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	<description>cospira precario</description><lastbuilddate>Tue, 27 Mar 2012 12:02:46 +0000</lastbuilddate><language>it-IT</language><updateperiod>
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					<comments>/cartoline-dalla-grecia.html#respond</comments><creator></creator><pubdate>Tue, 27 Mar 2012 12:02:46 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=35291</guid><description>Intervista ad una attivista dei collettivi universitari E.A.A.K. (Grecia) <p>1. La situazione in Grecia &egrave; arrivata a un punto estremo: come si &egrave; arrivati a questo? &Egrave; possibile individuare le origini della crisi? E il suo rapporto con il debito pubblico? Per rispondere bene a questa domanda ci vorrebbe un dibattito di ore ma prover&ograve; a fare una sintesi. L&rsquo;attuale crisi del capitalismo &egrave; una crisi strutturale e non una crisi del debito dei Paesi. L&rsquo;enorme accumulazione di profitto degli ultimi anni &egrave; all&rsquo;origine di questo crollo. La gente accendeva mutui per le vacanze, per le scarpe, per la casa, </p><p><a href="/cartoline-dalla-grecia.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><a href="/cartoline-dalla-grecia.html/grecia-sciopero-generale-e-scontri-al-centro-di-atene" rel="attachment wp-att-35292"><img class="alignleft size-medium wp-image-35292" title="GRECIA: SCIOPERO GENERALE E SCONTRI AL CENTRO DI ATENE" src="/wp-content/uploads/2012/03/atene2011a-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" srcset="/wp-content/uploads/2012/03/atene2011a-300x229.jpg 300w, /wp-content/uploads/2012/03/atene2011a-150x114.jpg 150w, /wp-content/uploads/2012/03/atene2011a-400x305.jpg 400w, /wp-content/uploads/2012/03/atene2011a.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px"></a><em><strong>Intervista ad una attivista dei collettivi universitari E.A.A.K. (Grecia)</strong></em>
<p><strong>1. La situazione in Grecia &egrave; arrivata a un punto estremo: come si &egrave; arrivati a questo? &Egrave; possibile individuare le origini della crisi? E il suo rapporto con il debito pubblico?</strong><br>
Per rispondere bene a questa domanda ci vorrebbe un dibattito di ore ma prover&ograve; a fare una sintesi. L&rsquo;attuale crisi del capitalismo &egrave; una crisi strutturale e non una crisi del debito dei Paesi. L&rsquo;enorme accumulazione di profitto degli ultimi anni &egrave; all&rsquo;origine di questo crollo. La gente accendeva mutui per le vacanze, per le scarpe, per la casa, per la macchina,&hellip; per tutto, insomma; i mutui erano facilmente accessibili, la circolazione dei soldi &ldquo;virtuali&rdquo; era enorme, le borse in crescita. Era la Grecia dei giochi olimpici (che vedeva la costruzione di opere imponenti e inutili), la Grecia dell&rsquo;Unione Europea.<br>
La crisi comunque non significa la fine del sistema. Per rinascere, per andare avanti, rigenerarsi ancora una volta, il capitalismo, oltre a &ldquo;bruciare&rdquo; capitale, deve trovare altre via di uscita: i tagli alla spesa pubblica, l&rsquo;annullamento di diritti conquistati in anni di lotte, le guerre. &Egrave; emblematico il fatto che l&rsquo;unico settore in cui la Grecia non ha dovuto/voluto fare dei tagli sia stato quello militare.</p>
<p><span id="more-35291"></span>La speculazione e i giochi finanziari esistono per quelli che possono permetterseli. &Egrave; dal 2008 che i governi tagliano diritti e finanziamenti all&rsquo;istruzione e alla salute per &ldquo;salvare&rdquo; le banche. I giornalisti di regime, ogni giorno con tanta passione, fanno leva sulla paura del default cercando di convincere la gente che tutti questi maneggi sono necessari per evitare il collasso del paese.<br>
E la nostra risposta &egrave; una domanda retorica: perch&eacute; non andare in default?<br>
Questa crisi non &egrave; stata creata n&eacute; dal debito n&eacute; della corruzione, perch&eacute; tutti questi elementi semplicemente fanno parte del capitalismo stesso. Lo scandalo con la Siemens qualche anno fa (l&rsquo;azienda tedesca che elargiva soldi ai politici per fare le grandi opere in Grecia) &egrave; esattamente parte di questo sistema. Ed &egrave; vero che i paesi del Sud dell&rsquo;Europa si trovano prima degli altri a dover fronteggiare la crisi, ma non &egrave; possibile credere ancora che la crisi in Grecia esiste a causa del debito pubblico. I paesi a capitalismo pi&ugrave; &ldquo;avanzato&rdquo; stanno approfittando delle difficolt&agrave; economiche della Grecia per mettere le mani su quei beni pubblici che ancora ci sono rimasti. L&rsquo;unica cosa sicura &egrave; che solo quando capiremo che non c&rsquo;&egrave; via d&rsquo;uscita (almeno non in senso popolare) da questa fase che non sia anche lotta e rivoluzione, solo allora potremo parlare nuovamente di diritti sociali.</p>
<p><strong>2. Qual &egrave; la composizione politica del governo greco? Quali settori, quali partiti vi sono rappresentati?</strong><br>
Il governo eletto qualche anno fa era a grande maggioranza del partito PASOK (socialdemocrazia). Il loro slogan &egrave; stato &ldquo;i soldi ci sono&rdquo;, quindi che non ci sarebbe stato nessun bisogno di aiuto dall&rsquo;esterno, o necessit&agrave; di tagli. Un anno fa lo stesso governo ha scelto la linea contraria firmando un accordo che accettava l&rsquo;&ldquo;aiuto&rdquo; finanziario della Banca Europea e del Fondo Monetario Internazionale. Da quel momento tutte le leggi e i tagli alla spesa pubblica sono stati imposti senza alcuna resistenza politica, mentre si creava fra la gente un clima di paura davanti allo spettro di un possibile default. Qualche mese fa, quando questo governo non poteva pi&ugrave; continuare, visto che non sembrava pi&ugrave; abbastanza forte nemmeno ai capitalisti, &egrave; stata fatta una coalizione tra Nua Democrazia (destra), Laos (estrema destra) e Pasok sotto la guida di Papademos che doveva rimanere al governo fino al 19 febbraio, mentre &egrave; ancora saldo al suo posto. Governo tecnico, cos&igrave; &egrave; stato chiamato, ma in piazza tutti lo chiamano dittatura.</p>
<p><strong>3. Quali sono state le risposte del governo alla crisi?</strong><br>
