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	<description>cospira precario</description><lastbuilddate>Tue, 03 Apr 2012 10:00:30 +0000</lastbuilddate><language>it-IT</language><updateperiod>
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					<comments>/cartoline-dalla-grecia.html#respond</comments><creator></creator><pubdate>Tue, 27 Mar 2012 12:02:46 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=35291</guid><description>Intervista ad una attivista dei collettivi universitari E.A.A.K. (Grecia) <p>1. La situazione in Grecia &egrave; arrivata a un punto estremo: come si &egrave; arrivati a questo? &Egrave; possibile individuare le origini della crisi? E il suo rapporto con il debito pubblico? Per rispondere bene a questa domanda ci vorrebbe un dibattito di ore ma prover&ograve; a fare una sintesi. L&rsquo;attuale crisi del capitalismo &egrave; una crisi strutturale e non una crisi del debito dei Paesi. L&rsquo;enorme accumulazione di profitto degli ultimi anni &egrave; all&rsquo;origine di questo crollo. La gente accendeva mutui per le vacanze, per le scarpe, per la casa, </p><p><a href="/cartoline-dalla-grecia.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><a href="/cartoline-dalla-grecia.html/grecia-sciopero-generale-e-scontri-al-centro-di-atene" rel="attachment wp-att-35292"><img class="alignleft size-medium wp-image-35292" title="GRECIA: SCIOPERO GENERALE E SCONTRI AL CENTRO DI ATENE" src="/wp-content/uploads/2012/03/atene2011a-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" srcset="/wp-content/uploads/2012/03/atene2011a-300x229.jpg 300w, /wp-content/uploads/2012/03/atene2011a-150x114.jpg 150w, /wp-content/uploads/2012/03/atene2011a-400x305.jpg 400w, /wp-content/uploads/2012/03/atene2011a.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px"></a><em><strong>Intervista ad una attivista dei collettivi universitari E.A.A.K. (Grecia)</strong></em>
<p><strong>1. La situazione in Grecia &egrave; arrivata a un punto estremo: come si &egrave; arrivati a questo? &Egrave; possibile individuare le origini della crisi? E il suo rapporto con il debito pubblico?</strong><br>
Per rispondere bene a questa domanda ci vorrebbe un dibattito di ore ma prover&ograve; a fare una sintesi. L&rsquo;attuale crisi del capitalismo &egrave; una crisi strutturale e non una crisi del debito dei Paesi. L&rsquo;enorme accumulazione di profitto degli ultimi anni &egrave; all&rsquo;origine di questo crollo. La gente accendeva mutui per le vacanze, per le scarpe, per la casa, per la macchina,&hellip; per tutto, insomma; i mutui erano facilmente accessibili, la circolazione dei soldi &ldquo;virtuali&rdquo; era enorme, le borse in crescita. Era la Grecia dei giochi olimpici (che vedeva la costruzione di opere imponenti e inutili), la Grecia dell&rsquo;Unione Europea.<br>
La crisi comunque non significa la fine del sistema. Per rinascere, per andare avanti, rigenerarsi ancora una volta, il capitalismo, oltre a &ldquo;bruciare&rdquo; capitale, deve trovare altre via di uscita: i tagli alla spesa pubblica, l&rsquo;annullamento di diritti conquistati in anni di lotte, le guerre. &Egrave; emblematico il fatto che l&rsquo;unico settore in cui la Grecia non ha dovuto/voluto fare dei tagli sia stato quello militare.</p>
<p><span id="more-35291"></span>La speculazione e i giochi finanziari esistono per quelli che possono permetterseli. &Egrave; dal 2008 che i governi tagliano diritti e finanziamenti all&rsquo;istruzione e alla salute per &ldquo;salvare&rdquo; le banche. I giornalisti di regime, ogni giorno con tanta passione, fanno leva sulla paura del default cercando di convincere la gente che tutti questi maneggi sono necessari per evitare il collasso del paese.<br>
E la nostra risposta &egrave; una domanda retorica: perch&eacute; non andare in default?<br>
Questa crisi non &egrave; stata creata n&eacute; dal debito n&eacute; della corruzione, perch&eacute; tutti questi elementi semplicemente fanno parte del capitalismo stesso. Lo scandalo con la Siemens qualche anno fa (l&rsquo;azienda tedesca che elargiva soldi ai politici per fare le grandi opere in Grecia) &egrave; esattamente parte di questo sistema. Ed &egrave; vero che i paesi del Sud dell&rsquo;Europa si trovano prima degli altri a dover fronteggiare la crisi, ma non &egrave; possibile credere ancora che la crisi in Grecia esiste a causa del debito pubblico. I paesi a capitalismo pi&ugrave; &ldquo;avanzato&rdquo; stanno approfittando delle difficolt&agrave; economiche della Grecia per mettere le mani su quei beni pubblici che ancora ci sono rimasti. L&rsquo;unica cosa sicura &egrave; che solo quando capiremo che non c&rsquo;&egrave; via d&rsquo;uscita (almeno non in senso popolare) da questa fase che non sia anche lotta e rivoluzione, solo allora potremo parlare nuovamente di diritti sociali.</p>
