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	<description>cospira precario</description><lastbuilddate>Sun, 04 Aug 2013 17:34:06 +0000</lastbuilddate><language>it-IT</language><updateperiod>
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					<comments>/precari-di-tutto-il-mondo.html#respond</comments><creator></creator><pubdate>Sun, 04 Aug 2013 17:30:23 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=36824</guid><description>thx http://www.china-files.com/ <p>Simone Pieranni |</p> <p>Da fabbrica del mondo a paese che cerca lo sviluppo del mercato interno. Un passaggio che porta la Cina a trasformarsi, a modificare la propria struttura produttiva, con conseguenze sociali ancora una volta epocali. Anche nei polmoni economici del paese e nelle grandi citt&agrave; sempre pi&ugrave; spinte verso i servizi, affiora ormai la lotta &ndash; che in Europa conosciamo bene &ndash; tra chi chiede flessibilit&agrave; e chi chiede garanzie.</p> <p></p> <p>In Cina il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente: sono aumentati i salari in alcune zone del paese, anche del 17 percento negli ultimi anni, </p><p><a href="/precari-di-tutto-il-mondo.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><a href="/wp-content/uploads/2013/08/31152.jpg"><img class="alignleft  wp-image-36825" alt="31152" src="/wp-content/uploads/2013/08/31152-300x143.jpg" width="216" height="103" srcset="/wp-content/uploads/2013/08/31152-300x143.jpg 300w, /wp-content/uploads/2013/08/31152-150x71.jpg 150w, /wp-content/uploads/2013/08/31152-400x190.jpg 400w, /wp-content/uploads/2013/08/31152-500x238.jpg 500w, /wp-content/uploads/2013/08/31152.jpg 733w" sizes="(max-width: 216px) 100vw, 216px"></a>thx &nbsp;<a href="http://www.china-files.com/" target="_blank"> http://www.china-files.com/</a>
<p>Simone Pieranni |</p>
<p>Da fabbrica del mondo a paese che cerca lo sviluppo del mercato interno. Un passaggio che porta la Cina a trasformarsi, a modificare la propria struttura produttiva, con conseguenze sociali ancora una volta epocali. Anche nei polmoni economici del paese e nelle grandi citt&agrave; sempre pi&ugrave; spinte verso i servizi, affiora ormai la lotta &ndash; che in Europa conosciamo bene &ndash; tra chi chiede flessibilit&agrave; e chi chiede garanzie.</p>
<p><span id="more-36824"></span></p>
<p>In Cina il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente: sono aumentati i salari in alcune zone del paese, anche del 17 percento negli ultimi anni, i milioni di nuovi laureati faticano a trovare impiego e ultimamente anche Pechino ha scoperto il lavoro precario, e con esso le agenzie interinali.</p>
<p>Dal primo luglio &egrave; entrata in vigore la revisione della legge sul lavoro del 2008, che dovrebbe regolamentare milioni di lavoratori, quelli che vengono presi in &laquo;outsourcing&raquo; per sostituzioni o tempi brevi, con l&rsquo;intento di limitare le irregolarit&agrave; e lo sfruttamento dei &laquo;precari&raquo;. Almeno in teoria, la legge dovrebbe provvedere a modificare quella del 2008, aumentando le garanzie di chi viene assunto come &laquo;interinale&raquo;.</p>
<p>Ma la realt&agrave; non appare cos&igrave; chiara e conseguente agli auspici: sempre teorica pare infatti che rimanga anche quella parte di legge che richiede lo stesso trattamento di salario ai precari, rispetto ai garantiti che finiscono per sostituire o affiancare. Ancora teorica, anche perch&eacute; da stabilire, la &laquo;quota&raquo; di lavoratori atipici che ogni azienda potrebbe assumere.</p>
<p>Ad ora, dato che non &egrave; ancora stato stabilito il limite, un po&rsquo; tutti se ne stanno approfittando (specialmente le aziende di stato, il che pone la questione anche da un punto di vista politico, visto che sono i colossi cinesi che molti dei liberals vorrebbero smembrare in nome della crescita del capitalismo privato).</p>