Il governo attacca con pervicacia qualsiasi diritto conquistato dal movimento greco nell&rsquo;ultimo secolo. Dall&rsquo;educazione (tramite la legge che &egrave; stata votata in estate viene imposto il modello dell&rsquo;universit&agrave;-azienda), passando per i tagli al sistema sanitario, alle pensioni fino alle continue tasse di &ldquo;emergenza&rdquo;. Per la prima volta lavoratori del settore pubblico vengono licenziati, mentre i servizi pubblici chiudono (chiude pure l&rsquo; ALER greca, la cui sede &egrave; attualmente occupata dai suoi dipendenti).</p>
<p><strong>4. E qual &egrave; stata la risposta del capitale, la risposta delle aziende greche?</strong><br>
Dall&rsquo;inizio della crisi (2008) le aziende hanno fortemente attaccato lavoratori e operai. Con la scusa della recessione sono stati fatti licenziamenti senza motivo, mentre il ruolo dei sindacati&nbsp; &egrave; stato pressoch&eacute; inesistente. I licenziamenti sono stati portati avanti non solo nelle aziende in difficolt&agrave; economica ma pure in quelle che continuano tuttora a fare profitti enormi. Hanno usato il paravento della crisi, lo stato di emergenza come scusa per cambiare le carte in tavola, per creare posti di lavoro in cui la precariet&agrave; &egrave; estrema. Gli operai si trovano costretti a scegliere fra stipendi risicati e occupazioni ridotte al minimo o licenziamento. Per la prima volta &egrave; cambiato l&rsquo;accordo nazionale sugli stipendi che si faceva tra sindacati, Stato e aziende. Riguardo al fallimento aziendale, la legge a cui si rivolgono migliaia di imprese &egrave; l&rsquo;articolo 99. Ricorrendo a questa legge spesso le aziende riescono a non pagare gli stipendi dei lavoratori e ad accordarsi con le banche.<br>
In generale possiamo parlare d&rsquo;uno stato di terrorismo in cui versano lavoratori e operai che solo alcuni sindacati hanno potuto arginare attraverso la lotta, lo sciopero, l&rsquo;azione e l&rsquo;unione dei lavoratori.</p>
<p><strong>5. A questo punto, qual &egrave; stata la risposta dei movimenti politici e sociali?</strong><br>
La prima risposta alla crisi e stata la rivolta di Dicembre 2008: un momento in cui la gente, soprattutto i giovani, ha espresso nelle strade la sua rabbia contro il sistema e anche contro un termine di riferimento nuovo, quello della crisi.&nbsp; Da quella rivolta a oggi sono cambiate tante cose, fra cui il livello politico e i contenuti che vengono espressi in piazza. Attraverso gli scioperi dei lavoratori e le rivendicazioni studentesche (a partire dal settembre scorso, le facolt&agrave; greche sono state occupate per mesi) si &egrave; cercato di creare momenti di crescita politica e di coesione sociale tra i vari soggetti in lotta. L&rsquo;unit&agrave; fra lavoratori e studenti &egrave; stata molto importante per raggiungere questo obiettivo.<br>
Dalla primavera 2011 &egrave; nato un movimento molto particolare: il movimento delle piazze. Un movimento che inizialmente rifiutava i compagni antagonisti, rifiutava i loro volantini; era gente normale che usciva per la prima volta in strada. In quel periodo gli attivisti hanno dovuto scegliere se rimanere in piazza e dare sostegno&nbsp; a quei movimenti per farli crescere o andarsene. Credo che la scelta dei compagni di rimanere l&igrave;, proteggendo la gente e dando vita ad assemblee nelle piazze, sia stata la scelta giusta.<br>
Nell&rsquo;ultimo anno le piazze e gli scioperi generali sono stati molto partecipati. I sindacati di base per la prima volta avevano migliaia di persone nei loro spezzoni e&nbsp; contestavano duramente i sindacati confederali che cercavano il modo migliore di svendere poco alla volta tutto alle aziende.<br>
La composizione delle piazze greche non &egrave; semplice da spiegare. Nel movimento greco ci sono tantissimi gruppi e gruppetti: dalla sinistra riformista di Syrisa, alla sinistra extra parlamentare di Antarsya (di cui io faccio parte), al Partito Comunista Greco, fino ai gruppi anarchici. Il partito comunista ha sempre tenuto una posizione di distanza dai movimenti che non riesce a controllare.<br>
Anche se ci si trova nella stessa piazza non vuol dire che si scelgono le stesse pratiche o che si riesca sempre a creare un coordinamento: la dialettica ed il dibattito non &egrave; mai mancata nelle piazze e nelle assemblee greche. Personalmente ritengo questo fattore positivo: credo infatti che il movimento debba sempre crescere politicamente, anche tramite il confronto fra idee diverse.</p>
<p><strong>6. Ci sono state anche altri tipi di risposte e proposte, come &egrave; successo ad esempio in Argentina? Si &egrave; verificata la collettivizzazione di qualche fabbrica, oppure si sono organizzate delle mense comuni, o altro?</strong><br>
Forme di autorganizzazione e autogestione in Grecia si stanno presentando ora, per la prima volta&nbsp; e poco a poco, perlomeno sotto questa forma. Uno dei giornali storici (la cui proprietaria sta cercando di chiudere in tribunale la possibilit&agrave; di avvalersi dell&rsquo;articolo 99) da qualche settimana viene pubblicato direttamente dai giornalisti, con il nuovo titolo &ldquo;I lavoratori&rdquo;. Poi c&rsquo;&egrave; stato un caso di autogestione in un ospedale del Nord, e un caso di autogestione in un ospedale&nbsp;di Kilkis . I medici che non venivano pagati da mesi hanno deciso di occupare l&rsquo;ospedale, continuando per&ograve; a farlo funzionare, vista la necessit&agrave; e l&rsquo;importanza di cure popolari di questi tempi. L&rsquo;ospedale adesso funziona attraverso la sua assemblea, in cui sono invitati oltre al personale anche i cittadini che vogliono dare una mano.<br>
Le mense di solidariet&agrave; si sono sviluppate in pi&ugrave; citt&agrave;, per&ograve; ancora una volta ci siamo trovati di fronte alla repressione del governo. Infatti sono state dichiarate illegali le mense non gestite da Organizzazioni Non Governative, con la motivazione che il cibo delle mense popolari non rispettava i parametri igienico-sanitari imposti dalla legge! Ovviamente ci&ograve; &egrave; dovuto alla paura delle relazioni sociali che si stanno creando a poco a poco nei quartieri, e si in questo modo di limitare la solidariet&agrave; alla filantropia (tenuta sotto controllo se a gestire le mense sono i soggetti no profit finanziati dallo stato).</p>