<p><strong>2. Qual &egrave; la composizione politica del governo greco? Quali settori, quali partiti vi sono rappresentati?</strong><br>
Il governo eletto qualche anno fa era a grande maggioranza del partito PASOK (socialdemocrazia). Il loro slogan &egrave; stato &ldquo;i soldi ci sono&rdquo;, quindi che non ci sarebbe stato nessun bisogno di aiuto dall&rsquo;esterno, o necessit&agrave; di tagli. Un anno fa lo stesso governo ha scelto la linea contraria firmando un accordo che accettava l&rsquo;&ldquo;aiuto&rdquo; finanziario della Banca Europea e del Fondo Monetario Internazionale. Da quel momento tutte le leggi e i tagli alla spesa pubblica sono stati imposti senza alcuna resistenza politica, mentre si creava fra la gente un clima di paura davanti allo spettro di un possibile default. Qualche mese fa, quando questo governo non poteva pi&ugrave; continuare, visto che non sembrava pi&ugrave; abbastanza forte nemmeno ai capitalisti, &egrave; stata fatta una coalizione tra Nua Democrazia (destra), Laos (estrema destra) e Pasok sotto la guida di Papademos che doveva rimanere al governo fino al 19 febbraio, mentre &egrave; ancora saldo al suo posto. Governo tecnico, cos&igrave; &egrave; stato chiamato, ma in piazza tutti lo chiamano dittatura.</p>
<p><strong>3. Quali sono state le risposte del governo alla crisi?</strong><br>
Il governo attacca con pervicacia qualsiasi diritto conquistato dal movimento greco nell&rsquo;ultimo secolo. Dall&rsquo;educazione (tramite la legge che &egrave; stata votata in estate viene imposto il modello dell&rsquo;universit&agrave;-azienda), passando per i tagli al sistema sanitario, alle pensioni fino alle continue tasse di &ldquo;emergenza&rdquo;. Per la prima volta lavoratori del settore pubblico vengono licenziati, mentre i servizi pubblici chiudono (chiude pure l&rsquo; ALER greca, la cui sede &egrave; attualmente occupata dai suoi dipendenti).</p>
<p><strong>4. E qual &egrave; stata la risposta del capitale, la risposta delle aziende greche?</strong><br>
Dall&rsquo;inizio della crisi (2008) le aziende hanno fortemente attaccato lavoratori e operai. Con la scusa della recessione sono stati fatti licenziamenti senza motivo, mentre il ruolo dei sindacati&nbsp; &egrave; stato pressoch&eacute; inesistente. I licenziamenti sono stati portati avanti non solo nelle aziende in difficolt&agrave; economica ma pure in quelle che continuano tuttora a fare profitti enormi. Hanno usato il paravento della crisi, lo stato di emergenza come scusa per cambiare le carte in tavola, per creare posti di lavoro in cui la precariet&agrave; &egrave; estrema. Gli operai si trovano costretti a scegliere fra stipendi risicati e occupazioni ridotte al minimo o licenziamento. Per la prima volta &egrave; cambiato l&rsquo;accordo nazionale sugli stipendi che si faceva tra sindacati, Stato e aziende. Riguardo al fallimento aziendale, la legge a cui si rivolgono migliaia di imprese &egrave; l&rsquo;articolo 99. Ricorrendo a questa legge spesso le aziende riescono a non pagare gli stipendi dei lavoratori e ad accordarsi con le banche.<br>
In generale possiamo parlare d&rsquo;uno stato di terrorismo in cui versano lavoratori e operai che solo alcuni sindacati hanno potuto arginare attraverso la lotta, lo sciopero, l&rsquo;azione e l&rsquo;unione dei lavoratori.</p>
<p><strong>5. A questo punto, qual &egrave; stata la risposta dei movimenti politici e sociali?</strong><br>
La prima risposta alla crisi e stata la rivolta di Dicembre 2008: un momento in cui la gente, soprattutto i giovani, ha espresso nelle strade la sua rabbia contro il sistema e anche contro un termine di riferimento nuovo, quello della crisi.&nbsp; Da quella rivolta a oggi sono cambiate tante cose, fra cui il livello politico e i contenuti che vengono espressi in piazza. Attraverso gli scioperi dei lavoratori e le rivendicazioni studentesche (a partire dal settembre scorso, le facolt&agrave; greche sono state occupate per mesi) si &egrave; cercato di creare momenti di crescita politica e di coesione sociale tra i vari soggetti in lotta. L&rsquo;unit&agrave; fra lavoratori e studenti &egrave; stata molto importante per raggiungere questo obiettivo.<br>