<p>Secondo un sondaggio del sito people.com.cn &ndash; il website del Quotidiano del Popolo, l&rsquo;organo ufficiale del Partito comunista cinese &ndash; i lavoratori occasionali della Guangdong Mobile a Canton guadagnerebbero solo un terzo della retribuzione dei dipendenti della societ&agrave;. La Federazione cinese dei sindacati, impegnata da tempo nel sensibilizzare circa la nuova legge, ha suggerito che &laquo;la percentuale di lavoratori esternalizzati rispetto a quelli impiegati direttamente non era pi&ugrave; del 5 per cento&raquo;.</p>
<p>Il South China Morning Post di Hong Kong ha riportato l&rsquo;opinione di &laquo;un manager di un&rsquo;agenzia di lavoro interinale di Shanghai, secondo il quale la cifra reale sarebbe superiore&raquo; tanto che si dice felice di quanto il provveddimento del 2008 abbia migliorato il business della sua azienda.</p>
<p>&laquo;In media, racconta, pi&ugrave; della met&agrave; dei lavoratori presso le aziende con cui lavoriamo sono mandate da noi &ndash; in alcuni casi la percentuale &egrave; del 90 per cento&raquo;. Se avesse seguito la regola non scritta, secondo la quale le assunzioni precarie non dovrebbero superare il 10 per cento del numero dei lavoratori impiegati, &laquo;la mia azienda avrebbe chiuso entro uno o due anni&raquo;.</p>
<p>Cos&rsquo;&egrave; successo dunque? Nel 2008 viene approvata la nuova legge sul lavoro in Cina con un&rsquo;attenzione particolare alle assunzione delle agenzie interinale. La discussione da cui nacque il provvedimento legislativo avvenne tra il clamore generale, perch&eacute; secondo le aziende avrebbe portato a peggiorare la competitivit&agrave; cinese sui mercato mondiali, tutelando troppo i lavoratori. Da parte loro, i soggetti della legge non si dissero particolarmente entusiasti.</p>
<p>Secondo il China Labour Bullettin (CLB), ong di Hong Kong che si occupa del mondo del lavoro in Cina, &laquo;forse la ragione per cui nessuno sembra fare grande affidamento sulla nuova legge &egrave; perch&eacute; nessuno pensa davvero che far&agrave; quello che dovrebbe fare, ovvero arginare gli abusi del sistema delle agenzia di lavoro in Cina e garantire che tutti i dipendenti che lavorano nel stesso business ottengano parit&agrave; di retribuzione a parit&agrave; di lavoro&raquo;.</p>
<p>Quando la legge entr&ograve; in vigore cinque anni fa le aziende fecero di tutto per arginarla: furono soprattutto le grandi aziende di propriet&agrave; statale ad utilizzare contratti atipici attraverso le agenzie di lavoro interinale. &laquo;In alcuni casi, dicono al CLB, pi&ugrave; di due terzi dei dipendenti a tempo pieno che lavorano presso le aziende di Stato sono in realt&agrave; i lavoratori temporanei&raquo;.</p>
<p>La Federazione dei sindacati cinesi (ACFTU) ha stimato che nel 2011 sarebbero stati circa 60 milioni i lavoratori assunti tramite agenzie in Cina, &laquo;ma il numero reale potrebbe essere molto pi&ugrave; alto&raquo;.</p>
<p>Secondo la revisione della legge, in vigore dal primo luglio, le posizioni di lavoro &laquo;temporanee&raquo; non possono essere estesi oltre i sei mesi, le posizioni &laquo;ausiliari&raquo; devono essere estranee al core business della societ&agrave;, e le posizioni &laquo;sostitutivi&raquo; possono essere riempite solo quando un dipendente &egrave; lontano dal lavoro per un certo periodo di tempo a causa di formazione, ferie e altre possibilit&agrave;.</p>
<p>La nuova legge inoltre richiederebbe che le agenzie interinale fossero provviste di un capitale minimo &ndash; da 500 mila a 2 milioni di yuan (da 60 a 250 mila euro) &ndash; con un aumento delle multe nel caso di violazioni.</p>