<p><strong>7. Gli ultimi scioperi sono diversi dagli altri? Le&nbsp;manifestazioni pi&ugrave; &ldquo;di scontro&rdquo; prima venivano&nbsp;viste/vissute come &ldquo;casi isolati&rdquo;: ora c&rsquo;&egrave; differenza?</strong><br>
I cortei e le piazze di oggi sono determinati. Gli scontri succedono perch&eacute; la gente vuole varcare le zone rosse che la polizia cerca di imporci. Una cosa &egrave; fare gli scontri di massa perch&eacute; la gente crede che le piazze siano un suo diritto, che il palazzo che si chiama Parlamento debba rappresentare il popolo. Un&rsquo;altra cosa sono &ldquo;I casi isolati&rdquo;, quei gruppi che pensano sia una buona idea lanciare una molotov e poi scappare lasciando un corteo senza protezione. Lo scopo del movimento non &egrave; lo scontro. Gli scontri avvengono perch&eacute; il movimento vuole vincere, e oggi, s&igrave;, gli scontri sono accettati dalla maggioranza della gente che sta in piazza. Probabilmente qualche anno fa la gente non era abituata, perch&eacute; non si era mai trovata in una situazione simile o perch&eacute; non capiva che spesso il motivo per cui i cortei vengono caricati &egrave; il semplice fatto di stare in piazza. Oggi lo scontro non &egrave; solo la lotta con le molotov o con i bastoni, ma anche i manifestanti che resistono senza scappare quando la polizia attacca con i lacrimogeni. I militanti sono l&igrave; a portare la loro esperienza; tuttavia io credo che attualmente in piazza la cosa importante non sia tanto l&rsquo;organizzazione militare dei cortei, ma piuttosto vi sia la necessit&agrave; di trovare un livello di gestione collettiva delle piazze che sappia rappresentare e tutelare anche tutti quelli sono l&igrave; con le loro famiglie.</p>
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					<comments>/politiche-dausterity-e-ristrutturazione-del-debito-in-grecia.html#respond</comments><creator></creator><pubdate>Tue, 14 Feb 2012 11:13:03 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=34987</guid><description>12 / 02 / 2012 tnx http://uninomade.org/ di Andrea Fumagalli <p>L&rsquo;imposizione di nuove misure draconiane per la riduzione del debito in Grecia da parte della troika economica europea sta assumendo delle forme paradossali.</p> <p>Per la Grecia si tratta della quinto intervento di tagli in 18 mesi. La ricetta &egrave; contenuta in un documento di 51 pagine frutto di settimane di trattative. L&rsquo;obiettivo immediato &egrave; quello della riduzione della spesa pubblica di 3,3 miliardi di euro solo nel 2012: per farlo si dovranno tagliare le pensioni supplementari del 15%, gli stipendi minimi del 22% e quelli dei giovani neoassunti tra i </p><p><a href="/politiche-dausterity-e-ristrutturazione-del-debito-in-grecia.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded>12 / 02 / 2012&nbsp; tnx&nbsp;<a title="uninomade" href="http://uninomade.org/" target="_blank">http://uninomade.org/</a><br>
di Andrea Fumagalli
<p>L&rsquo;imposizione di nuove misure draconiane per la riduzione del debito in Grecia da parte della troika economica europea sta assumendo delle forme paradossali.</p>
<p>Per la Grecia si tratta della quinto intervento di tagli in 18 mesi. La ricetta &egrave; contenuta in un documento di 51 pagine frutto di settimane di trattative. L&rsquo;obiettivo immediato &egrave; quello della riduzione della spesa pubblica di 3,3 miliardi di euro solo nel 2012: per farlo si dovranno tagliare le pensioni supplementari del 15%, gli stipendi minimi del 22% e quelli dei giovani neoassunti tra i 18 e i 25 anni del 32%, con un blocco per almeno tre anni. Questa sforbiciata si porter&agrave; dietro, a cascata, una riduzione di tutti gli altri salari e, probabilmente anche del sussidio di disoccupazione, che attualmente &egrave; fissato in 461 euro (lo stipendio minimo invece &egrave; di 751 euro, lordi).</p>
<p>Questi nuovi provvedimenti tendono a peggiorare in primo luogo le condizioni salariali e del mercato del lavoro, mentre le precedenti hanno privilegiato soprattutto interventi sulle entrate fiscali e sulla spesa pubblica. Di fatto, le cinque leggi d&rsquo;austerity greche come le analoghe italiane, spagnoli e portoghesi seguono un medesimo canovaccio: aumento delle entrate fiscali e riduzione della spesa pubblica, il tutto condito da provvedimenti volti alla riduzione del costo del lavoro e al disciplinamento del mercato del lavoro. Per aumento delle entrate fiscali si intende esclusivamente l&rsquo;aumento dell&rsquo;Iva (portata al 23% sia in Grecia che in Italia) e delle accise&nbsp; e delle tariffe dei beni di largo consumo la cui domanda, risultando rigida al prezzo, &egrave; difficilmente contraibile (dalla benzina ai prodotti energetici, al tabacco, cos&igrave; come nel XIX secolo si interveniva con la tassa sul sale e sul macinato): interventi che, avendo natura regressiva, incidono in modo pesante sui redditi medio bassi. Si tratta di provvedimenti imposti anche ad altri paesi europei (come l&rsquo;Italia e Spagna) che, in seguito all&rsquo;aumento dell&rsquo;Iva, porteranno ad un aumento del livello dei prezzi europei, imponendo cos&igrave; nuovi vincoli restrittivi alla politica monetaria europea. Fintanto che l&rsquo;art. 105 del Trattato di Maastricht, che impone l&rsquo;obbligo per la Bce di rispettare il limite del 2% annuo per il tasso d&rsquo;inflazione, non verr&agrave; modificato o allentato, il probabile esito di tali manovre sar&agrave; indirettamente di controllare l&rsquo;inflazione non pi&ugrave; tramite un aumento dei tassi d&rsquo;interesse ma&nbsp; tramite una riduzione dei costi di produzione, ovvero del lavoro. E a tal fine,&nbsp; non &egrave; un caso che in Grecia, come in Italia e in Spagna si attuano provvedimenti diretti (Grecia) o&nbsp; riforme del mercato del lavoro (Italia e Spagna) con tale obiettivo.</p>