Dalla primavera 2011 &egrave; nato un movimento molto particolare: il movimento delle piazze. Un movimento che inizialmente rifiutava i compagni antagonisti, rifiutava i loro volantini; era gente normale che usciva per la prima volta in strada. In quel periodo gli attivisti hanno dovuto scegliere se rimanere in piazza e dare sostegno&nbsp; a quei movimenti per farli crescere o andarsene. Credo che la scelta dei compagni di rimanere l&igrave;, proteggendo la gente e dando vita ad assemblee nelle piazze, sia stata la scelta giusta.<br>
Nell&rsquo;ultimo anno le piazze e gli scioperi generali sono stati molto partecipati. I sindacati di base per la prima volta avevano migliaia di persone nei loro spezzoni e&nbsp; contestavano duramente i sindacati confederali che cercavano il modo migliore di svendere poco alla volta tutto alle aziende.<br>
La composizione delle piazze greche non &egrave; semplice da spiegare. Nel movimento greco ci sono tantissimi gruppi e gruppetti: dalla sinistra riformista di Syrisa, alla sinistra extra parlamentare di Antarsya (di cui io faccio parte), al Partito Comunista Greco, fino ai gruppi anarchici. Il partito comunista ha sempre tenuto una posizione di distanza dai movimenti che non riesce a controllare.<br>
Anche se ci si trova nella stessa piazza non vuol dire che si scelgono le stesse pratiche o che si riesca sempre a creare un coordinamento: la dialettica ed il dibattito non &egrave; mai mancata nelle piazze e nelle assemblee greche. Personalmente ritengo questo fattore positivo: credo infatti che il movimento debba sempre crescere politicamente, anche tramite il confronto fra idee diverse.</p>
<p><strong>6. Ci sono state anche altri tipi di risposte e proposte, come &egrave; successo ad esempio in Argentina? Si &egrave; verificata la collettivizzazione di qualche fabbrica, oppure si sono organizzate delle mense comuni, o altro?</strong><br>
Forme di autorganizzazione e autogestione in Grecia si stanno presentando ora, per la prima volta&nbsp; e poco a poco, perlomeno sotto questa forma. Uno dei giornali storici (la cui proprietaria sta cercando di chiudere in tribunale la possibilit&agrave; di avvalersi dell&rsquo;articolo 99) da qualche settimana viene pubblicato direttamente dai giornalisti, con il nuovo titolo &ldquo;I lavoratori&rdquo;. Poi c&rsquo;&egrave; stato un caso di autogestione in un ospedale del Nord, e un caso di autogestione in un ospedale&nbsp;di Kilkis . I medici che non venivano pagati da mesi hanno deciso di occupare l&rsquo;ospedale, continuando per&ograve; a farlo funzionare, vista la necessit&agrave; e l&rsquo;importanza di cure popolari di questi tempi. L&rsquo;ospedale adesso funziona attraverso la sua assemblea, in cui sono invitati oltre al personale anche i cittadini che vogliono dare una mano.<br>
Le mense di solidariet&agrave; si sono sviluppate in pi&ugrave; citt&agrave;, per&ograve; ancora una volta ci siamo trovati di fronte alla repressione del governo. Infatti sono state dichiarate illegali le mense non gestite da Organizzazioni Non Governative, con la motivazione che il cibo delle mense popolari non rispettava i parametri igienico-sanitari imposti dalla legge! Ovviamente ci&ograve; &egrave; dovuto alla paura delle relazioni sociali che si stanno creando a poco a poco nei quartieri, e si in questo modo di limitare la solidariet&agrave; alla filantropia (tenuta sotto controllo se a gestire le mense sono i soggetti no profit finanziati dallo stato).</p>
<p><strong>7. Gli ultimi scioperi sono diversi dagli altri? Le&nbsp;manifestazioni pi&ugrave; &ldquo;di scontro&rdquo; prima venivano&nbsp;viste/vissute come &ldquo;casi isolati&rdquo;: ora c&rsquo;&egrave; differenza?</strong><br>
I cortei e le piazze di oggi sono determinati. Gli scontri succedono perch&eacute; la gente vuole varcare le zone rosse che la polizia cerca di imporci. Una cosa &egrave; fare gli scontri di massa perch&eacute; la gente crede che le piazze siano un suo diritto, che il palazzo che si chiama Parlamento debba rappresentare il popolo. Un&rsquo;altra cosa sono &ldquo;I casi isolati&rdquo;, quei gruppi che pensano sia una buona idea lanciare una molotov e poi scappare lasciando un corteo senza protezione. Lo scopo del movimento non &egrave; lo scontro. Gli scontri avvengono perch&eacute; il movimento vuole vincere, e oggi, s&igrave;, gli scontri sono accettati dalla maggioranza della gente che sta in piazza. Probabilmente qualche anno fa la gente non era abituata, perch&eacute; non si era mai trovata in una situazione simile o perch&eacute; non capiva che spesso il motivo per cui i cortei vengono caricati &egrave; il semplice fatto di stare in piazza. Oggi lo scontro non &egrave; solo la lotta con le molotov o con i bastoni, ma anche i manifestanti che resistono senza scappare quando la polizia attacca con i lacrimogeni. I militanti sono l&igrave; a portare la loro esperienza; tuttavia io credo che attualmente in piazza la cosa importante non sia tanto l&rsquo;organizzazione militare dei cortei, ma piuttosto vi sia la necessit&agrave; di trovare un livello di gestione collettiva delle piazze che sappia rappresentare e tutelare anche tutti quelli sono l&igrave; con le loro famiglie.</p>