<p>&laquo;Anche se questi cambiamenti sono certamente benvenuti, dicono da Hong Kong gli attivisti del CLB &ndash; molti osservatori dubitano della nuova legge sar&agrave; efficace. Un avvocato di Shenzhen ha dichiarato che &egrave; difficile affermare ora se la nuova legge contribuir&agrave; a frenare gli abusi delle agenzie del lavoro o se i datori di lavoro troveranno nuovi modi per arginare la legge&raquo;.</p>
<p>[Scritto per il manifesto; foto credits: <a href="http://www.everyoneschance.ca/" target="_blank">www.everyoneschance.ca</a>]</p>
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					<comments>/cartoline-dalla-cina-12.html#comments</comments><creator></creator><pubdate>Mon, 17 May 2010 05:00:06 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=30594</guid><description>La battaglie del lago est di Wuhan <p>Ma chi l&rsquo;ha detto che i cinesi stanno zitti e non protestano? Centinaia di cittadini di Wuhan stanno lottando per salvare l&rsquo;Area panoramica turistico ecologica del lago est della citt&agrave; (&#19996;&#28246;&#29983;&#24577;&#26053;&#28216;&#39118;&#26223;&#21306;) dai piani che prevedono il parziale riempimento del lago e lo sviluppo di un&rsquo;area commerciale. Gli abitanti e i pescatori sgomberati dal piano stanno negoziando col governo locale per avere un compenso sin dal mese di dicembre, affrontando anche assalti fisici da parte di picchiatori (pare, reclutati dal governo). </p> <p>E la scorsa settimana centinaia di cittadini e studenti hanno organizzato una </p><p><a href="/cartoline-dalla-cina-12.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><strong><a rel="attachment wp-att-30604" href="/cartoline-dalla-cina-12.html/wuhan"><img class="alignleft size-full wp-image-30604" title="wuhan" src="/wp-content/uploads/2010/05/wuhan.jpg" alt="" width="150" height="133"></a>La battaglie del lago est di Wuhan</strong>
<p><span id="more-30594"></span>Ma chi l&rsquo;ha detto che i cinesi stanno zitti e non protestano? Centinaia di cittadini di Wuhan stanno lottando per salvare l&rsquo;Area panoramica turistico ecologica del lago est della citt&agrave; (&#19996;&#28246;&#29983;&#24577;&#26053;&#28216;&#39118;&#26223;&#21306;) dai piani che prevedono il parziale riempimento del lago e lo sviluppo di un&rsquo;area commerciale. Gli abitanti e i pescatori sgomberati dal piano stanno negoziando col governo locale per avere un compenso sin dal mese di dicembre, affrontando anche assalti fisici da parte di picchiatori (pare, reclutati dal governo). </p>
<p>E la scorsa settimana centinaia di cittadini e studenti hanno organizzato una marcia di protesta, che &egrave; stata poi cancellata dopo che la polizia ha fatto irruzione nelle case degli organizzatori: agli studenti &egrave; stato sconsigliato di partecipare dalle autorit&agrave; degli istituti e ad almeno un organizzatore &egrave; stata tagliata la connessione ad internet. I rappresentanti della compagnia di sviluppo e il governo locale durante una conferenza stampa hanno affermato che nessuna parte del lago verr&agrave; riempita e che i lavori non rovineranno l&rsquo;eco-sistema dell&rsquo;area; informazioni che smentiscono questo genere di informazioni sono state rimosse dai siti internet. I critici del piano per&ograve; vogliono continuare a combattere e stanno gi&agrave; organizzando attivit&agrave; di protesta, compresa una petizione e lettere da mandare al governo centrale, spettacoli artistici, nonch&eacute; una campagna per piantare tende fuori dall&rsquo;area in costruzione e una newsletter e forum su internet per permettere il dibattito pubblico sul tema.&nbsp;Ribellarsi, &egrave; giusto!</p>