<p>Per la riduzione della spesa pubblica, invece, tre sono gli strumenti prevalentemente utilizzati: i licenziamenti di massa nel pubblico impiego, che in Grecia hanno raggiunto la soglia dei 40.000, in seguito alla nuova ondata di dismissioni (15.000) prevista nei provvedimenti di questi giorni; l&rsquo;ulteriore smantellamento dello stato sociale, con particolare riferimento ai settori che sono pi&ugrave; appetibili per la speculazione finanziaria, ovvero previdenza, sanit&agrave; e istruzione. In questo campo, la Grecia ha fatto da apripista, ma l&rsquo;Italia non ne &egrave; da meno. Infine, la vendita del patrimonio pubblico e la privatizzazione dei servizi di pubblica utilit&agrave;. Il tentativo di risolvere la crisi del debito, proprio quando il processo di accumulazione e valorizzazione si fonda sempre pi&ugrave; marcatamente sullo sfruttamento e l&rsquo;espropriazione del &ldquo;comune&rdquo;, si caratterizza dunque con l&rsquo;affermazione del dominio del privato non solo sul pubblico, ma soprattutto sul &ldquo;comune&rdquo;.</p>
<p>Gli esiti di questi provvedimenti sono sotto gli occhi di tutti. Il caso greco &egrave; emblematico. La Grecia &egrave; al quarto anno di recessione, nel 2011 il Pil &egrave; calato di oltre il 7% e, nonostante la cura da cavallo, proprio per l&rsquo;effetto recessivo delle politiche di austerity, il rapporto debito/pil non &egrave; calato come ci si attendeva, ma &egrave; addirittura aumentato di 4,4 punti, portandosi al valore di 159,1%. Con questa quinta finanziaria, l&rsquo;obiettivo &egrave; raggiungere il livello del 120% nel 2020. Obiettivo del tutto pretestuoso e chiaramente irrealizzabile.</p>
<p>Eppure la troika economica fa, strumentalmente, finta di crederci e la Germania appare oggi pi&ugrave; di ieri preoccupata di un possibile default greco. E&rsquo; chiaro che gli interessi sono altri e altrove. Ed &egrave; qui che sta il paradosso. Tutti hanno paura del default greco, non perch&eacute; preoccupati per la possibile crisi dell&rsquo;Euro (forse qualcuno si) ma per le proprie tasche. Se la Grecia, infatti, facesse veramente default e i titoli greci diventassero titoli spazzatura, ci sarebbe un impatto molto negativo su alcune banche europee, soprattutto francesi e tedesche. Infatti dei 355miliardi di euro del debito pubblico greco, 125 (pi&ugrave; di un terzo) sono detenuti dalle banche e dai fondi di investimento europei, 50 dalle banche greche,&nbsp; 30 dai fondi sociali e assicurativi greci. A ci&ograve;, occorre aggiungere che 55 miliardi sono detenuti dalla BCE, per un totale di 260 miliardi. La rimanente parte del debito &egrave; composta da prestiti internazionali, di cui 20 da parte del FMI e 53 dai paesi dell&rsquo;Europa (la sola Germania per una quota di 15 miliardi).</p>
<p>In un tale contesto, il default sarebbe estremamente costoso per il portafoglio dei creditori privati e anche pubblici ed &egrave; proprio questa elementare constatazione a spingere verso la soluzione di una ristrutturazione del debito greco. E qui la questione si fa interessante dal nostro punto di vista, ovvero dal punto di vista di chi sostiene il diritto al default. Sulla base delle prime indiscrezioni (l&rsquo;argomento &egrave; non a caso volutamente taciuto dai grandi media) e dopo un primo incontro tra l&rsquo;Institute of International Finance (IIF, che rappresenta circa 450 istituzioni private) e le autorit&agrave; greche, si sta cercando di arrivare ad un primo possibile accordo che dovrebbe prevedere una svalutazione tra il 65 e il 70 per cento del valore nominale dei bond greci e un&rsquo;estensione a trent&rsquo;anni dei titoli con un tasso di interesse medio del 4 per cento (3,5 per quelli a breve termine, 4,6 per quelli a lungo termine). In cambio, i creditori riceverebbero titoli a breve scadenza del fondo europeo Salva Stati (EFSF) per un valore pari al 15 per cento dei loro crediti nei confronti di Atene. In questo modo, la Grecia potrebbe ridurre di 100 miliardi il suo debito (poco pi&ugrave; di un quarto).</p>
<p>I punti di attrito riguardano essenzialmente il livello del tasso d&rsquo;interesse per i titoli greci e la platea dei creditori che dovrebbero accettare la svalutazione dei titoli. Riguardo il primo punto, le banche tedesche, con alla guida Deutsche Bank, ritengono insufficiente un tasso d&rsquo;interesse del 4%. Riguardo il secondo punto, si chiede che il processo di svalutazione riguardi anche la quota di titoli detenuta dalla BCE e non solo quella &ldquo;privata&rdquo;.</p>
<p>Secondo uno studio condotto dall&rsquo;Istituto per l&rsquo;economia mondiale di Kiel e pubblicato dallo Spiegel (http://www.spiegel.de/wirtschaft/soziales/0,1518,810645,00.html), nemmeno una ristrutturazione del debito del 65-70 per cento sarebbe sufficiente per la Grecia (inizialmente si era parlato addirittura del 50 per cento). Infatti, secondo questo studio, i tassi di interesse attuali sarebbero insostenibili per il debito greco. Non a caso la Germania (al contrario delle banche tedesche) e il Fondo Monetario Internazionale nelle ultime settimane hanno fatto molte pressioni sui creditori privati per abbassare ancora di pi&ugrave; i rendimenti dei nuovi bond. Lo Spiegel scrive che, se gli interessi rimanessero quelli attuali, per salvare la Grecia servirebbe un taglio del debito di almeno l&rsquo;80 per cento, il che implicherebbe un ulteriore intervento da parte dei paesi europei e della Banca Centrale Europea. Ma tale quota potrebbe diminuire se l&rsquo;opera di &ldquo;haircut&rdquo; (letteralmente taglio di capelli, come in gergo finanziario si indica la svalutazione forzosa di un titolo) venisse estesa anche alla BCE.</p>
<p>Al momento non siamo in grado di sapere che tipo di accordo verr&agrave; raggiunto, ma siamo abbastanza certi che un accordo ci sar&agrave;. E una delle condizioni sta proprio nell&rsquo;imposizione dell&rsquo;ultima serie di interventi draconiani contro il popolo greco. Essi servono non a ridurre il rapporto debito/pubblico ma a garantire quel minimo di liquidit&agrave; per poter da un lato ricevere altri prestiti internazionali e dall&rsquo;altro garantire i fondi per la ristrutturazione del debito e riassicurare i creditori. Poi tra un anno se ne riparler&agrave;. Di fatto, in Grecia si sta applicando una sorta di default controllato (svalutazione del 70% del valore dei titoli posseduti dagli investitori istituzionali), il cui costo tuttavia viene fatto ricadere pesantemente sulle condizioni di vita del popolo greco. Si dimostra che tale possibilit&agrave; di default controllato &egrave; possibile e che &egrave; comunque una soluzione preferibile alla bancarotta statale. Esso per&ograve; viene agito contro chi non &egrave; responsabile della crisi del debito greco. Alcune banche avranno perdite patrimoniali, ma tali perdite&nbsp; verranno in beve tempo compensate dal fatto che il diritto alla speculazione viene salvaguardato proprio grazie alle misure d&rsquo;austerity.</p>
