<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD HTML 4.0 Transitional//EN" "http://www.w3.org/TR/REC-html40/loose.dtd">
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	<description>cospira precario</description><lastbuilddate>Tue, 18 Oct 2011 12:57:43 +0000</lastbuilddate><language>it-IT</language><updateperiod>
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					<comments>/15-ottobre-giornata-globale-contro-l%e2%80%99austerity-dal-diritto-all%e2%80%99insolvenza-allo-sciopero-precario.html#respond</comments><creator></creator><pubdate>Mon, 26 Sep 2011 17:05:11 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=34397</guid><description>Il 15 ottobre &egrave; stata lanciata una giornata, a carattere europeo, di mobilitazione contro l&rsquo;austerity e le politiche neoliberiste, assunte come strategiche dalla Commissione europea e dalla BCE e peraltro responsabili dell&rsquo;ultimo pesante ciclo di crisi globale e finanziaria che le banche e le grandi lobby hanno scatenato contro la cittadinanza tutta. Dal 15 al 18 Settembre abbiamo attraversato l&rsquo;hub meeting di Barcellona con le reti e le soggettivit&agrave; che in questa fase storica hanno scelto di riconoscersi in uno spazio politico comune, costituitosi un po&rsquo; ovunque fra le rivolte che hanno segnato una vasta parte dell&rsquo;area mediterranea <p><a href="/15-ottobre-giornata-globale-contro-l%e2%80%99austerity-dal-diritto-all%e2%80%99insolvenza-allo-sciopero-precario.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><iframe title="15 ottobre: verso lo sciopero precario." src="https://player.vimeo.com/video/30404181?dnt=1&amp;app_id=122963" width="640" height="480" frameborder="0" allow="autoplay; fullscreen" allowfullscreen></iframe>Il 15 ottobre &egrave; stata lanciata una giornata, a carattere europeo, di mobilitazione contro l&rsquo;austerity e le politiche neoliberiste, assunte come strategiche dalla Commissione europea e dalla BCE e peraltro responsabili dell&rsquo;ultimo pesante ciclo di crisi globale e finanziaria che le banche e le grandi lobby hanno scatenato contro la cittadinanza tutta.<br><span id="more-34397"></span><br>
Dal 15 al 18 Settembre abbiamo attraversato l&rsquo;hub meeting di Barcellona con le reti e le soggettivit&agrave; che in questa fase storica hanno scelto di riconoscersi in uno spazio politico comune, costituitosi un po&rsquo; ovunque fra le rivolte che hanno segnato una vasta parte dell&rsquo;area mediterranea ed europea, arrivando a scalfire anche la nostra Italietta &ndash; dalla fiammata dello scorso autunno studentesco, culminata nei tumulti del 14 dicembre, fino alla pi&ugrave; solida resistenza Notav, radicata e sedimentata sul territorio dentro uno scontro politico condotto con grande intelligenza e radicalit&agrave;.
<p>Procedendo sul nuovo terreno di un vero protagonismo sociale contro le politiche di austerity, per il prossimo 15 ottobre vorremmo indicare un<br>
percorso, uno spazio di relazione e di movimento, un&rsquo;area di corteo ampia che determini una rottura del quadro di compatibilit&agrave; e di pacificazione sociale imposto dalla governance, anche oltre il governo Berlusconi: per la conquista di un piano costituente che rivendichi con orgoglio l&rsquo;autonomia e l&rsquo;indipendenza delle forme di vita comuni, nel lavoro e con il reddito oltre il lavoro, nelle scelte sociali e sessuali, che praticano la liberazione da un intero sistema di potere politico ed economico in crisi.</p>
<p>Vogliamo costruire questo percorso verso e oltre il 15 per affermare in quella giornata &ndash; e nelle giornate precedenti &ndash;, nelle pratiche e nella<br>
comunicazione, il punto di vista precario.<br>
Il lavoro non &egrave; un bene comune perch&eacute; azzerando i nostri diritti e negandoci ogni libert&agrave; di scelta lo hanno reso maledetto. Per questo &egrave; necessario conquistare un reddito di base incondizionato, non pagare il debito, riappropriarsi dei beni comuni e dei saperi, affermando la dimensione transnazionale di questa lotta, a partire dalle lotte dei migranti per la rottura del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.</p>
<p>Siamo sempre pi&ugrave; consapevoli che la reale alternativa alla crisi vive nei processi di indipendenza e cooperazione che sapremo creare nelle lotte.<br>
&ldquo;Non ci rappresenta nessuno&rdquo; &egrave; il&nbsp; motivo centrale della nuova sinfonia corale composta dalla sintesi dei ragionamenti, delle strategie e delle<br>
pratiche condivise fra tanta umanit&agrave; riunitasi a Barcellona, come anche il 24 e 25 settembre a Bologna.</p>