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					<comments>/cartoline-dalla-cina-11.html#comments</comments><creator></creator><pubdate>Fri, 14 May 2010 05:00:06 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=30544</guid><description>Un paese, due motori e due velocit&agrave; <p>&laquo;Chi ha fatto conoscere al mondo intero l&rsquo;esistenza della lista di parole on line proibite dal Governo cinese? Gli utenti internet cinesi, nessun altro&raquo;. E&rsquo; la chiusura di un articolo di Yasheng Huang professore di economia politica al MIT, pubblicato qualche settimana fa dal Wall Street Journal. Il punto di partenza dell&rsquo;intera riflessione del professore, gi&agrave; autore di Capitalismo con caratteristiche cinesi: impresa e stato era stata un&rsquo;intervista concessa al medesimo quotidiano Usa da Sergey Brin, uno dei fondatori di Google, poco dopo la decisione dell&rsquo;azienda Usa di abbandonare la Cina e muoversi </p><p><a href="/cartoline-dalla-cina-11.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><strong><a rel="attachment wp-att-30554" href="/cartoline-dalla-cina-11.html/go"><img class="alignleft size-full wp-image-30554" title="go" src="/wp-content/uploads/2010/05/go.jpg" alt="" width="150" height="101"></a>Un paese, due motori e due velocit&agrave;</strong>
<p><span id="more-30544"></span>&laquo;Chi ha fatto conoscere al mondo intero l&rsquo;esistenza della lista di parole on line proibite dal Governo cinese? Gli utenti internet cinesi, nessun altro&raquo;. E&rsquo; la chiusura di un articolo di Yasheng Huang professore di economia politica al MIT, pubblicato qualche settimana fa dal <em>Wall Street Journal</em>. Il punto di partenza dell&rsquo;intera riflessione del professore, gi&agrave; autore di <em>Capitalismo con caratteristiche cinesi: impresa e stato</em> era stata un&rsquo;intervista concessa al medesimo quotidiano Usa da Sergey Brin, uno dei fondatori di Google, poco dopo la decisione dell&rsquo;azienda Usa di abbandonare la Cina e muoversi a Hong Kong. Nell&rsquo;intervista Brin spiegava le ragioni della scelta, puntualizzando due elementi: il fastidio provato di fronte ai metodi cinesi che a Brin, giunto negli States nel 1979 dalla Russia, ricordavano tanto il totalitarismo dell&rsquo;Unione Sovietica, nonch&eacute; il fatto che la <em>soluzione Hong Kong</em>, fosse stata suggerita, in modo indiretto, proprio da Pechino. I ragionamenti sviluppati sull&rsquo;internet cinese sono partiti spesso da questa intervista del fondatore di Google.</p>
<p>In generale le reazioni degli intellettuali e dei bloggers cinesi allo strappo di Mountain View, possono essere distinte in tre posizioni ben precise: chi supporta Google, chi supporta la Cina e chi invece si pone sulla stessa lunghezza d&rsquo;onda del professor Yasheng. Ovvero, quelli che ritengono che Google abbia perso una grande occasione, proprio nel momento in cui la censura cinese avrebbe potuto, anche se di poco, cambiare la propria intensit&agrave;. Partiamo da qui: gli esempi portati da Yasheng sono rimbalzati su molti dei twitter o buzz dei pi&ugrave; influenti commentatori del web cinese. &laquo;Rispetto al totale delle informazioni disponibili su Internet in Cina &ndash; scrive il professore &ndash; il numero di termini vietati &egrave; minuscolo, non importa quanto velocemente la lista si espande. Il China Internet Network Information Center, un sito web gestito dall&rsquo;Accademia Cinese delle Scienze, ha specificato che l&rsquo;importo totale delle informazioni digitali nell&rsquo;internet cinese &egrave; aumentato di oltre il 40 per cento dal 2005. Il paese ha oltre 300 milioni di utenti di Internet e pi&ugrave; di 700 milioni di abbonati di telefonia mobile. Si sfida la logica a immaginare di esercitare un controllo costante su una tale rete. Immaginate di provare a imporre un limite di velocit&agrave; &ndash; diciamo 35 miglia all&rsquo;ora &ndash; nel 1930 e nel 2010. Sicuramente ci sarebbero molte pi&ugrave; infrazioni nel 2010, dopo tutto, ci sono pi&ugrave; automobili con una velocit&agrave; maggiore. Ma il pi&ugrave; alto numero di violazioni significa che le autorit&agrave; stanno intensificando il controllo del traffico? No, significa che la tecnologia che stanno cercando di controllare, &egrave; cambiata&raquo;.