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					<comments>/san-precario-call-for-31-marzo.html#comments</comments><creator></creator><pubdate>Sun, 25 Mar 2012 16:42:01 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=35266</guid><description>Per uno spezzone metropolitano della ri/generazione precaria <p>La crisi ha un merito: fa comprendere che il mondo del lavoro e del non lavoro stanno sulla stessa barca, e che rischia di affondare. Operai, migranti, atipiche, partite Iva mono-committenti, studenti, disoccupate, tutte e tutti precari. E la precariet&agrave; &egrave; allo stesso tempo unificante e frammentata. Unificante perch&eacute; &egrave; il modo attuale dello sfruttamento insito nel rapporto di lavoro, fatto di subalternit&agrave; e ricattabilit&agrave;. Frammentata, perch&eacute; ognuno la percepisce in modo diverso. Come reagire? Le forme sindacali non sono adeguate e le proposte dei partiti politici &ldquo;amici&rdquo; (si fa per dire) fanno </p><p><a href="/san-precario-call-for-31-marzo.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><em><strong><a href="/wp-content/uploads/2012/03/31mani.pdf"><img class="alignleft size-medium wp-image-35311" title="31man" src="/wp-content/uploads/2012/03/31man-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" srcset="/wp-content/uploads/2012/03/31man-210x300.jpg 210w, /wp-content/uploads/2012/03/31man-105x150.jpg 105w, /wp-content/uploads/2012/03/31man-400x569.jpg 400w, /wp-content/uploads/2012/03/31man.jpg 539w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px"></a>Per uno spezzone metropolitano della ri/generazione precaria</strong></em>
<p>La crisi ha un merito: fa comprendere che il mondo del lavoro e del non lavoro stanno sulla stessa barca, e che rischia di affondare. Operai, migranti, atipiche, partite Iva mono-committenti, studenti, disoccupate, tutte e tutti precari. E la precariet&agrave; &egrave; allo stesso tempo unificante e frammentata. Unificante perch&eacute; &egrave; il modo attuale dello sfruttamento insito nel rapporto di lavoro, fatto di subalternit&agrave; e ricattabilit&agrave;. Frammentata, perch&eacute; ognuno la percepisce in modo diverso. Come reagire? Le forme sindacali non sono adeguate e le proposte dei partiti politici &ldquo;amici&rdquo; (si fa per dire) fanno acqua da ogni parte. La cassaintegrazione &egrave; scambismo politico e sperequazione.</p>
<p><span id="more-35266"></span>Solo un quarto dei licenziati ha diritto alla disoccupazione e solo quattro su dieci sono tutelati dall&rsquo;articolo 18: ci&ograve; se si tiene conto dei Cocopro e delle false partita iva, quindi della realt&agrave;. I migranti sono cittadini a tempo determinato vincolati dal cartoncino colorato d&rsquo;infamia del permesso di soggiorno. Da un fronte cos&igrave; framentato &egrave; difficile condurre una battaglia che parli a tutti di una nuova civilt&agrave; di diritti. Eppure &egrave; necessario e doveroso, e anche possibile.</p>
<p><!--more-->Serve una prospettiva. Sul debito, &egrave; imprescindibile rinegoziare quella parte che si pu&ograve; definire &ldquo;odiosa&rdquo; e &ldquo;illegittima&rdquo;: noi il debito non lo paghiamo, organizziamo le pratiche del diritto all&rsquo;insolvenza! Sul lavoro &egrave; necessario osare: salario minimo orario, aumenti salariali, riduzione delle tipologie contrattuali (e non un nuovo contratto che rende inagibile l&rsquo;art 18), un reddito di base incondizionato come sostegno al reddito che sostituisca gli ammortizzatori attuali distorti e iniqui, un welfare del comune per l&rsquo;accesso libero e gratuito a casa, mobilit&agrave;, conoscenza, energia, acqua: beni comuni sociali.</p>
<p><!--more-->Per questo ci piace pensare la partecipazione al corteo di Milano non come semplice messa in rete di r/esistenza precaria. Perch&egrave; rivendicare reddito di base incondizionato significa spostare il centro del proprio agire dal diritto al lavoro, al diritto alla scelta del lavoro. E, piaccia o non piaccia, &egrave; necessario per cambiare un brutto mondo costruito da brutti lavori necessario poterli rifiutare, meccanismo che sta alla base del conflitto.<br>