<p>Lo spazio costituente che si vuole definire oggi&nbsp; &egrave; quello che guarda, in una prospettiva di medio-lungo termine, alla costruzione, all&rsquo;affinamento e alla diffusione delle lotte contro la precariet&agrave; imposta dall&rsquo;attuale modello di governo del capitale a scapito delle nostre vite.</p>
<p>Una tappa fondamentale di questo percorso &egrave; la costruzione della giornata del 15 ottobre.<br>
Ecco perch&eacute; proponiamo di caratterizzare quella giornata e la nostra presenza alle mobilitazioni costruendo uno spazio sociale e di movimento che reclami il diritto all&rsquo;insolvenza, al reddito e alla libert&agrave; di movimento per tutti i soggetti che stanno pagando la crisi.</p>
<p>Partendo da questi contenuti, il 15 ottobre faremo valere il protagonismo dei precari e delle precarie e rilanceremo la scommessa dello sciopero<br>
precario.<br>
A dicembre sperimenteremo esperienze di sciopero dentro e contro la precariet&agrave;, un processo che metta in campo una comunicazione e una<br>
cooperazione tra le precarie e i precari a partire dalla crisi della rappresentanza politica e sindacale, uno sciopero che arrivi a colpire laddove fa pi&ugrave; male: dove si fanno i profitti, dove si produce e riproduce il capitale.</p>
<p>Per il 15 ottobre vogliamo costruire uno spazio di attraversamento per tutte le generazioni precarie che trasformi l&rsquo;indignazione in conflitto e che<br>
porti verso lo sciopero precario; vogliamo dare vita a una rete che realizzi iniziative comuni di avvicinamento dal 7 al 14 ottobre come promosso<br>
dall&rsquo;Hub-meeting&nbsp; di Barcellona, nella settimana di mobilitazione europea contro l&rsquo;austerity.<br>
Questa messa in rete &egrave; la modalit&agrave; che scegliamo per l&rsquo;interconnessione delle nostre esperienze: capace di includere i singoli come i collettivi, di<br>
intrecciarsi con altre reti e percorsi, di ridurre le distanze e la frammentazione, di far viaggiare i contenuti e le pratiche riproducibili dentro e fuori i confini dello stato-nazione, dentro e oltre la giornata del 15 ottobre.</p>
<p>*Stati generali della precariet&agrave;*<br>
www.scioperoprecario.org</p>
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					<comments>/wikistrike.html#comments</comments><creator></creator><pubdate>Thu, 14 Apr 2011 09:42:26 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=33623</guid><description>Il Wikistrike &egrave; un&rsquo;enciclopedia creata dalla nostra intelligenza collettiva per mettere a disposizione di tutte/i uno strumento contro la precariet&agrave; e al servizio dello sciopero precario. A Roma agli Stati Generali della Precariet&agrave; cerca il libretto con i lemmi sulla precariet&agrave;, sui modi per fronteggiarla, sulle sue cause e sulle sue possibili soluzioni. &Egrave; un testo che gioca con il nome di Wikipedia perch&eacute; assomiglia a una minienciclopedia ma soprattutto perch&eacute; &egrave; basato sul metodo wiki. Il Wikistrike &egrave; stato creato collettivamente da chi vive nella precariet&agrave; e vuole fare agitazione nella precariet&agrave;. Ed &egrave; aperto: dopo gli Stati Generali <p><a href="/wikistrike.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><a href="/wp-content/uploads/2011/04/wikistrike.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-33624" title="wikistrike" src="/wp-content/uploads/2011/04/wikistrike-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" srcset="/wp-content/uploads/2011/04/wikistrike-212x300.jpg 212w, /wp-content/uploads/2011/04/wikistrike-106x150.jpg 106w, /wp-content/uploads/2011/04/wikistrike.jpg 413w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px"></a>Il Wikistrike &egrave; un&rsquo;enciclopedia creata dalla nostra intelligenza  collettiva per mettere a disposizione di tutte/i uno strumento contro la  precariet&agrave; e al servizio dello sciopero precario. A Roma agli <a href="/?p=33348">Stati Generali della Precariet&agrave;</a> cerca il libretto con i lemmi sulla  precariet&agrave;, sui modi per fronteggiarla, sulle sue cause e sulle sue  possibili soluzioni. &Egrave; un testo che gioca con il nome di Wikipedia  perch&eacute; assomiglia a una minienciclopedia ma soprattutto perch&eacute; &egrave; basato  sul metodo wiki. Il Wikistrike &egrave; stato creato collettivamente da chi  vive nella precariet&agrave; e vuole fare agitazione nella precariet&agrave;. Ed &egrave;  aperto: dopo gli Stati Generali vorremmo che l&rsquo;intelligenza e i saperi  dei precari continuassero ad aggiornare, pensare, aggiungere, rivoltare  come un calzino le voci che lo compongono: Precariet&agrave;, Silvio  Berlusconi, Welfare, Cash &amp; Crash, Reddito, Ricatto e consenso,  Cospirazione, Media sociali, Sciopero precario, Crisi, Subvertising,  Migranti, San Precario.
