precarietà e
esternalizzazioni, nessuna azione concreta è stata decisa dalle RSU. Niente
moratoria all’utilizzo delle centinaia di interinali che lavorano in Comune,
nessun blocco degli straordinari, nessuna azione di contrasto alle scelte
dell’amministrazione. Tanto chiasso per nulla? Il 30 giugno, intanto, scatterà
lo stop alle stabilizzazioni
dei tempi determinati che hanno i requisiti per
essere assunti. E la società che assume i precari che rispondono allo 02.02.02
nel call center di via dei Missaglia, vede aumentare le sue competenze, oggetto
dell’appalto comunale.

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Expo 2015? A Malano

E’ passato più di un anno dalla notte parigina in cui Milano si è aggiudicata l’Expo 2015.

Il 9 aprile 2009, giusto in tempo per la registrazione all’Esposizione Universale, mancata la quale la nomina di Milano expo 2015 decadrebbe, è stato designato il nuovo consiglio di amministrazione di EXPO spa, la società cui spetta l’organizzazione del prestigioso evento.

Il braccio di ferro tra gli azionisti per il controllo della società è stato durissimo. Silvio Berlusconi, che in un primo momento aveva dato carta bianca al Sindaco Moratti per l’organizzazione societaria, si è poi arreso alla somma di poteri che tiravano il suo doppiopetto. In primis, il suo ministro del Tesoro, Giulio Tremonti , che con la Moratti non ha mai avuto un buon rapporto e una buona parte del Pdl, che per ovvi motivi preferiva un uomo politico; seguiti da Roberto Formigoni, Presidente della Regione, a cui poco piaceva l’idea di un uomo troppo vicino agli interessi di Palazzo Marino; infine la Lega, che auspicava fosse un suo uomo ad occupare una posizione decisionale nell’evento Lumbard per eccellenza.

La lotta, senza esclusioni di colpi, si è conclusa con una sconfitta del Sindaco Moratti, che ha dovuto rinunciare al suo favorito, Paolo Glisenti.

Lo racconta lui stesso in un’intervista rilasciata all’Espresso. E’ bastata una telefonata, il veto del governo e la richiesta di toglierlo di mezzo. Lui e il Sindaco volevano persone capaci scelte per il curriculum, più che per la fedeltà politica. Ma la logica che ha prevalso è stata quella del potere. 

Glisenti, 57 anni, giornalista , dirigente d’azienda ed ex Responsabile delle relazioni Istituzionali del Comune di Milano, è stato il fido braccio destro del Sindaco durante l’avventura progettuale di Expo ed erano davvero in pochi a pensare che proprio il papà della creatura Expo, sarebbe stato estromesso dall’affare.

Invece, proprio nel corso dell’ultima riunione, gli azionisti di Expo spa (Il Tesoro possiede il 40%, Comune e Regione il 20%, Provincia e Camera di Commercio il 10%) hanno archiviato definitivamente la candidatura di Glisenti ed eletto Lucio Stanca, nuovo amministratore delegato. Il Nuovo consiglio di amministrazione è ora così ripartito: Diana Bracco, Presidente della società, a rappresentare la camera di commercio; Leonardo Carioni al posto di Angelo Provasoli, a rappresentanza del Ministero del Tesoro; Paolo Alli per la Regione Lombardia e Enrico Corali per la provincia.

Stanca, ex ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, assume la doppia carica di amministratore delegato e vice presidente della società. Sulla carta, rappresenta il Comune, ma fondamentalmente è un uomo del Governo. Eletto alla Camera dei Deputati nelle liste del Pdl, ora la sua situazione di neo amministratore delegato è al vaglio della commissione per le Elezioni della Camera. Se quest’ultima non decreterà l’incompatibilità delle due cariche, l’Onorevole Stanca dovrà faticosamente dividersi tra Roma e Milano. La concentrazione di cariche e i compensi da capogiro hanno alimentato in queste settimane i malumori e critiche in ogni ambiente politico: dal Consiglio Comunale e finanche dal centrodestra. Intanto, notizia dell’ultima ora, Stanca starebbe preparando la nuova squadra Expo, senza tuttavia consultare Letizia Moratti e Diana Bracco. Segno di un’autonomia gestionale che la dice lunga sul peso decisionale dell’azionista di maggioranza e di quanto sia lontana l’affermazione del Sindaco che “l’Expo è di Milano e dei milanesi.”.

  

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Primo maggio 2009: è di nuovo MayDay

Primo maggio – Euromayday2009
A Palermo, Roma, Milano (e tutta Europa), precari e migranti festeggiano un
primo maggiomayday09_poster_def.jpg di gioia e rabbia

Rotta verso il futuro! Nella city di Londra e nelle strade di Atene, nelle università e scuole che cavalcano l’Onda dei movimenti per il diritto al sapere e alla formazione, l’Europa si solleva contro il neoliberismo e i suoi disastri. Abbandoniamo la nave liberista che affonda e usciamo dalla crisi con nuovi diritti! La sicurezza che vogliamo si chiama reddito, diritti nel lavoro e oltre il lavoro, cittadinanza per i migranti, diritto alla casa, scuola e sanità pubbliche e di qualità, trasporti gratuiti, conoscenza e formazione libere e condivise, tutela della salute sui luoghi di lavoro.

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Disinformazione Precaria


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La fuffa stampa e ‘l’aiutino’

Belli i titoloni dei giornali di venerdì e sabato. Ricchi i resoconti degli approfondimenti TV e TG. ‘Aiuti ai precari’, titolava il Corrierone, ‘Ammortizzatori sociali per i precari’ gli faceva eco la Stampa, ‘Sussidi ai precari’ rimbombava il Sole 24 ore seguito da TG1,2,3,4,5 in buona compagnia.
Bene, ottimo. Un sospiro di sollievo per tutti precari ed ex precari che si battono per l’ottenimento di diritti e reddito.

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Longa MayDay, prossimo appuntamento

ALCUNE RIFLESSIONI
L’autunno dell’onda anomala, dello sciopero del sindacalismo di base,
dell’agitazione dei lavoratori Alitalia, sembra aver ridestato un corpo
sociale assopito.
La finanziaria 133 del Tremonti, il decreto Brunetta e la 137 della Gelmini
rappresentano
un progetto coerentissimo che mette ordine ed equilibrio nel "percorso vita"
integrazione-formazione-produzione. Dal loro punto di vista, ovviamente.

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