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Un contratto da fame – Tutta la verità  sulle “conquiste” per i freelance



La Federazione nazionale
della stampa considera ingiuste le critiche di chi ritiene che i giornalisti
precari siano stati scaricati e che, dopo tante chiacchiere, l’ormai prossimo
rinnovo contrattuale non ha prodotto nulla per i collaboratori. Volentieri
cerchiamo di fare chiarezza, una volta per tutte, a partire da un documento
dell’Inpgi (la cassa previdenziale dei giornalisti italiani) intitolato:
"L’Inpgi applica il protocollo sul welfare: aumentano le aliquote e si
allargano le tutele". Nessun
altro organo di informazione proverà a farlo.

 




Premesso che tutto il pacchetto non è ancora approvato in via definitiva
(deve passare dai Ministeri vigilanti), l ’aliquota contributiva dovrebbe
alzarsi dall’attuale 12% (10% a carico del lavoratore 2% a carico del
committente) al 18,75% per due terzi a carico del committente. L’aliquota
crescerà gradualmente negli anni successivi fino a pareggiare quella applicata
dalla gestione separata dell’Inps, pari al 26%, nel 2011.

Il lavoratore, quindi, pagherà di tasca propria il 6,25% dell’aliquota, mentre
il resto verrà versato dall’editore. Tale quota è destinata ad aumentare sino a
1/3 del 26%, quindi pari a 8,33%. Da un punto di vista strettamente numerico si
tratta di una riduzione dell’aliquota rispetto al 10% attuale (ma era
incredibile – se non pazzesco – che su un’aliquota complessiva del 12%, il 10%
fosse a carico del lavoratore: solo i giornalisti – non se la prendano,
provochiamo volutamente – potevano accettare da anni una situazione del
genere!). Il punto è: tale aggravio di costi ricadrà sulle spalle del
collaboratore? Con ogni probabilità, sì. Questo è il problema, e stiamo
cercando di sottolinearlo da tempo. L’aumento delle aliquote serve a
rimpinguare le casse dell’Inpgi, prosciugate dall’invecchiamento di una specie
(i giornalisti con contratto a tempo indeterminato) in via d’estinzione. E ci
sarà un effetto sostituzione tra la remunerazione diretta e quella differita,
con monte salari (costo del lavoro) immutato per le imprese o perfino in calo
se, approfittando della crisi, si riducono i compensi dei collaboratori. In
altri termini: il precario giornalista si dovrà accontentare di meno in busta
paga per poter avere contributi pensionistici più alti. Del resto, da quanto
risulta a City of gods, le collaborazioni, giusto giusto in questo periodo,
hanno avuto una riduzione compresa tra il 20 e il 30%. Coincidenza? Fatalità?
C’è crisi dappertutto?

La crescita delle aliquote contributive per i freelance doveva per forza –
per essere corretta – essere accompagnata da misure che impedissero la
diminuzione dei compensi dei collaboratori. Occorreva stabilire un salario
orario minimo – o qualcosa del genere. Solo questa eventualità avrebbe effettivamente
tutelato i freelance da ritorsioni dell’azienda sul salario patuito.

Vogliamo aggiungere un aspetto. Non v’è neppure certezza che tali
contributi (aumentati nominalmente) potranno essere effettivamente goduti,
domani. Ovvero, non è sicuro che la miseria di oggi abbia uno scopo futuro. Uno
dei problemi dei contributi delle "gestioni separate" (vale per
l’Inps) è che solo dopo aver raggiunto una certa continuità temporale possono
essere eventualmente sommati ad altri contributi derivanti da prestazioni
lavorative diverse. E questo benché tutti i lavoratori atipici semplicemente
“vivano” di prestazioni lavorative diverse e frammentarie. Il ricongiungimento
è ammesso solo per la pensione di vecchiaia. Ai giornalisti non è consentito di
riunificare nell’Inpgi i contributivi versati alla gestione separata dello
stesso ente, l’Inpgi 2, per gli anni in cui hanno esercitato la professione
giornalistica da collaboratori feelance anziché da lavoratori dipendenti.
Oppure viceversa.

Altra conquista: "si chiude così per i giornalisti con contratti
co.co.co. il rapporto diretto con l’Istituto. In caso di omissioni infatti
l’Inpgi si dovrà e potrà rivalere solo sui committenti", trionfano – forse
in buona fede? – alcuni esponenti della Fnsi. Ma non era paradossale  – e, anche qui, unico nel suo genere  – che a pagare i contributi ci andassero i
lavoratori e che l’Inpgi li strapazzasse giorno e notte con modi inquisitori da
missus dominicus? Si può far passare per vittoria ciò che è, semmai, la
correzione di uno sproposito del passato?

C’è un uomo che cade dal 20esimo piano e mentre cade si dice “fino a qui
tutto bene”- Il problema, risaputamente, non è la caduta. Il problema è l’atterraggio.

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