</p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: small;"><strong>Un paese, due motori e due velocit&agrave;</strong></span><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;"> (immagine: go.jpg)</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">&laquo;</span></span><span style="font-size: small;">Chi ha fatto conoscere al mondo intero l&rsquo;esistenza della lista di parole on line proibite dal Governo cinese? Gli utenti internet cinesi, nessun altro</span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">&raquo;</span></span><span style="font-size: small;">. E&rsquo; la chiusura di un articolo di </span><span style="font-size: small;"><span style="font-style: normal;">Yasheng Huang</span></span><span style="font-size: small;"> professore di economia politica al MIT, pubblicato qualche settimana fa dal </span><span style="font-size: small;"><em>Wall Street Journal</em></span><span style="font-size: small;">. Il punto di partenza dell&rsquo;intera riflessione del professore, gi&agrave; autore di </span><span style="font-size: small;"><em>Capitalismo con caratteristiche cinesi: impresa e stato</em></span><span style="font-size: small;"> era stata un&rsquo;intervista concessa al medesimo quotidiano Usa da Sergey Brin, uno dei fondatori di Google, poco dopo la decisione dell&rsquo;azienda Usa di abbandonare la Cina e muoversi a Hong Kong. Nell&rsquo;intervista Brin spiegava le ragioni della scelta, puntualizzando due elementi: il fastidio provato di fronte ai metodi cinesi che a Brin, giunto negli States nel 1979 dalla Russia, ricordavano tanto il totalitarismo dell&rsquo;Unione Sovietica, nonch&eacute; il fatto che la </span><span style="font-size: small;"><em>soluzione Hong Kong</em></span><span style="font-size: small;">, fosse stata suggerita, in modo indiretto, proprio da Pechino. I ragionamenti sviluppati sull&rsquo;internet cinese sono partiti spesso da questa intervista del fondatore di Google.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: small;">In generale le reazioni degli intellettuali e dei bloggers cinesi allo strappo di Mountain View, possono essere distinte in tre posizioni ben precise: chi supporta Google, chi supporta la Cina e chi invece si pone sulla stessa lunghezza d&rsquo;onda del professor Yasheng. Ovvero, quelli che ritengono che Google abbia perso una grande occasione, proprio nel momento in cui la censura cinese avrebbe potuto, anche se di poco, cambiare la propria intensit&agrave;. Partiamo da qui: gli esempi portati da Yasheng sono rimbalzati su molti dei twitter o buzz dei pi&ugrave; influenti commentatori del web cinese. </span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">&laquo;</span></span><span style="font-size: small;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% #ffffff;">Rispetto al totale delle informazioni disponibili su Internet in Cina &ndash; scrive il professore &ndash; il numero di termini vietati &egrave; minuscolo, non importa quanto velocemente la lista si espande. Il China Internet Network Information Center, un sito web gestito dall&rsquo;Accademia Cinese delle Scienze, ha specificato che l&rsquo;importo totale delle informazioni digitali nell&rsquo;internet cinese &egrave; aumentato di oltre il 40 per cento dal 2005. Il paese ha oltre 300 milioni di utenti di Internet e pi&ugrave; di 700 milioni di abbonati di telefonia mobile. Si sfida la logica a immaginare di esercitare un controllo costante su una tale rete. Immaginate di provare a imporre un limite di velocit&agrave; &ndash; diciamo 35 miglia all&rsquo;ora &ndash; nel 1930 e nel 2010. Sicuramente ci sarebbero molte pi&ugrave; infrazioni nel 2010, dopo tutto, ci sono pi&ugrave; automobili con una velocit&agrave; maggiore. Ma il pi&ugrave; alto numero di violazioni significa che le autorit&agrave; stanno intensificando il controllo del traffico? No, significa che la tecnologia che stanno cercando di controllare, &egrave; cambiata</span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% #ffffff;">&raquo;</span></span></span><span style="font-size: small;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% #ffffff;">.</span></span></p>
