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Welfare europei: una panoramica

Il workshop aperto a tutti gli interessati ha come intento quello di presentare i sistemi di protezione sociale dei principali stati dell’Unione Europea. La base di partenza è una approfondita ricerca svolta in ambito universitario ma tradotta in linguaggio comune per essere utile a ricercatori, attivisti politici, sindacali o semplici cittadini interessati a conoscere e discutere i modi in cui è stata affrontata la precarietà nel resto d’Europa.

Cos’è nella pratica quotidiana il Welfare? Come viene declinato in Europa? Quali sono gli strumenti utilizzati per mitigare gli effetti della crescente insicurezza di reddito? E’ possibile trovare degli spunti che possano essere utili anche per la situazione italiana? In Italia quali esperienze sono state fatte e vengono fatte al riguardo?
Conoscere il ‘campo di battaglia’ sul quale si svolgerà il dibattito e le proposte di politica economica e sociale di un futuro quanto mai prossimo, potrà fornire ai partecipanti degli strumenti utili per affrontare i problemi dell’instabilità lavorativa e dell’insicurezza di reddito sulla nostra vita quotidiana, come anche per sviluppare un ragionamento sulle proposte utili e realizzabili in Italia.

Il workshop proporrà una breve presentazione dei temi trattati per lasciare spazio alle domande e alle discussioni che scaturiranno dai partecipanti. Sui muri della sede saranno posti dei cartelloni o delle slide con i riassunti grafici delle principali forme di aiuto, sussidi e reddito ai precari dei vari stati europei. Saranno a disposizione a un prezzo simbolico (2 euro) dei documenti con bibliografia di approfondimento di tutti i temi trattati e in particolare:

  1. Il Reddito Minimo in Europa e il caso italiano;
  2. Schede informative del Welfare in Francia, Austria, Belgio, Svezia, Germania, Regno Unito, Finlandia, Norvegia, Spagna;
  3. Ricerca sulla tenuta dei sistemi di Welfare alla Crisi del 2009/2010.

Documento del Workshop


European welfare: a preliminary survey

The workshop is open to all the interested people and it deals with the social protection systems of the major EU countries. The starting point is a thorough research conducted in academia but translated into plain language to be useful to researchers, political activists, trade unions and ordinary citizens interested in learning about and discuss the ways in which social insecurity has been addressed in the rest of Europe.

What Welfare in everyday practice? How is it defined in Europe? Which are the tools used to mitigate the effects of increasing insecurity of income? Is it possible to find ideas that can be useful for the Italian situation? Which is the situation in Italy (for more details, see the specific workshop on the Italian welfare situation)? It is important to know the ‘battlefield’ on which the debate will be held and proposals for economic and social policy in a very near future: it is a necessary condition in order to provide participants with useful tools for addressing the problems of job insecurity and income on our daily lives, as well as to develop an argument on practical and achievable proposals in Italy as in Europe.

The workshop will propose a short presentation of these issues in order to allow enough time for questions and discussions stemming from the participants. On the walls it will be possible to see posters or slides with graphic summaries of major aids, grants and income for the precarious state of many Europeans. This documentation will be available at a nominal price (2 EUR). It will include:
1. The minimum wage in Europe and the Italian case;
2. Factsheets Welfare in France, Austria, Belgium, Sweden, Germany, UK, Finland, Norway, Spain;
3. Research on the retention of welfare systems to the crisis of 2009/2010.

Report

EuroCash non parole! Il Reddito Precario si può ottenere, dobbiamo pretenderlo.