Rivendicare accesso a mobilit&agrave;, saperi, cultura significa affiancare al rifiuto e al conflitto un&rsquo;idea nuova di socialit&agrave; e benessere. Chiedere diritto a maternit&agrave;, istruzione e sanit&agrave; pubbliche, cittadinanza per migranti significa fondare una idea di futuro sulla solidariet&agrave; e universalit&agrave;. Per noi il corteo del 31 marzo 2012 sar&agrave; nel segno della ri/generazione precaria: narrazione della forza della cooperazione, capace di lasciare nella metropoli segni costruttivi di un altro modo di intendere territorio, beni comuni, saperi, relazioni e intelligenze precarie.</p>
<p>Milano, 31 Marzo 2012, ore 14 piazza medaglie d&rsquo;oro</p>
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					<comments>/26-marzo-2012-assemblea-metropolitana.html#respond</comments><creator></creator><pubdate>Sat, 24 Mar 2012 02:30:18 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=35259</guid><description>Milano &ndash; Luned&igrave; 26 Marzo al Liceo Carducci, Via Beroldo 9 (MM1 2 Loreto) ore 21 Assemblea metropolitana sugli obiettivi della manifestazione del 31 marzo: debito, lavoro, reddito, lotta alla precariet&agrave;, opposizione al governo Monti, difesa dei diritti, dei territori e dei beni comuni. <p>La contro-riforma del lavoro avanza a passo spedito, dietro la maschera di provvedimenti pseudo-tecnici. Ad esclusione del movimento No-Tav e dello sciopero della Fiom, non sembra ci sia qualcuno che alzi e provi ad opporsi ai velenosi frutti del governo Monti. I dettagli allarmanti che trapelano dai mezzi di informazione prefigurano un peggioramento delle gi&agrave; precarie </p><p><a href="/26-marzo-2012-assemblea-metropolitana.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><a href="/26-marzo-2012-assemblea-metropolitana.html/31marzo3" rel="attachment wp-att-35260"><img class="alignleft size-medium wp-image-35260" title="31marzo3" src="/wp-content/uploads/2012/03/31marzo3-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" srcset="/wp-content/uploads/2012/03/31marzo3-212x300.jpg 212w, /wp-content/uploads/2012/03/31marzo3-723x1024.jpg 723w, /wp-content/uploads/2012/03/31marzo3-106x150.jpg 106w, /wp-content/uploads/2012/03/31marzo3-400x565.jpg 400w, /wp-content/uploads/2012/03/31marzo3.jpg 837w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px"></a>Milano &ndash; Luned&igrave; 26 Marzo&nbsp; al Liceo Carducci,&nbsp; Via Beroldo 9 (MM1 2 Loreto) ore 21<br><strong>Assemblea metropolitana sugli obiettivi della manifestazione del 31 marzo: debito, lavoro, reddito, lotta alla precariet&agrave;, opposizione al governo Monti, difesa dei diritti, dei territori e dei beni comuni.</strong>
<p>La contro-riforma del lavoro avanza a passo spedito, dietro la maschera di provvedimenti pseudo-tecnici. Ad esclusione del movimento No-Tav e dello sciopero della Fiom, non sembra ci sia qualcuno che alzi e provi ad opporsi ai velenosi frutti del governo Monti.<br>
I dettagli allarmanti che trapelano dai mezzi di informazione prefigurano un peggioramento delle gi&agrave; precarie condizioni di tutte le lavoratrici e i lavoratori del nostro Paese. E ci&ograve; dopo che gi&agrave; era stato ridotto il livello delle pensioni e allungata l&rsquo;et&agrave; lavorativa. E&rsquo; la conferma finale che la precariet&agrave; e l&rsquo;incertezza di reddito sono oggi le&nbsp; caratteristiche salienti del rapporto di lavoro, a prescindere da qualsiasi contratto o condizione professionale.</p>
<p><span id="more-35259"></span>La favola del &ldquo;neutrale&rdquo; e &ldquo;competente&rdquo; governo tecnico, diventa incubo ogni giorno nel dolore dei licenziamenti, nell&rsquo;ansia della precariet&agrave;, nella sofferenza di tanti cittadini schiacciati da un potere tanto invisibile quanto implacabile coi deboli. E&rsquo; invece qualcosa che non dobbiamo aver paura di definire col suo vero nome: la dittatura di un governo politico che tutela gli interessi delle banche, dei padroni e della finanza nazionale ed internazionale.<br>
Crediamo sia giunto il momento di dare visibilit&agrave; alla maggioranza del paese, troppo impegnata ad arrivare a fine mese, per capire gli incomprensibili termini tecnici usati da professori e giornalisti per celare la cancellazione del diritto alla pensione, di una degna assistenza medica e sociale per i bisognosi, delle tutele legate al lavoro.<br>
E siamo noi, le vite e i corpi precari, usate ipocritamente per giustificare l&rsquo;inevitabilit&agrave; della controriforma, che esortiamo tutti i cittadini all&rsquo;azione contro le imposizioni di un governo tecnocrate che, per la prima volta nella storia della Repubblica, pu&ograve; contare su una maggioranza parlamentare di tipo bulgaro.<br>