<p>Perch&eacute; come dice il saggio: &ldquo;Un mondo popolato da precari/e &egrave; il mondo  che sognano le imprese; un mondo creato e pensato dai precari &egrave; il loro  peggiore incubo.&rdquo;</p>
<p><a href="/?file_id=140">Scarica in formato pdf</a> (~1.5MB)</p>
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					<comments>/laffaire-lampedusa.html#respond</comments><creator></creator><pubdate>Thu, 31 Mar 2011 10:33:41 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=33386</guid><description>&ldquo;Si organizzino delle navi per fare da barriera nel Canale di Sicilia&rdquo; questa la brillante idea del governatore Raffaele Lombardo per bloccare l&rsquo;arrivo dei migranti dal Nord Africa a Lampedusa. Se finora l&rsquo;equilibrio interno a questo avamposto della detenzione amministrativa ha in qualche modo retto, &egrave; grazie allo straordinario spirito di tolleranza ed accoglienza dimostrato dalla popolazione isolana giunta ormai all&rsquo;esasperazione, ma ciononostante fermamente refrattaria ai discorsi xenofobi e razzisti che i vari Bossi, Borghezio o Le Pen cercano di instillare in primis negli abitanti di Lampedusa. <p><a href="/laffaire-lampedusa.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded><a href="/wp-content/uploads/2011/03/lampedusa-gli-sbarchi-migranti-in-fuga-dal.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-33387" title="lampedusa-gli-sbarchi-migranti-in-fuga-dal" src="/wp-content/uploads/2011/03/lampedusa-gli-sbarchi-migranti-in-fuga-dal-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150"></a>&hellip;ovvero come una persona in cerca di un futuro migliore diventa un &ldquo;clandestino&rdquo;
<p>&ldquo;Si organizzino delle navi per fare da barriera nel Canale di Sicilia&rdquo; questa la brillante idea del governatore Raffaele Lombardo per bloccare l&rsquo;arrivo dei migranti dal Nord Africa a Lampedusa. <strong>Se finora l&rsquo;equilibrio interno a questo avamposto della detenzione amministrativa ha in qualche modo retto, &egrave; grazie allo straordinario spirito di tolleranza ed accoglienza dimostrato dalla popolazione isolana</strong><strong> </strong>giunta ormai all&rsquo;esasperazione, ma ciononostante fermamente refrattaria ai discorsi xenofobi e razzisti che i vari Bossi, Borghezio o Le Pen cercano di instillare in primis negli abitanti di Lampedusa.</p>
<p><span id="more-33386"></span>La vicenda merita una riflessione pi&ugrave; approfondita: &egrave; evidente che sulla pelle dei migranti si gioca una partita importante. Una <strong>macchina del fango</strong> che riveste con la sua retorica razzista i corpi di migliaia di persone facendole diventare i temuti &ldquo;clandestini&rdquo;. La trasformazione inizia con il trattenimento prolungato nei Cie, nei Cara o a cielo aperto sull&rsquo;isola di Lampedusa, ammucchiati oltre misura nella pi&ugrave; inimmaginabile sporcizia e deprivazione: occorre mostrare le belve sudice e ribelli ai bravi cittadini italiani e ai connazionali rimasti in patria, guardate che succede a varcare il Canale (qualcuno si ricorda le immagini degli albanesi trattenuti nello stadio di Bari nell&rsquo;agosto del 1991 con i viveri calati dall&rsquo;alto? Vent&rsquo;anni fa il &ldquo;nemico&rdquo; parlava albanese).</p>
<p>Il <em>Lager</em> &egrave; solo la forma estrema di esibizione dell&rsquo; &ldquo;essere di troppo&rdquo; di un gruppo etnico o sociale e nel contempo di monito per chi resta fuori ma potrebbe finirvi dentro. Non &egrave; un punto d&rsquo;arrivo obbligato (infatti oggi ce ne sono versioni pi&ugrave; miti, i Cpt, Cie, Cara, ecc.) e sono diversi gli &ldquo;ospiti&rdquo;, ma &egrave; importante capire come si arriva alla logica del &ldquo;campo&rdquo;: censimento identificativo (oggi zingari, anche se italiani, e immigrati), modulazione dei diritti di assistenza e cittadinanza fino alla completa esclusione, spostamento incessante per far vedere che non hanno comunanza comunitaria e territoriale con gli altri, che sono appunto &ldquo;di troppo&rdquo;, dunque impiegabili a piacere in qualsiasi tipo forzato di lavoro e, al limite, massacrabili nell&rsquo;indifferenza. Oggi il massacro non &egrave; certo la regola, se non nella forma del pogrom di avvertimento (come