<p>La nostra idea di pratica e&nbsp; diritto al default &egrave; invece indirizzato contro la speculazione finanziaria. Oltre allo strumento tecnico, occorre quindi una capacit&agrave; politica e sociale tale da mettere in discussione la legittimit&agrave; della governance dittatoriale della troika economica. Da questo punto di vista, Italia e Grecia sono molto simili. Non solo nelle misure che vengono intraprese, ma anche nella recente dinamica golpista&nbsp; che le ha caratterizzate, nonostante ci&ograve; che dica uno dei sostenitori di tale golpe economico-finanziario che &egrave; anche, ahinoi, Presidente della Repubblica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="uninomade" href="http://uninomade.org/politiche-dausterity-e-ristrutturazione-del-debito-in-grecia/" target="_blank">http://uninomade.org/politiche-dausterity-e-ristrutturazione-del-debito-in-grecia/</a></p>
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					<comments>/atene-in-fiamme-scontri-e-violenze-tre-morti-in-una-banca-incendiata.html#comments</comments><creator></creator><pubdate>Wed, 05 May 2010 17:22:31 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=30344</guid><description>repubblica.it &ndash; 5 Maggio 2010  <p>Lancio di molotov a margine della manifestazione nel secondo giorno di sciopero generale che ha paralizzato il Paese. Le vittime sono due donne e un uomo. Edifici in fiamme nel centro della capitale. Papandreou condanna: &ldquo;Azioni omicide. Morti causate dall&rsquo;irresponsabilit&agrave; politica&rdquo; dal nostro inviato</p> <p>ATENE &ndash; Il grande sciopero generale indetto dai sindacati per protestare contro le misure d&rsquo;austerity in Grecia finisce in tragedia. Tre persone &ndash; due uomini e una donna &ndash; sono morti soffocati dal fumo in un edificio di Stadiou 23, dopo che alcuni manifestanti hanno incendiato con bottiglie molotov la </p><p><a href="/atene-in-fiamme-scontri-e-violenze-tre-morti-in-una-banca-incendiata.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><em>repubblica.it &ndash; 5 Maggio 2010 </em>
<p>Lancio di molotov a margine della manifestazione nel secondo giorno di  sciopero generale che ha paralizzato il Paese. Le vittime sono due donne  e un uomo. Edifici in fiamme nel centro della capitale. Papandreou  condanna: &ldquo;Azioni omicide. Morti causate dall&rsquo;irresponsabilit&agrave; politica&rdquo;  dal nostro inviato</p>
<p><span id="more-30344"></span>ATENE &ndash; Il grande sciopero generale indetto dai sindacati per protestare  contro le misure d&rsquo;austerity in Grecia finisce in tragedia. Tre persone  &ndash; due uomini e una donna &ndash; sono morti soffocati dal fumo in un edificio  di Stadiou 23, dopo che alcuni manifestanti hanno incendiato con  bottiglie molotov la filiale della Marfin Egnatia Bank al piano terreno.  Al momento non &egrave; chiaro se le vittime si trovassero nell&rsquo;agenzia o in  uno dei due piani superiori. Sul luogo &ndash; dove &egrave; appena arrivato Andreas  Vgenopoulos, l&rsquo;amministratore delegato della Marfin &ndash; sono presenti un  camion dei pompieri, due ambulanze e decine di poliziotti in assetto  anti-sommossa, anche perch&eacute; sia in zona che verso Exarchia &ndash; quartiere  generale delle frange anarchiche pi&ugrave; violente &ndash; sono ancora in corso  violentissimi scontri. </p>
<p>Il dramma &egrave; arrivato a margine di una giornata tesissima. Alle 12 &egrave;  partito da piazza Omonoia l&rsquo;immenso corteo convocato dai sindacati del  settore pubblico e privato, aperto dall&rsquo;enorme striscione &ldquo;I lavoratori  contro le misure del governo Papandreou&rdquo;. Dietro un serpentone  interminabile di persone (27mila secondo la polizia, pi&ugrave; del doppio  secondo gli organizzatori) lungo tre chilometri. Madri con i figli in  carrozzina, pensionati. &lt;Non c&rsquo;entrano destra o sinistra &ndash; dice Anna  Markopoulos, impiegata al ministero della cultura &ndash; oggi ci siamo  tutti&gt;. Obiettivo: protestare contro un&rsquo;austerity che taglia del 20-25%  salari e pensioni, soprattutto per i 560 mila lavoratori nel settore  statale. </p>
<p>La situazione si &egrave; lentamente deteriorata quando la testa della  manifestazione ha raggiunto Piazza Syntagma, sede del Parlamente.  &ldquo;Ladri, ladri&rdquo;, ha iniziato a scandire la folla. Poi qualche centinaio  di persone &ndash; non anarchici ma soprattutto operai del settore elettrico e  portuali del Pireo &ndash; hanno cercato di sfondare i cordoni della polizia  schierata sulla scalinata davanti all&rsquo;edificio dove domani i  parlamentare dovrebbero approvare i tagli da 30 miliardi al bilancio. E  la polizia, fino a quel momento molto defilata, ha risposto a pi&ugrave;  riprese con fitti lanci di lacrimogeni, respingendo l&rsquo;assalto, tra i  fischi della gente . </p>
<p>Gli incidenti pi&ugrave; violenti sono scoppiati per&ograve; in coda alla  manifestazione, nella parte presidiata dai Koukoulofori, gli anarchici  incappucciati e vestiti in nero di Exarchia. Un paio di migliaia di  giovanissimi che hanno iniziato a incendiare auto non appena il loro  corteo &egrave; partito dal Politecnico di Atene. I fischi del resto dei  manifestanti non li hanno fermati. Anzi. Gli incidenti sono proseguiti  per tutta via Stadiou con vetrine rotte, sassaiole contro la polizia,  lancio di bottiglie incendiarie e cassonetti dati alle fiamme. Fino  all&rsquo;assalto alla Marfin, uno dei pochissimi esercizi aperto sulla  strada, dove le altre banche avevano abbassato le serrande per il timore  di violenze. </p>
<p>Lo scontro con le forze dell&rsquo;ordine &egrave; proseguito per una ventina di  minuti anche davanti al Parlamento, con il lancio di molotov davanti  all&rsquo;hotel Grande Bretagne, quello che ha ospitato la delegazione  Fmi-Bce, sul cui muto un anarchico con lo spray nero ha scritto &ldquo;Imf-Usa  go home&rdquo;. Nel tardo pomeriggio la situazione &egrave; ancora molto incerta. E  Atene, dopo il dramma dei tre morti, teme una notte di fuoco. </p>