In vista della manifestazione nazionale del 31 marzo contro il debito e le politiche di austerit&agrave; del governo Monti, il comitato promotore &ldquo;Occupy Piazza Affari&rdquo; vi invita a partecipare ad un&rsquo;assemblea metropolitana per fare il punto della situazione e confrontarci sulle tematiche al centro del corteo: debito, reddito, lavoro, lotta alla precariet&agrave;, opposizione al governo Monti, difesa dei diritti, dei territori e dei beni comuni.</p>
<p>Noi la loro crisi non la paghiamo!</p>
<h3>Related Images:</h3> [<a href="/26-marzo-2012-assemblea-metropolitana.html">See image gallery at www.precaria.org</a>] ]]&gt;</encoded><commentrss>/26-marzo-2012-assemblea-metropolitana.html/feed</commentrss><comments>0</comments></item><item><title>Comunione Liberazione + Fondazione Fiera Milano: altro che Santo, serve un esorcista!</title><link>/comunione-liberazione-fondazione-fiera-milano-altro-che-santo-serve-un-esorcista.html
					<comments>/comunione-liberazione-fondazione-fiera-milano-altro-che-santo-serve-un-esorcista.html#respond</comments><creator></creator><pubdate>Tue, 14 Feb 2012 02:02:24 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=34970</guid><description>Contestato il convegno sulla crisi di Comunione e Liberazione e Fondazione Fiera Milano. <p>Rho, 13 febbraio 2012. Oggi 50 attivisti del Centro Sociale Sos Fornace hanno contestato, interrompendola con striscioni, volantini e una speakerata al megafono, la passerella organizzata a Rho da Comunione e Liberazione e Fondazione Fiera Milano &ldquo;LA CRISI COME OPPORTUNITA&rsquo;&rdquo; per parlare della crisi che non li colpisce, dal momento che hanno capito come scaricarla sul territorio nel quale portano avanti l&rsquo;enorme speculazione di Expo 2015.</p> <p>Fiera Milano sa bene come utilizzare la crisi per fare profitti. Nel novembre scorso la scintillante &ldquo;vetrina dell&rsquo;economia italiana&rdquo; ha messo </p><p><a href="/comunione-liberazione-fondazione-fiera-milano-altro-che-santo-serve-un-esorcista.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><strong><em><a href="/comunione-liberazione-fondazione-fiera-milano-altro-che-santo-serve-un-esorcista.html/974206-esorcista" rel="attachment wp-att-34971"><img class="alignleft  wp-image-34971" title="974206-esorcista" src="/wp-content/uploads/2012/02/974206-esorcista-300x167.jpg" alt="" width="174" height="98" srcset="/wp-content/uploads/2012/02/974206-esorcista-300x167.jpg 300w, /wp-content/uploads/2012/02/974206-esorcista-150x83.jpg 150w, /wp-content/uploads/2012/02/974206-esorcista-400x223.jpg 400w, /wp-content/uploads/2012/02/974206-esorcista.jpg 680w" sizes="(max-width: 174px) 100vw, 174px"></a><span style="color: #ff0000;">Contestato il convegno sulla crisi di Comunione e Liberazione e Fondazione Fiera Milano.</span></em></strong>
<p>Rho, 13 febbraio 2012. Oggi 50 attivisti del Centro Sociale Sos Fornace hanno contestato, interrompendola con striscioni, volantini e una speakerata al megafono, la passerella organizzata a Rho da <strong>Comunione e Liberazione</strong> e <strong>Fondazione Fiera Milano &ldquo;LA CRISI COME OPPORTUNITA&rsquo;&rdquo; </strong>per parlare della crisi che non li colpisce, dal momento che hanno capito come scaricarla sul territorio nel quale portano avanti l&rsquo;enorme speculazione di <strong>Expo 2015</strong>.</p>
<p><span id="more-34970"></span><strong><a href="/comunione-liberazione-fondazione-fiera-milano-altro-che-santo-serve-un-esorcista.html/cl-e-fiera" rel="attachment wp-att-34977"><img class="alignleft  wp-image-34977" title="cl e fiera" src="/wp-content/uploads/2012/02/cl-e-fiera-300x223.jpg" alt="" width="180" height="134" srcset="/wp-content/uploads/2012/02/cl-e-fiera-300x223.jpg 300w, /wp-content/uploads/2012/02/cl-e-fiera-150x111.jpg 150w, /wp-content/uploads/2012/02/cl-e-fiera-400x298.jpg 400w, /wp-content/uploads/2012/02/cl-e-fiera.jpg 1024w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px"></a>Fiera Milano</strong> sa bene come utilizzare la crisi per fare profitti. Nel novembre scorso la scintillante &ldquo;vetrina dell&rsquo;economia italiana&rdquo; ha messo in <strong>mobilit&agrave; una ventina di lavoratori</strong> dopo un anno di cassa in deroga, nonostante tutti gli indicatori economici e l&rsquo;acquisizione di nuovi operatori fieristici esteri dimostrino l&rsquo;esatto opposto.<br>