avvenuto a Castel Volturno e a Rosarno), mentre prevale l&rsquo;uso di campi e centri a varia denominazione come filtri per la manodopera illegale e inviti eloquenti a obbedire in silenzio, &ldquo;corpi docili e utili&rdquo; avrebbe detto Michel Foucault. La logica del villaggio recintato (ultimi Mineo e Manduria) &egrave; di richiudere un certo numero di persone con il miraggio del permesso di soggiorno da profughi e la paura dell&rsquo;espulsione. Da qui i pi&ugrave; intraprendenti scappano tentando di arrivare in Germania o in Francia (che sta esercitando un controllo ferreo sul confine di Ventimiglia), ma la maggior parte &egrave; destinata ad ingrossare le file del lavoro nero, vero cardine dell&rsquo;economia italiana.</p>
<p>Il <em>clandestino</em>, dunque, &egrave; un essere in carne ed ossa, ma la <em>clandestinit&agrave;</em> &egrave; un prodotto giuridico e sociale, fabbricato secondo un piano preciso che prevede due categorie comunicanti: <em>regolari</em> e <em>clandestini</em>. Non ci sono gli uni senza gli altri: occorre quindi fissare una distinzione arbitraria che tuteli una minoranza costruendo una maggioranza deprivata di diritti e abbandonata allo sfruttamento pi&ugrave; bieco giustificato dall&rsquo;&rdquo;essere di troppo&rdquo;. Il dispositivo attuale implica in realt&agrave; tre settori: regolari con permesso di soggiorno collegato a un contratto, clandestini espellibili (ma ben poco espulsi), richiedenti asilo. Questo terzo gruppo, peraltro ben poco tutelato nella legislazione nazionale rispetto agli standard europei, ha una funzione strettamente politica, di appendice alle campagne belliche calde o fredde. Dopo la caduta del Muro di Berlino i richiedenti asilo sono diventati imbarazzanti e nessuno se ne vuole occupare, anche perch&eacute; provenienti spesso da aree oppresse da &ldquo;amici&rdquo; dell&rsquo;Occidente (kurdi, afghani palestinesi, irakeni, maghrebini).</p>
<p>Il governo italiano si arrovella oggi sulla fittizia distinzione fra profughi di guerra (da accogliere) e clandestini (&ldquo;fora di ball&rdquo; dichiara con piglio istituzionale il ministro Bossi), cercando di mantenere la creazione artificiale di clandestinit&agrave; con evidenti contraddizioni: perch&eacute; i 200.000 tunisini espulsi dalla Libia e assistiti alla frontiera con il contributo ufficiale italiano non sarebbero profughi di guerra? Cosa li distingue dagli altri tunisini? E gli etiopi ed eritrei, che adesso riconosciamo come richiedenti asilo perch&eacute; arrivano dai porti libici, non sono gli stessi che abbiamo riconsegnato qualche mese fa ai campi di concentramento dell&rsquo;allora amico Gheddafi? Comunque vengano dosate e distribuite tali categorie, il criterio decisivo &egrave; quello dell&rsquo;<em>emergenza</em>, comodissimo per giustificare ogni arbitrio amministrativo e per mantenere i fenomeni sociali (dal mercato del lavoro alla cittadinanza) sotto un regime <em>d&rsquo;eccezione</em>. Per quanto riguarda il come uscire da questa situazione il governo italiano sembra avere le idee chiare:&ldquo;Il piano alternativo del governo prevede il respingimento di massa e dunque &ndash; se nei prossimi giorni non ci sar&agrave; un blocco degli sbarchi &ndash; la nave San Marco e quelle della flotta Grimaldi potrebbero fare direttamente rotta su Tunisi&rdquo;, Maroni dixit. Una via d&rsquo;uscita da questa logica emergenziale sarebbe quella dell&rsquo;apertura di un serio dibattito sul <strong>diritto d&rsquo;asilo europeo</strong>: un primo passo verso la costruzione della nuova Europa multietnica dei diritti e non dei bombardieri. Per non dimenticare la lezione di piazza Tahrir.</p>