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					<comments>/cartoline-dalla-cina-10.html#comments</comments><creator></creator><pubdate>Tue, 11 May 2010 05:00:56 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=30504</guid><description>Un popolo di spie?  <p>Alcuni documenti erano gi&agrave; venuti alla luce nel novembre 2009. Tra gennaio e febbraio 2010 altre indiscrezioni, infine numeri e rivelazioni. Uno dei capi della polizia cinese, in una intervista rilasciata all&rsquo;agenzia governativa Xinhua, avrebbe infatti rivelato come per una contea di circa 400 mila abitanti, fossero attivi almeno 12 mila informatori. Ogni poliziotto, aveva specificato Liu Xingchen, 56 anni, della contea di Kailu, regione rurale della Mongolia interna, deve creare un gruppo di almeno 20 informatori. Alcuni giornali e siti on line hanno fatto i calcoli: in Cina ci sarebbero almeno 39 milioni di </p><p><a href="/cartoline-dalla-cina-10.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><strong><a rel="attachment wp-att-30514" href="/cartoline-dalla-cina-10.html/informant"><img class="alignleft size-full wp-image-30514" title="informant" src="/wp-content/uploads/2010/05/informant.jpg" alt="" width="107" height="150"></a>Un popolo di spie?<br></strong>
<p><span id="more-30504"></span>Alcuni documenti erano gi&agrave; venuti alla luce nel <strong>novembre 2009</strong>. Tra gennaio e febbraio 2010 altre indiscrezioni, infine <strong>numeri e rivelazioni</strong>. <br>
Uno dei capi della polizia cinese, in una intervista rilasciata all&rsquo;agenzia governativa Xinhua, avrebbe infatti rivelato come per una contea di circa 400 mila abitanti, fossero attivi almeno 12 mila informatori. Ogni poliziotto, aveva specificato Liu Xingchen, 56 anni, della contea di Kailu, regione rurale della Mongolia interna, <strong>deve creare un gruppo di almeno 20 informatori.</strong><br>
Alcuni giornali e siti on line hanno fatto i calcoli: in Cina ci sarebbero almeno <strong>39 milioni di informatori</strong>, o spie, circa il <strong>3% della popolazione totale</strong>. A darne notizia nei mesi scorsi &egrave; stato il China Digital Times, che ha recuperato documenti interni apparsi in rete, in cui viene descritta con minuzia di particolari la rete di spionaggio nazionale, facente capo al <strong>Dipartimento di Sicurezza Interna</strong>, vero e proprio esercito di informatori su attivisti, dissidenti, movimenti religiosi, semplici cittadini e infiltrato in modo massiccio, come da recenti rivelazioni, <strong>anche nei campus universitari.</strong><br>
L&rsquo;obiettivo primario naturalmente &egrave; la<strong> &ldquo;preservazione dell&rsquo;armonia&rdquo;</strong>, ma chi sarebbero poi nello specifico i target degli informatori del Dipartimento? Innanzitutto &ldquo;<strong>le persone che hanno un&rsquo;influenza sociale&rdquo;,</strong> non importa che siano famose o meno, in secondo luogo le persone che hanno un punto di vista diverso dal partito per quanto riguarda economia, politica e cultura e che &ldquo;insistono a presentare le proprie opinioni&rdquo;, infine, persone impegnate nella <strong>protezione di diritti</strong>, umani, ma anche relativi alle demolizioni delle abitazioni, ad esempio, nonch&eacute; giornalisti o scrittori &ldquo;<strong>che insistono nel favorire la libert&agrave; di espressione</strong>&rdquo; o religiosi o seguaci di leader religiosi come il Dalai Lama. Il documento girato in rete e tradotto dal <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://chinadigitaltimes.net/2010/02/chinese-police-admit-enormous-number-of-spies/" target="_blank">China Digital Times</a></span>, scritto dall&rsquo;Ufficio di Shaoxing, della provincia di Zhejiang, rivela molti dettagli circa gli scopi e la vita quotidiana degli informatori cinesi, mettendo in luce una <strong>ragnatela fitta di informazioni</strong> e, naturalmente, <strong>succulente ricompense</strong>: a Shenzen gli informatori possono raggranellare fino a <strong>200 mila yuan</strong>, circa 20 mila euro, in cambio di <strong>2000 dritte </strong>su attivit&agrave; criminali che la polizia pu&ograve; cos&igrave; prevenire.</p>
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					<comments>/cartoline-dalla-cina-9.html#comments</comments><creator></creator><pubdate>Sat, 08 May 2010 05:00:31 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=30464</guid><description>Save the Bike <p>Una nuvola compatta di inquinamento, cielo grigio. Ecco l&rsquo;atmosfera della vita quotidiana di circa 5 milioni di conducenti di auto. Pechino ha attualmente 4 milioni di veicoli, un dato in costante aumento. La capitale per&ograve; &egrave; impegnata nella lotta contro il riscaldamento globale: entro il 2012, 420 km di metropolitana saranno definitivamente in esercizio mentre saranno moltiplicati il numero di corsie per i bus pubblici. Ma la citt&agrave; vuole anche convincere i suoi abitanti per tornare alle vecchie abitudini &hellip; la bicicletta, la Piccola Regina della strada, come venne definita dai francesi. L&rsquo;idea &egrave; quella di fornire </p><p><a href="/cartoline-dalla-cina-9.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><strong><a rel="attachment wp-att-30474" href="/cartoline-dalla-cina-9.html/bike"><img class="alignleft size-full wp-image-30474" title="bike" src="/wp-content/uploads/2010/05/bike.jpg" alt="" width="150" height="127"></a>Save the Bike</strong>
<p><span id="more-30464"></span>Una nuvola compatta di inquinamento, cielo grigio. Ecco l&rsquo;atmosfera della vita quotidiana di circa 5 milioni di conducenti di auto. Pechino ha attualmente 4 milioni di veicoli, un dato in costante aumento. La capitale per&ograve; &egrave; impegnata nella lotta contro il riscaldamento globale: entro il 2012, 420 km di metropolitana saranno definitivamente in esercizio mentre saranno moltiplicati il numero di corsie per i bus pubblici. Ma la citt&agrave; vuole anche convincere i suoi abitanti per tornare alle vecchie abitudini &hellip; la bicicletta, la Piccola Regina della strada, come venne definita dai francesi. <br>
L&rsquo;idea &egrave; quella di fornire una rete di <strong>500 negozi e 20 000 biciclette in affitto </strong>in tutta la capitale con due obiettivi primari: la lotta contro l&rsquo;inquinamento e il traffico terribile di Pechino (nonch&eacute; l&rsquo;obesit&agrave; in aumento di tanti giovani cinesi, aggunge qualche studio). <br>
Segno di <strong>modernizzazione e arricchimento economico</strong>, la <strong>macchina </strong>&egrave; ormai il modo pi&ugrave; conveniente per milioni di pechinesi per raggiungere i propri luoghi di lavoro, specie per chi vive nei sobborghi della capitale. A Pechino per&ograve; i risultati sono drammatici: <strong>ingorghi </strong>sulle strade principali gran parte della giornata e il cielo grigio quasi tutto l&rsquo;anno. <br>
Sulla carta, il nuovo piano per il ritorno della <strong>bicicletta </strong>come mezzo principale di trasporto potrebbe risolvere molti problemi, ridurre le emissioni di gas inquinanti. Secondo<strong> Wang Yong</strong>, proprietario e presidente di una azienda che noleggia le biciclette, <strong>il governo per&ograve; non avrebbe ancora annunciato </strong>alcuna misura concreta &ldquo;per aiutare le societ&agrave; di noleggio&rdquo;.</p>
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