Nel frattempo, Fondazione Fiera Milano &egrave; riuscita a vendere alla societ&agrave; <strong>Arexpo</strong> (a capitale prevalentemente pubblico) i propri terreni a prezzo di mercato per ospitare Expo 2015. Peccato che da una recente indagine ambientale sia emerso che parte dei terreni siano <strong>inquinati</strong> da idrocarburi e che si voglia far pagare al pubblico il costo della bonifica.<br>
Peraltro, Arexpo &egrave; la societ&agrave; fortemente voluta da <strong>Formigoni</strong> &ndash; chiave di volta del potere di Comunione e Liberazione, potente lobby politico-economica, in Lombardia &ndash; per gestire la trasformazione del quartiere Expo subito dopo l&rsquo;esposizione universale e, guarda caso, nel Consiglio di amministrazione della societ&agrave; siede anche Fondazione Fiera Milano.<br>
Alla speculazione edilizia di Expo 2015 si aggiunge, collegata alla prima, quella del<strong> Piano Alfa </strong>che prevede la realizzazione sull&rsquo;area dell&rsquo;ex <strong>Alfa Romeo</strong> di uno dei pi&ugrave; grandi centri commerciali d&rsquo;Europa, oltre una viabilit&agrave; di collegamento con il sito Expo altamente impattante per il territorio.<br>
Per fare spazio a questo progetto 60 lavoratori di <strong>Innova Service</strong> (tutti ex operai dell&rsquo;Alfa Romeo) sono stati <strong>licenziati</strong> e, nonostante mesi di mobilitazioni e una sentenza del Tribunale di Milano che ha ordinato il reintegro immediato, sono ancora senza reddito e senza lavoro. Gli stessi lavoratori che, dopo pedinamenti, intercettazioni, roghi dolosi, aggressioni, licenziamenti politici, hanno recentemente subito l&rsquo;ennesima <strong>intimidazione</strong>, questa volta di chiaro stampo mafioso: una testa di coniglio mozzata ritrovata nella tenda del presidio.</p>
<p>Non diversamente altri territori subiscono l&rsquo;attacco congiuto, all&rsquo;ombra della crisi, di speculatori, mafie, potentati economico-finanziari, appendici politico-istituzionali: &egrave; il caso della<strong> Valsusa</strong>, la cui popolazione da anni si batte contro lo scempio connesso alla realizzazione della <strong>TAV</strong>, progetto foraggiato da soliti noti (Impregilo, CMC&hellip;) e calato sulla testa di chi il territorio lo vive quotidianamente. Stesse dinamiche attive sul nostro territorio con Expo 2015.<br>
E la medesima sorte, su differenti territori, subiscono gli attivisti che contrastano le specuazioni: &egrave; il caso dei 26 <strong>No Tav arrestati </strong>il 26 Gennaio, ma ravvisiamo lo stesso disegno repressivo nelle <strong>denunce che hanno colpito gli attivisti</strong> biosindacali del <strong>Punto San Precario</strong> di Rho per la loro attivit&agrave; di controinformazione su Fiera Milano.<br><em>Anche per questo l&rsquo;azione di oggi al convegno di CL &egrave; intesa a rilanciare la partecipazione al corteo cittadino di sabato 18 febbraio per la libert&agrave; di tutti i No Tav, una mobilitazione che ci riguarda tutti da vicino</em></p>
<p>*Centro Sociale SOS Fornace &ndash; Rho<br>
Comitato No Expo*<br>
Punto San Precario &ndash; Rho</p>
<p><a title="Sos Fornace Rho" href="http://www.sosfornace.org/" target="_blank">http://www.sosfornace.org/</a></p>
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					<comments>/il-rischio-a-chi-non-rischia.html#respond</comments><creator></creator><pubdate>Fri, 10 Feb 2012 16:20:00 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=34934</guid><description>Il diritto del lavoro soffre di tre importanti contraddizioni e lacune, che da sempre si ripercuotono sulla classe produttiva pi&ugrave; debole, ovvero con meno capacit&agrave; reddituale, oltre che sulla collettivit&agrave; cui &egrave; affidato il compito di provvedere al sostentamento di quest&rsquo;ultima in ipotesi di perdita del posto di lavoro. <p align="JUSTIFY">Da un lato, vi &egrave; che il personale dirigente (preposto alla conduzione della azienda in cui operano) ed il personale operaio/impiegatizio, sebbene appartenenti alla stessa categoria contrattuale (quella dei lavoratori, spesso subordinati), sono assoggettati a parametri retributivi sproporzionati non solo in riferimento alla comparazione tra i valori da ciascuna </p><p><a href="/il-rischio-a-chi-non-rischia.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded>Il diritto del lavoro soffre di <strong>tre importanti contraddizioni e lacune</strong>, che da sempre si ripercuotono sulla classe produttiva pi&ugrave; debole, ovvero con meno capacit&agrave; reddituale, oltre che sulla collettivit&agrave; cui &egrave; affidato il compito di provvedere al sostentamento di quest&rsquo;ultima in ipotesi di perdita del posto di lavoro.