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					<comments>/ne-generale-ne-generalizzato-un-modesto-sciopero-politico.html#respond</comments><creator></creator><pubdate>Tue, 08 Mar 2011 14:27:55 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=33201</guid><description>Una riflessione del Coordinamento migranti di Bologna come contributo al dibattito sullo sciopero precario <p>www.lavoromigrante.splinder.com</p> <p>Da mesi evocata, richiesta, immaginata, alla fine &egrave; arrivata la data dello sciopero generale della CGIL. Non si sa se sar&agrave; davvero l&rsquo;occasione in cui il sociale mostrer&agrave; tutta la sua forza di pressione politica. Oppure se le quattro ore di astensione dal lavoro per i diritti e contro la politica del governo saranno un contenitore nel quale ognuno potr&agrave; immaginare il proprio avversario per poi dire di averlo colpito duramente. Si vedr&agrave;. Noi ci limitiamo a osservare che lo sciopero forse non &egrave; pi&ugrave; </p><p><a href="/ne-generale-ne-generalizzato-un-modesto-sciopero-politico.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded>Una riflessione del Coordinamento migranti di Bologna come contributo al dibattito sullo sciopero precario
<p>www.lavoromigrante.splinder.com</p>
<p>Da mesi evocata, richiesta, immaginata, alla fine &egrave; arrivata la data dello sciopero generale della CGIL. Non si sa se sar&agrave; davvero l&rsquo;occasione in cui il sociale mostrer&agrave; tutta la sua forza di pressione politica. Oppure se le quattro ore di astensione dal lavoro per i diritti e contro la politica del governo saranno un contenitore nel quale ognuno potr&agrave; immaginare il proprio avversario per poi dire di averlo colpito duramente. Si vedr&agrave;. Noi ci limitiamo a osservare che lo sciopero forse non &egrave; pi&ugrave; pensabile solo come un&rsquo;astensione dal lavoro con relativa manifestazione e comizio finale; forse &egrave; necessario fare un passo avanti.</p>
<p>Intanto, tra mille difficolt&agrave;, e con una partecipazione decisamente inferiore rispetto all&rsquo;anno precedente, lo scorso primo marzo ha avuto luogo la seconda giornata senza immigrati &ldquo;24h senza di noi&rdquo;. Si potrebbe facilmente ironizzare dicendo che la giornata &egrave; effettivamente riuscita, perch&eacute; pochi immigrati vi hanno partecipato e molti forse ne ignoravano persino l&rsquo;esistenza. In questo clima di difficile visibilit&agrave; per i migranti c&rsquo;&egrave; chi ha scelto di tornare a pratiche eclatanti e simboliche che nell&rsquo;assalto al Cie, mentre urlano la giusta rabbia dentro a una situazione intollerabile, rischiano per&ograve; di rappresentare in forma rovesciata il modello emergenziale con il quale sono costantemente affrontati i movimenti dei migranti. Come non pensiamo che la precariet&agrave; sia un dato contingente della presente organizzazione del lavoro, al quale si possa rispondere con qualche aggiustamento giuridico o contrattuale, cos&igrave; non pensiamo che i movimenti dei migranti siano un fatto eccezionale da governare o da sostenere in modo episodico ed esemplare.</p>
<p>Poich&eacute; pensiamo che la presenza dei migranti sia un dato strutturale e insopprimibile all&rsquo;interno delle nostre societ&agrave;, noi abbiamo scelto un&rsquo;altra strada. Con rabbia non minore abbiamo scelto di organizzare come l&rsquo;anno scorso lo sciopero con e dei migranti. L&rsquo;abbiamo fatto attraversando dove possibile gli attivi dei delegati della Fiom, parlando con gli operai migranti e italiani nelle fabbriche e nelle cooperative, incontrando e mettendo in comunicazione il lavoro precario e migrante. Lo sciopero che ne &egrave; uscito ha visto a Bologna una partecipazione pi&ugrave; ampia di quella dello scorso anno sia per le fabbriche coinvolte sia per il numero di lavoratori che vi hanno partecipato. Un modesto sciopero politico che non ha difeso n&eacute; richiesto un contratto, ma ha opposto italiani e migranti insieme a una condizione particolare che finisce per coinvolgere tutti. Uno sciopero che ha individuato il suo avversario tanto nelle imprese, che sull&rsquo;economia della legge Bossi-Fini costruiscono i loro profitti, quanto nelle norme legislative e amministrative che consentono questo specifico regime di accumulazione di profitti.</p>