<p>Gli incidenti di oggi, anche se provocati per la loro parte pi&ugrave; violenta  da una frangia marginale della manifestazione contestata dal resto del  corteo, rischiano di rendere ancor pi&ugrave; complicato il via in Parlamento,  previsto per domani, del pacchetto di misure necessario a sbloccare la  prima tranche di aiuti internazionali e consentire ad Atene di pagare 9  miliardi di debito in scadenza il 19 maggio. &lt;Le morti di oggi sono un  atto omicida e di irresponsabilit&agrave; politica&gt;, ha detto il premier. La  sua intenzione pare essere quella di tirare dritto. I sindacati  rifletteranno invece in serata quali nuovi azioni di protesta  organizzare dopo la tragedia della banca di via Stadiou.</p>
<p><em>di ETTORE LIVINI</em></p>
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					<comments>/papandreu-annuncia-laccordo-taglieremo-stipendi-e-pensioni.html#comments</comments><creator></creator><pubdate>Wed, 05 May 2010 17:20:50 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=30324</guid><description>repubblica.it &ndash; 2 Maggio 2010  <p>Intesa con Ue, Fmi e Bce per aiuti fino a 120 miliardi. Congelati per tre anni gli emolumenti dei lavoratori pubblici. Si riunisce l&rsquo;Eurogruppo. La Germania: &ldquo;Dovranno applicare l&rsquo;accordo alla lettera&rdquo; ATENE &ndash; La Grecia ha raggiunto l&rsquo;accordo con Fondo Monetario Internazionale, Ue e Banca centrale europea per sbloccare gli aiuti internazionali (110 miliardi in tre anni) necessari &ldquo;per salvare il paese dalla bancarotta&rdquo;, come ha ammesso il premier Giorgos Papandreou. &ldquo;L&rsquo;intesa &egrave; stata presa nell&rsquo;interesse nazionale e comporter&agrave; grandi sacrifici per il paese&rdquo;, ha detto il presidente del consiglio in un tesissimo consiglio </p><p><a href="/papandreu-annuncia-laccordo-taglieremo-stipendi-e-pensioni.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><em>repubblica.it &ndash; 2 Maggio 2010 </em>
<p>Intesa con Ue, Fmi e Bce per aiuti fino a 120 miliardi. Congelati per  tre anni gli emolumenti dei lavoratori pubblici. Si riunisce  l&rsquo;Eurogruppo. La Germania: &ldquo;Dovranno applicare l&rsquo;accordo alla lettera&rdquo; <br><span id="more-30324"></span>ATENE &ndash; La Grecia ha raggiunto l&rsquo;accordo con Fondo Monetario  Internazionale, Ue e Banca centrale europea per sbloccare gli aiuti  internazionali (110 miliardi in tre anni) necessari &ldquo;per salvare il  paese dalla bancarotta&rdquo;, come ha ammesso il premier Giorgos Papandreou.  &ldquo;L&rsquo;intesa &egrave; stata presa nell&rsquo;interesse nazionale e comporter&agrave; grandi  sacrifici per il paese&rdquo;, ha detto il presidente del consiglio in un  tesissimo consiglio dei ministri straordinario riunitosi stamani. A  Bruxelles i ministri finanziari dell&rsquo;eurogruppo hanno approvato un  accordo secondo il quale dai paesi dell&rsquo;eirozona arriveranno 80 miliardi  mentee gli altri 30 saranno messi a disposizione dal Fondo monetario  internazionale. </p>
<p>Le misure imposte dalla trojka &ndash; che verranno votate dal parlamento di  Atene in seduta straordinaria domani o marted&igrave; &ndash; sono durissime: la  Gecia traglier&agrave; di 30 miliardi il suo deficit per riportarlo sotto il 3%  del Pil entro il 2014. In questo periodo il debito del paese arriver&agrave;  fino quasi al 150% del prodotto interno lordo per poi scendere dal 2014.  Sul fronte delle entrate ci sar&agrave; un aumento dal 21 al 23% dell&rsquo;Iva e  nuove tasse su alcool, sigarette, scommesse e benzina. Su quello delle  uscite sono invece in arrivo tagli draconiani su stipendi e pensioni.  &ldquo;Abbiamo accettato queste condizioni assicurando per&ograve; garanzie per  tutelare la fascia pi&ugrave; debole della popolazione &ndash; ha detto il ministro  delle finanze Giorgos Papakonstantinou, l&rsquo;architetto del piano &ndash; .  Sappiamo che sono decisioni durissime, ma serviranno a cambiare il  paese. E siamo sicuri che la maggioranza dei greci sar&agrave; con noi&rdquo;. </p>
<p>
Il governo ha salvato la 13esima e la 14esima, due simboli della lotta  sindacale delle ultime settimane. Ma ne ha ridotto l&rsquo;importo massimo a  mille euro. Gli incentivi di questo tipo saranno bloccati per tutti gli  stipendi pubblici oltre i 3mila euro e le pensioni oltre i 2.500. I  compensi del settore statale e le pensioni rimarranno congelati per tre  anni e interventi paralleli saranno fatti per tagliare (-8%) i premi che  costituiscono una fetta importante delle retribuzioni elleniche gi&agrave;  ridotto del 12% poche settimane fa. I dipendenti pubblici, a valle dei  tre piani di austerity del governo, vedranno i loro emolumenti scendere  di oltre il 20%. Alle aziende pi&ugrave; redditizie (leggi banche) sar&agrave; chiesto  un contributo di solidariet&agrave; per la salvezza della nazione. L&rsquo;et&agrave;  pensionabile sar&agrave; equiparata per uomini e donne e salir&agrave; ai 65 anni con  un minimo di contributi in crescita graduale da 35 e 40 anni e un  meccanismo per adeguarla in automatico all&rsquo;incremento delle aspettative  di vita. </p>
<p>Gli accordi prevedono anche una rivoluzione dell&rsquo;amministrazione fiscale  per ridurre l&rsquo;evasione, misure che rendono pi&ugrave; semplici i licenziamenti  e un&rsquo;iniezione di flessibilit&agrave; sul mercato del lavoro (si potr&agrave;  licenziare di pi&ugrave; e con meno vincoli) e delle professioni. Verr&agrave;  stabilito un salario minimo per giovani e disoccupati a lungo termine.  L&rsquo;amministrazione pubblica sar&agrave; ridisegnata cancellando decine di  provincie e di comuni. </p>
<p>Fmi, Ue e Bce valuteranno ogni tre mesi l&rsquo;avanzamento del progetto che  consentir&agrave; alla Grecia &ldquo;di non essere costretta a cercar soldi sul  mercato per i prossimi tre anni&rdquo;, ha detto Papakonstantinou. L&rsquo;austerity  aggraver&agrave; la crisi economica: il pil &egrave; stato rivisto al rbasso (-4%) per  quest&rsquo;anno, per poi scender ancora del 2,6% nel 2011 e riprendere a  crescere (+1,1%) nel 2011. Grazie all&rsquo;accordo e dopo l&rsquo;ok agli aiuti dei  singoli paesi europei &ndash; la Germania contribuir&agrave; con 8,4 miliardi,  l&rsquo;Italia con 5,5 &ndash; Atene dovrebbe ricevere entro il 19 maggio circa 9  miliardi per rifinanziare il suo debito in scadenza ed evitare il default. </p>