<p align="JUSTIFY">Da un lato, vi &egrave; che il personale dirigente (preposto alla conduzione della azienda in cui operano) ed il personale operaio/impiegatizio, sebbene appartenenti alla stessa categoria contrattuale (quella dei lavoratori, spesso subordinati), sono assoggettati a <strong>parametri retributivi sproporzionati</strong> non solo in riferimento alla comparazione tra i valori da ciascuna categoria apportata alla vita e produttivit&agrave; dell&rsquo;azienda (dirigente = operaio/impiegato), ma anche in riferimento all&rsquo;effettivo valore di mercato in s&eacute; del dirigente apicale.<span id="more-34934"></span></p>
<p align="JUSTIFY">Dall&rsquo;altro, vi &egrave; che, come insegnano i casi verificatisi negli ultimi anni (Cimoli, Romiti, Profumo, etc.), le <strong>retribuzioni degli stessi dirigenti apicali sono svincolate da un effettivo rischio</strong> e sono, in sostanza, previste come dovute a prescindere dalla effettiva produzione e produttivit&agrave; dell&rsquo;azienda e, talvolta, a prescindere dalla stessa permanenza in vita dell&rsquo;azienda interessata.</p>
<p align="JUSTIFY">Da ultimo, vi &egrave; che tali compensi sono dagli stessi vertici aziendali percepiti non solo in ipotesi in cui l&rsquo;azienda affronti un momento di crisi economico-produttiva idonea a renderne complessa e difficoltosa la stessa permanenza in vita, ma anche nonostante il fatto che nella maggior parte dei casi dette crisi sono tutt&rsquo;altro che congiunturali e dovute a negligenza, imperizia, ovvero erronee scelte e strategie aziendali ascrivibili ai vertici medesimi.</p>
<p align="JUSTIFY">Le deficienze strutturali di tale sistema sono di palese evidenza.</p>
<p align="JUSTIFY">Se, infatti, il personale di vertice aziendale &egrave; trattato come normale categoria di lavoratori subordinati allorquando si pattuisce che il loro compenso, a prescindere dallo stato di salute dell&rsquo;impresa che conducono, debba essere in ogni caso corrisposto (e ci&ograve; anche laddove l&rsquo;azienda che conducono cessi di esistere per effetto di loro scelte o strategie errate), il rovescio della medaglia &egrave; che essi non sono trattati come normali lavoratori subordinati all&rsquo;atto della pattuizione o corresponsione degli emolumenti, pari, talvolta, a 1.000 volte quelli previsti per le suddette diverse categorie di lavoratori (impiegatizie/operarie).</p>
<p align="JUSTIFY">Con ci&ograve; distraendo, in sostanza, parte di denaro che ben potrebbe essere destinato al perseguimento di un interesse di carattere pubblico ed imperativo, vale a dire la garanzia, a favore di lavoratori con difficile ricollocabilit&agrave; di mercato e gi&agrave; senza stipendio dignitoso e rispettoso dell&rsquo;art. 36 della Costituzione, del dovuto sostegno reddituale post-perdita del posto di lavoro.</p>
<p align="JUSTIFY">Quanto sopra con effetti illogici, prima ancora che disastrosi.</p>
<p align="JUSTIFY">Ed infatti, in ipotesi di crisi (spesso dovuta ad errore del personale di vertice) si verifica:</p>
<ol type="a"><li>
<p align="JUSTIFY">la perdita del lavoro e del reddito di classi di lavoratori senza il valore retributivo e di mercato del personale apicale;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">lo scarico dei costi del mantenimento del reddito (dato dagli ammortizzatori sociali) del suddetto personale in capo alla collettivit&agrave;;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">il mantenimento, ciononostante, del diritto alla corresponsione delle altissime retribuzioni dovute allo stesso personale apicale.</p>
</li>
</ol><p align="JUSTIFY">E&rsquo;, pertanto, il caso di approcciare al problema non solo sulla base di principi gi&agrave; vigenti nel nostro ordinamento, secondo cui ogni soggetto che eserciti una attivit&agrave; pericolosa (e quella di condurre un&rsquo;azienda lo &egrave;) deve essere obbligato a stipulare una assicurazione per danni che cagiona a terzi nell&rsquo;esercizio di detta attivit&agrave;, ma anche sulla base dei tanto agognati e richiesti principi di mutualit&agrave; e socialit&agrave; quanto alla appartenenza alla comunit&agrave; interessata (sacrifici per tutti..), tale per cui chi guadagna di pi&ugrave; deve poter destinare parte dei suoi guadagni a garanzia di reddito delle classi disagiate o pi&ugrave; esposte agli effettivi rischi di impresa.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Dunque, ogni manager deve stipulare un contratto di assicurazione che preveda, in caso di crisi aziendale, il pagamento della maggior parte (o di parte) del reddito da garantirsi a chi, per effetto di detta crisi, perde posto di lavoro, stipendio pieno e capacit&agrave;/possibilit&agrave; di concorrere alla cosa pubblica lavorando.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">In tal modo, da un lato di pone sulle spalle di chi ha la effettiva capacit&agrave; e possibilit&agrave; di determinare la vota di una azienda (e dei posti di lavoro che ad essa accedono) l&rsquo;effettivo rischio della crisi, ovvero di scelte inappropriate che spesso a tale crisi conducono, dall&rsquo;altro si solleva il contribuente pubblico dall&rsquo;equazione: ricavi all&rsquo;impresa, i costi alla collettivit&agrave;.</p>
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