<p>Noi sosteniamo che i migranti nella loro singolarit&agrave; mostrano quotidianamente i caratteri universali della condizione precaria: sia per la regolare irregolarit&agrave; delle loro condizioni lavorative, sia per il dissolvimento dei contenuti materiali della cittadinanza che vivono sulla loro pelle. Ci&ograve; significa che ogni riflessione sul nuovo welfare dovrebbe non solo evitare il collegamento al salario come criterio della cittadinanza, ma anche porsi il problema di quali gerarchie sociali implicite potrebbe stabilire l&rsquo;accesso alle prestazioni sociali. Il welfare forse non pu&ograve; essere solo il risarcimento per il salario mancante, ma anche porsi la questione di quale relazione ogni welfare stabilisce tra le figure lavorative, visto che, per esempio, sul terreno attuale del welfare, gi&agrave; ampiamente monetarizzato, la divisione sessuale del lavoro rinnova e rafforza lo sfruttamento e l&rsquo;isolamento delle donne migranti. Per queste e altre ragioni di fronte a chi, ogni volta che si parla sciopero del lavoro migrante, dice che si tratta di uno sciopero etnico, c&rsquo;&egrave; ormai solo il fastidio. Lo sciopero del lavoro migrante non &egrave; stato, n&eacute; pu&ograve; essere, solamente lo sciopero dei migranti, ma ha attraversato e coinvolto moltissimi lavoratori, precari e non. Allo stesso tempo non pu&ograve; essere solo uno sciopero nazionale, perch&eacute; il lavoro migrante mette a nudo la dimensione transnazionale dello sfruttamento del lavoro precarizzato. Forse non &egrave; allora un caso che quest&rsquo;anno, anche a Vienna ci sia stata un&rsquo;esperienza di sciopero del lavoro migrante, cos&igrave; non dovrebbe stupire che a Bologna si sia registrata la presenza massiccia di studenti e di donne che hanno agito in autonomia, ma anche in continuit&agrave; con lo sciopero stesso.</p>
<p>L&rsquo;opposizione alla condizione migrante mette infatti in gioco tanto la possibilit&agrave; di accedere alla formazione quanto la lotta contro il patriarcato. La lotta contro una condizione composta di particolarit&agrave; non sopporta una facile sintesi generale. Gli studenti figli di migranti non tollerano pi&ugrave; l&rsquo;etichetta di seconda generazione, seguendo la saggia idea di non voler essere secondi a nessuno. Non vogliono accomodarsi insieme ai loro compagni degli istituti tecnici e professionali nella sala d&rsquo;attesa della cittadinanza nella paziente attesa di un lavoro precario e sottopagato. Le donne italiane e migranti sanno perfettamente che il patriarcato non &egrave; un residuo del passato e tanto meno il portato esotico che proviene da terre lontane, ma una modalit&agrave; concreta e attuale di organizzare i rapporti tra gli uomini e le donne e, non da ultimo, il lavoro riproduttivo, salariato o meno. Una condizione che necessariamente si oppone ai modelli di trasmissione del sapere e alle logiche pi&ugrave; intime di divisione del lavoro produttivo e riproduttivo non pu&ograve; che essere una condizione universale. Uno sciopero contro questa condizione non pu&ograve; che essere uno sciopero politico, che non ricompone tutti i protagonisti in un&rsquo;unica figura, ma li fa comunicare e agire insieme contro avversari riconosciuti come comuni.</p>
<p>Quest&rsquo;anno abbiamo propagato la parola d&rsquo;ordine dello sciopero con lo slogan: L&rsquo;abbiamo fatto e lo rifaremo&hellip; Anche dentro il dibattito e la pratica dello sciopero precario porteremo l&rsquo;esperienza di quello che abbiamo fatto, senza la pretesa di indicare un altro modello generalizzabile, ma segnalando un metodo che pu&ograve; contribuire a fare dello sciopero precario qualcosa se non nuovo almeno politicamente originale.</p>
<p>Coordinamento Migranti Bologna e Provincia</p>
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					<comments>/sgp2-report-workshop-migranti.html#respond</comments><creator></creator><pubdate>Fri, 21 Jan 2011 15:59:51 +0000</pubdate><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><category></category><guid ispermalink="false">/?p=32819</guid><description>Il workshop Migranti nella precariet&agrave;: lavoro, lotte, razzismo ha discusso l&rsquo;impatto dell&rsquo;ultimo anno di lotte dei migranti sull&rsquo;organizzazione complessiva del lavoro migrante e precario in Italia e in Europa. I passaggi fondamentali del 2010 sono stati le lotte di Rosarno, lo sciopero migrante del primo marzo, la lotta di migranti e italiani sopra e sotto la gru a Brescia e la torre di via Imbonati a Milano, la manifestazione regionale dei migranti dell&rsquo;Emilia Romagna. Se tutte queste lotte, costruite e partecipate da lavoratori e lavoratrici migranti e italiani insieme, sono stati in modi diversi punti di svolta di grande importanza, <p><a href="/sgp2-report-workshop-migranti.html">Prosegui la lettura</a></p>