<p>La situazione economica greca &egrave; precipitata dopo le elezioni dello  scorso ottobre. Quando il nuovo governo socialista ha annunciato che i  conti ereditati dall&rsquo;esecutivo conservatore di Costas Karamanlis erano  di gran lunga peggiori di quanto certificato fino a poche settimane  prima dall&rsquo;istituto nazionale di statistica (subordinato in Grecia fino  a poche settimane fa al controllo del governo). Il rapporto deficit/pil  del paese &ndash; stimato prima della scoperta della voragine al 3,9% &ndash; &egrave;  stato rivisto da allora al rialzo quattro volte e il ministro delle  finanze Giorgos Papakonstantinou ha confermato nelle scorse settimane  che potrebbe arrivare fino al 14%. </p>
<p>I negoziati per l&rsquo;accordo con il Fondo Monetario e la Ue non sono stati  semplici per due motivi: la riluttanza della Germania a salvare Atene  (oltre l&rsquo;80% dei tedeschi &egrave; contrario e il 9 maggio sono previste  importanti elezioni regionali in Rhenania Westfalia) e la complessa  mediazione tra Washington e Bruxelles per capire chi dovr&agrave; monitorare i  progressi di Atene. Ancora stamattina, in un&rsquo;intervista pubblicata dal  Bild Am Sonntag, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato che  la Germania intende rivedere le regole dell&rsquo;Eurozona, prevedendo se  necessario la sospensione del diritto di voto per quei Paesi che non  rispettino i propri impegni finanziari. E entrando nella riunione dei  ministri finanziari dell&rsquo;Eurogruppo, il responsabile tedesco ha  minacciato: &ldquo;La Grecia dovr&agrave; applicare il piano alla lettera&rdquo; </p>
<p>Il pacchetto lacrime e sangue annunciato dal governo dovr&agrave; per&ograve; passare  ancora l&rsquo;esame della piazza: il primo banco di prova significativo &ndash;  dopo gli incidenti di ieri tra anarchici e polizia davanti al Parlamento  &ndash; sar&agrave; per mercoled&igrave; prossimo quando i sindacati pubblici e privati  hanno convocato una manifestazione per protestare contro le misure.</p>
<p><em>di ETTORE LIVINI</em></p>
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					<comments>/grecia-se-la-politica-resta-prigioniera-della-finanza.html#comments</comments><creator></creator><pubdate>Wed, 05 May 2010 17:17:58 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=30294</guid><description>repubblica.it &ndash; 29 Aprile 2010 <p>Le proporzioni della crisi greca sono modeste in rapporto all&rsquo;economia europea. Ma i tempi della finanza non coincidono con quelli della politica: in attesa delle elezioni tedesche, si &egrave; aperta una finestra speculativa &ldquo;perfetta&rdquo; per rovinare un paese e contagiare gli altri. Mentre l&rsquo;Europa non riesce a liberarsi dall&rsquo;ideologia che ha portato alla grande recessione. </p> <p>Si pu&ograve; guardare alla crisi finanziaria che investe in questi giorni la Grecia da almeno tre punti di vista diversi. </p> <p>1. Un&rsquo;evidente ignoranza delle (modeste) dimensioni del problema. </p> <p>La Grecia ha un Prodotto interno lordo (Pil) di </p><p><a href="/grecia-se-la-politica-resta-prigioniera-della-finanza.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><em>repubblica.it &ndash; 29 Aprile 2010</em>
<p>Le proporzioni della crisi greca sono modeste in rapporto all&rsquo;economia  europea. Ma i tempi della finanza non coincidono con quelli della  politica: in attesa delle elezioni tedesche, si &egrave; aperta una finestra  speculativa &ldquo;perfetta&rdquo; per rovinare un paese e contagiare gli altri.  Mentre l&rsquo;Europa non riesce a liberarsi dall&rsquo;ideologia che ha portato  alla grande recessione. </p>
<p><span id="more-30294"></span>Si pu&ograve; guardare alla crisi finanziaria che investe in questi giorni la  Grecia da almeno tre punti di vista diversi. </p>
<p>1. Un&rsquo;evidente ignoranza delle (modeste) dimensioni del problema. </p>
<p>La Grecia ha un Prodotto interno lordo (Pil) di 235 miliardi di euro nel  2009, che vale meno del 2% del totale dell&rsquo;Unione europea e il 2,5%  dell&rsquo;area euro. Ha meno dell&rsquo;1 per cento della produzione manifatturiera  dell&rsquo;Unione e un Pil procapite di 21 mila euro l&rsquo;anno, contro 29 mila in  Germania. Il debito pubblico totale &egrave; intorno ai 250 miliardi di euro,  che lo porta al 115% del Pil, la stessa quota dell&rsquo;Italia nel 2009. Il  deficit pubblico si &egrave; impennato e nel 2010 potrebbe arrivare al 15% del  Pil. Atene (e Roma) sono per&ograve; in buona compagnia: l&rsquo;ultimo World  economic outlook del Fondo monetario mostra che l&rsquo;insieme dei paesi  avanzati (Usa inclusi) ha nel 2010 un rapporto deficit/Pil del 9%  (contro poco pi&ugrave; dell&rsquo;1% prima della crisi del 2008) e un rapporto  debito/Pil che &egrave; salito rapidamente al 100%. Gli effetti della crisi  hanno fatto saltare ovunque i conti pubblici. </p>
<p>Il problema specifico della Grecia sta nell&rsquo;assenza di risparmio privato  interno che possa finanziare il debito pubblico. Quasi tutto il debito  pubblico &egrave; detenuto dall&rsquo;estero, circa 200 miliardi di euro, nelle mani  soprattutto di investitori di Germania, Francia, Svizzera, Austria. Gli  operatori privati hanno invece un sostanziale pareggio tra attivit&agrave; e  passivit&agrave; con l&rsquo;estero (intorno ai 112 miliardi di euro). Viceversa,  l&rsquo;Italia ha un debito pubblico verso l&rsquo;estero di 800 miliardi di euro  (quattro volte la Grecia), che rappresenta per&ograve; circa la met&agrave; del debito  pubblico totale, il resto &egrave; detenuto da italiani. </p>