Sabato mattina ore 9.30. Cartelloni, manifesti nella sala sotto l’Arci Bellezza si ricrea l’atmosfera carbonara e cospirativa tanto cara ai vecchi lupi precari della May Day. Sedie in circolo, tutti devono parlare. Grazie alla breve intro del Fuma all’apertura degli Stati in sala grande, una 50 di persone si accomodano nella saletta. Età media sotto i 30 anni ma ci sono alcuni over 60 che lasceranno il segno con i loro interventi. Aiuto, c’è gente che prende pure appunti… Ouo! Ma che cazzo siamo diventati? Mah…
Eppure i cartelloni al posto delle più fighe e moderne slides rendono tutta la scena più simile ad un happening che a una conferenza. Sono presenti attivisti tedeschi, finlandesi, svizzeri, francesi e olandesi, si parla lentamente. Alcuni che traducono in spagnolo, francese, finlandese e tedesco le parole di Elena, ricercatrice universitaria che ha raccolto montagne di dati sui sistemi di welfare in Europa e Stefo che ha preparato dei cartelloni con i concetti chiave, i nomi dei redditi minimi in Francia, Olanda, Spagna, Germania e Inghilterra. Sui manifesti spiccano le cifre degli Euro, come al super, cioè i soldi che vengono dati ad ogni precario in quei paesi. In molti scoprono così che anche Cipro, Bulgaria, Estonia e la Slovacchia prevedono un reddito minimo a precari con determinati requisiti. Solo Italia, Grecia e Ungheria non hanno nessuna forma di sostegno alla generalità dei precari…
Elena inizia delineando la storia del welfare e brevemente, fornendo una prospettiva storica dei vari sistemi, mediterraneo-familista, continentale, il welfare to work inglese e il generoso sistema nordeuropeo. La piega che prende la discussione è una: vogliamo anche noi il cash. Gli Europei presenti capiscono. I soldi ci sono però vanno a finire nelle tasche dei sindacati, si prosciugano in mille rivoli con gli enti di formazione i consorzi, vengono filtrati dalle no profit. Risultato nelle tasche di alcuni precari arriva il 30% di quanto stanziato da stato,regione, provincia, città.
Subito inizia la girandola di interventi. Occhio ci spiega un vecchio compagno milanese incuriosito dagli Stati, ‘Noi, con le vecchie mutue, avevamo previsto di aiutare con le pensioni sociali anche chi non versava tutti i contributi. Inizialmente erano i lavoratori che si pagavano la pensione, come succedeva per l’Atm a milano prima degli anni 20. Poi il fascismo ha istituito le pensioni per tutti attingendo dalle casse aziendali piene dalla fine dell’Ottocento. Breda, Falck Caproni, Fiat…Quindi il mito che Mussolini ha dato le pensioni è un grande bluff’.
‘Ok, ci spiega un compagno finladese’ , voi volete i soldi ma rendetevi conto che da noi che i soldi ci sono ti obbligano a fare lavori infimi pur di riceverli’, ‘Invece in Francia’ ci spiega una attivista francese, ‘Lo Stato esercita un controllo repressivo sui lavoratori che hanno il reddito, li esamina, orienta le loro scelte lavorative usa il reddito minimo per manovrarli secondo logiche neoliberiste’.
‘Ok’, risponde Chiara, colonna storica di Chainworkers e grafica illuminata, ‘però almeno a voi qualcosa danno. Qui bisogna fare 3 lavori per garantirsi un reddito sufficiente a vivere’.
Anche un ragazzo svizzero, insieme a due italiani, fa presente che è sbagliato chiedere solo ‘cash’, come fa provocatoriamente Stefo presentando i vari sistemi di welfare, ma bisogna lottare per la qualità del lavoro, per la sua rispondenza ai desideri personali, agli studi. E poi anche in Inghilterra, ci spiega un precario che da lì è appena tornato, non sono tutte rose e fiori.
L’ultimo intervento è relativo alle prospettive, alle proposte vista la grave mancanza di risposte dei sindacati italiani. Parziali e miopi, incapaci di agire per soddisfare i bisogni dei precari.
La richiesta di reddito di cittadinanza di Fumagalli viene declinata a livello di federalismo municipale e legata a un capitolo di bilancio del Comune di Milano. Gli eventi, l’occupazione del suolo, il commercio. Da sole queste attività che oggi vengono quasi ‘regalate’ (pensiamo tutta l’Isola pedonale dei Navigli concessa a prezzi di favore a un’Associazione Culturale’) potrebbero garantire 400 euro per tre mesi alla platea di precari dell’area metropolitana milanese in difficoltà. Convogliando i fondi pubblici milionari oggi dispersi in enti di formazione, cooperative di comodo, società app-profit e Onlus di facciata, il Reddito Precario può diventare realtà. ‘Non dobbiamo chiederlo, ma pretenderlo’, conclude Stefo. Sono già le 13.30, la pappa è pronta, non c’è tempo per presentare le ultime news sul welfare negli stati europei. Meglio così che i liberalfascisti sono avanzati ovunque. Ora anche Svezia, Olanda e Belgio devono fare i conti con i tagli al Welfare, per non parlare di Olanda, Germania e Inghilterra. In Francia tutto è già cambiato rispetto al 2008, i requisiti si stringono, l’Europa diventa una fortezza, si chiude. Spetta a noi lottare per sconfiggere il neoliberismo. La sinistra (sinichè?) balbetta da 30 anni, arretra, tratta con chi dovrebbe fermare. La consapevolezza è una in tutta la sala. Non ci sono più partiti e sindacati in mezzo: tocca a tutti noi. A chi altri se no?

Registrazione del workshop