]]&gt;</description><encoded>Il workshop Migranti nella precariet&agrave;: lavoro, lotte, razzismo ha discusso l&rsquo;impatto dell&rsquo;ultimo anno di lotte dei migranti sull&rsquo;organizzazione complessiva del lavoro migrante e precario in Italia e in Europa.  I passaggi fondamentali del 2010 sono stati le lotte di Rosarno, lo sciopero migrante del primo marzo, la lotta di migranti e italiani sopra e sotto la gru a Brescia e la torre di via Imbonati a Milano, la manifestazione regionale dei migranti dell&rsquo;Emilia Romagna. Se tutte queste lotte, costruite e partecipate da lavoratori e lavoratrici migranti e italiani insieme, sono stati in modi diversi punti di svolta di grande importanza, lo sciopero del primo marzo ha forse rappresentato una prima esperienza di sciopero precario, e da questo punto di vista va ulteriormente analizzato. In ogni caso in tutte quelle lotte la condizione migrante si &egrave; mostrata come intreccio di condizioni di precarizzazione della vita e del lavoro.
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<p>Abbiamo perci&ograve; assunto che il lavoro migrante &egrave; centrale per la costruzione di un punto di vista precario. Prendendo le mosse da questa convinzione il workshop ha in primo luogo affrontato il rapporto tra lavoro migrante e sindacato, l&rsquo;insufficienza delle strutture sindacali e il declino del diritto del lavoro nel suo complesso. L&rsquo;approccio a questi temi da un punto di vista precario ha evidenziato il valore paradigmatico del lavoro migrante rispetto alla precarizzazione e alla trasformazione del lavoro. Si &egrave; inoltre sottolineato come il trend europeo costituisca il quadro essenziale per comprendere i processi complessi che investono le varie realt&agrave; lavorative cos&igrave; come lo sono gli interventi legislativi recenti come il Collegato lavoro.</p>
<p>L&rsquo;irregolarit&agrave; istituzionalizzata e normata, ovvero il migrante inteso come cittadino costantemente precario, rappresenta il nodo centrale della trasformazione del rapporto tra lavoro e cittadinanza: il lato terribile del lavoro migrante &egrave; che mostra quanto irregolare pu&ograve; diventare il rapporto con il reddito, con la salute, con l&rsquo;istruzione. La condizione del migrante non dipende da eccezioni pi&ugrave; o meno occasionali al diritto vigente, ma dipende sempre pi&ugrave; dalla vigenza di un diritto che stabilisce, gestisce e difende la non uniformit&agrave;, invece che l&rsquo;uniformit&agrave;. L&rsquo;azione politica e sindacale si &egrave; invece organizzata in questi anni intorno alla polarit&agrave; cittadino lavoratore, in quanto figure dell&rsquo;uniformit&agrave; sociale. E qui ha scontato i suoi limiti. I migranti sono stati coinvolti nella crisi di quella dicotomia e allo stesso tempo hanno contribuito a farla saltare. I migranti hanno dimostrato e dimostrano che si pu&ograve; essere lavoratori senza diventare (e senza poter diventare) cittadini. Si collocano materialmente nella frattura che si allarga tra i due termini. Il loro contratto di lavoro ha conosciuto in anticipo l&rsquo;asimmetria di potere che oramai caratterizza tutti i contratti di lavoro precari. Il sindacato non sa come rappresentare i migranti perch&eacute; li vuole rappresentare come cittadini che non sono; li potrebbe rappresentare come lavoratori, ma non &egrave; strutturato per farlo, perch&eacute; la loro esistenza e il lavoro sono condizionati da misure amministrative e legislative che non vengono pattuite con il contratto di lavoro. Il &ldquo;sindacato dei servizi&rdquo;, soprattutto nel caso del lavoro migrante, la soluzione di pratiche amministrative e legali, rappresenta una scelta politica che finisce per mostrare i limiti della forma confederale del sindacato e la sua incapacit&agrave; di riconoscere la frammentazione sociale delle figure lavorative. Alla questione migrante si guarda allora come problema che si d&agrave; fuori dal lavoro, come problema che dovrebbe essere risolto riconoscendo dei diritti universali. Si deve invece riconoscere che nel lavoro migrante si sta ridefinendo non solo la presenza migrante e la sua irregolarit&agrave;, ma anche la qualit&agrave; generale del lavoro che si precarizza.</p>