<p>Dei 200 miliardi di euro di debito estero della Grecia, a breve (il 19  maggio prossimo) vengono a scadenza 9 miliardi di euro. Le dimensioni  assolute della crisi risultano quindi modeste; rapportato all&rsquo;economia  italiana, &egrave; come se un comune come Torino non potesse pagare i debiti.  Rapportato alle dimensioni dei mercati finanziari, i 9 miliardi di euro  di debito in scadenza per Atene sono equivalenti a quanto le borse  europee finanziano le imprese per emissioni di nuovi titoli in dieci  giorni (considerando la media del febbraio 2010), e rappresentano poco  pi&ugrave; dell&rsquo;1% dei movimenti di capitale in entrata nell&rsquo;area euro del 2008  (dati dal Global financial stability report del Fondo monetario, aprile  2010). In ogni caso, l&rsquo;Unione europea e il Fondo monetario hanno  preparato un piano di finanziamenti agevolati di 45 miliardi di euro che  potrebbe risolvere le difficolt&agrave; di Atene. </p>
<p>2. Una spettacolare asimmetria tra ciclo politico e ciclo economico </p>
<p>Il problema &egrave; che i tempi della finanza non coincidono con quelli della  politica. L&rsquo;Unione europea e l&rsquo;eurozona non si sono date strutture per  affrontare crisi di questo tipo e, senza un rapido sistema di decisione  politica, la crisi greca &egrave; montata progressivamente nella distrazione  dei politici: quando precipita, ci si trova alla vigilia delle elezioni  regionali tedesche, che impongono al governo di Berlino una certa  rigidit&agrave; (pi&ugrave; nella forma che nella sostanza) e &ndash; soprattutto &ndash; il  rinvio della decisione sul finanziamento europeo al 10 maggio, dopo le  elezioni. Si apre cos&igrave; una finestra speculativa &ldquo;perfetta&rdquo;, alimentata  da un susseguirsi di dichiarazioni allarmiste e di vendite dei titoli  greci sui mercati che alimentano in un circolo vizioso le aspettative di  crisi finanziaria per Atene e per l&rsquo;euro. Le voci discordi, i silenzi e  i rinvii delle autorit&agrave; politiche aggravano la spirale e martedi scorso  Standard&amp;Poor classifica i titoli di debito pubblico greco come  &ldquo;spazzatura&rdquo;. Soltanto Paul Krugman, dalle colonne del New York Times,  risponde con una durissima critica alla mancanza di credibilit&agrave; delle  agenzie di rating. </p>
<p>Proprio mentre Goldman Sachs &egrave; sotto inchiesta negli Stati uniti per la  speculazione al ribasso sui mutui immobiliari che ha contribuito al  crollo della finanza Usa, speculare contro i paesi &ldquo;fragili&rdquo; sul piano  finanziario diventa una ghiotta occasione per nuovi profitti speculativi  che possano risollevare un po&rsquo; i bilanci delle banche provate dalla  crisi. La finanza inizia a guadagnare chiedendo tassi d&rsquo;interesse pi&ugrave;  alti &ndash; per comprare i titoli di stato decennaili di Atene si chiede ora  un rendimento di 7 punti percentuali pi&ugrave; alto dei Bot tedeschi (due mesi  fa era di quattro punti) -, scommette sul deprezzamento del valore dei  titoli pubblici e addirittura sull&rsquo;insolvibilit&agrave; del governo di Atene,  una replica della crisi argentina di qualche anno fa. A farne le spese &ndash;  se non ci sar&agrave; un risveglio della politica &ndash; sono la Grecia oggi, domani  Portogallo, Spagna e Irlanda, dopodomani l&rsquo;Italia. </p>
<p>3. Uno strano braccio di ferro tra mercati finanziari e potere politico </p>
<p>Tutto questo si pu&ograve; leggere come un braccio di ferro tra i mercati  finanziari e un potere politico frammentato tra Bruxelles, Francoforte,  Washington, Berlino e poche altre capitali europee &ndash; non pu&ograve; non colpire  l&rsquo;assoluto silenzio di Roma. Mentre negli Usa il presidente Obama lancia  la sua campagna per regolare e ridimensionare la finanza, l&rsquo;Unione  europea e l&rsquo;eurozona &ndash; a un anno e mezzo dallo scoppio della crisi  finanziaria &ndash; non parlano ancora di riforme per controllare il sistema  finanziario. Colpita dalla crisi, ma salvata dai governi &ndash; ricordiamoci  le nazionalizzazioni massicce delle banche di Gran Bretagna, Germania,  Irlanda, Islanda e molti altri paesi, che sono alla radice dell&rsquo;aumento  dei deficit pubblici &ndash; la finanza ora addenta la mano pubblica che  l&rsquo;aveva sottratta al fallimento. </p>
<p>Il problema &egrave; che i governi &ndash; spesso nelle varianti sia di centro-destra  che di centro-sinistra -, i politici, i responsabili delle autorit&agrave; di  controllo sono in molti casi gli stessi che avevano cavalcato la  liberalizzazione della finanza e consentito la speculazione. Continuano  a credere che sia bene lasciare i mercati di finanza e monete senza  vincoli e tasse, sanno che i consigli di ammistrazione accolgono  volentieri ex ministri e banchieri centrali e, in molti casi, provengono  essi stessi da esperienze nelle banche d&rsquo;investimento internazionali. La  politica, insomma &ndash; nonostante il conto pesantissimo pagato alla crisi &ndash;  sembra incapace di pensare ad assetti diversi dei rapporti tra bene  comune e interessi privati, finanza ed economia reale, capitale e  lavoro. Sembra ancora prigioniera della visione del mondo neoliberista  e, a quanto pare, non se ne sono liberati nemmeno gli elettori dei paesi  europei: il 6 maggio in Gran Bretagna a raccogliere pi&ugrave; voti potrebbero  essere i conservatori di David Cameron che promettono di ridurre subito  l&rsquo;intervento dello stato nell&rsquo;economia. </p>
<p>Altri aspetti della crisi greca erano gi&agrave; stati analizzati mesi fa su  sbilanciamoci.info in un articolo di Laura Bisio (Crisi del debito: oggi  Atene, domani Roma?) e di Alberto Bagnai (Anche l&rsquo;Europa ha i suoi stati  subprime). Lezioni ulteriori di grande importanza riguardano i rapporti  tra dinamiche dell&rsquo;economia reale e squilibri finanziari, e l&rsquo;ovvia  questione di chi pagher&agrave; i costi della crisi. Per Atene, prima ci sono  state le perdite di capacit&agrave; produttiva, competitivit&agrave; e posti di  lavoro, fino ad arrivare a essere il paese Ue che ha la quota pi&ugrave; bassa  di occupazione industriale. Ora arrivano i tagli per i dipendenti  pubblici, i salari, i servizi, nell&rsquo;impossibile tentativo di pareggiare  i conti pubblici e di placare la speculazione creando povert&agrave; nel paese.  Dall&rsquo;esito della crisi di Atene si vedr&agrave; molto del futuro dell&rsquo;Europa, e  di quello che aspetta l&rsquo;Italia.</p>
<p><em>di Mario Pianta, da sbilanciamoci.info</em></p>
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