<p>Definire un punto di vista precario a partire dalla condizione dei migranti significa allora farsi carico degli elementi di crisi che questa condizione mette in luce sia rispetto alle trasformazioni del lavoro contemporaneo, sia rispetto ai momenti di organizzazione politica. La discussione attorno al lavoro delle donne migranti, in questo senso, ha messo in luce la sua centralit&agrave; nei processi di destrutturazione del welfare attraverso l&rsquo;istituzionalizzazione, su scala transnazionale, della divisione sessuale del lavoro riproduttivo, ma ha anche mostrato che la monetarizzazione del welfare stesso (che &egrave; in parte gi&agrave; in atto e che sarebbe ulteriormente rafforzata anche da forme di reddito di cittadinanza) rischia sempre di alimentare quel processo di precarizzazione che si esprime nella salarizzazione del lavoro domestico e di cura. Farsi carico della condizione specifica delle donne migranti, dunque, significa anche farsi carico degli elementi critici che esse pongono rispetto alle rivendicazioni dei precari. Non si tratta di generalizzare la loro condizione, dando alla precariet&agrave; il nome di &ldquo;femminilizzazione del lavoro&rdquo;. Si tratta invece di considerare che proprio in quanto donne le migranti si trovano sempre pi&ugrave; ricattate, costrette nei percorsi definiti dalla divisione sessuale del lavoro riproduttivo transnazionale, confinate dentro a un ambito domestico che limita radicalmente le possibilit&agrave; di prendere parte alle lotte dei migranti e dei precari e che impone perci&ograve; di costruire spazi pubblici e politici in cui la dimensione domestica del lavoro salariato conquista la politicit&agrave; che a esso spetta.</p>
<p>All&rsquo;interno della discussione &egrave; stata sottolineata la funzione di controllo e repressione ricoperta dai Cie rafforzata dall&rsquo;approvazione del pacchetto sicurezza. D&rsquo;altronde questi centri non esistono solamente in Italia, ma svolgono ormai il ruolo di controllo delle migrazioni fin dentro i paesi di partenza (esemplari a questo riguardo gli accordi tra Italia e Libia per il controllo delle migrazioni nel Mediterraneo).</p>
<p>Cos&igrave; come il controllo anche i movimenti dei migranti sono per&ograve; ormai comprensibili solo nel loro spazio transnazionale e mettono in crisi ogni organizzazione sindacale e politica che non ne riconosca la centralit&agrave;. Ci&ograve; &egrave; apparso assolutamente chiaro nei lavori del Forum mondiale di Quito, nel quale si sono incontrate le esperienze dei migranti verso l&rsquo;America del nord e la condizione di quelli che rimangono nei loro luoghi di origine. La migrazione deve essere ormai compresa come un movimento che non investe solo i luoghi di arrivo, ma modifica anche la struttura sociale ed economica di quelli di partenza, e dunque ogni discorso su una cittadinanza che non pu&ograve; essere intesa solo come riconoscimento di una appartenenza nazionale. Il luogo della migrazione &egrave; uno spazio politico che si apre nel momento in cui i migranti fanno valere la loro presenza rompendo l&rsquo;istituzionalizzazione che li vuole forza lavoro utilizzabile o espellibile secondo le condizioni del mercato del lavoro. Ci&ograve; &egrave; emerso chiaramente dagli interventi dei compagni &ndash; italiani e migranti &ndash; che hanno animato le lotte sulla gru e sulla torre a Brescia e Milano.</p>
<p>&Egrave; convinzione comune e condivisa che tutte queste riflessioni, e di conseguenza le diverse iniziative, non possono prescindere dalla quotidiana esperienza di ricatto, razzismo e precariet&agrave; che sempre pi&ugrave; segna la vita dei migranti. In fondo la sanatoria truffa non &egrave; stata un caso, ma la somma tutt&rsquo;altro che casuale di tutte queste cose.</p>
<p>Il workshop si &egrave; concluso con la proposta da riportare all&rsquo;assemblea plenaria affinch&eacute; il prossimo primo marzo &ndash; nuova giornata di mobilitazione e sciopero dei migranti e con i migranti &ndash; sia assunto come una scadenza propria degli Stati generali 2.0 nel loro complesso.</p>
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