General Assembly of the Estates of Precarity

This is an invitation to the General Assembly of the Estates of Precarity, which will be held on 9-10 October 2010 in Milan, organized by the MayDay movement under the auspices of San Precario.

Two days of debate on generational unemployment, temporary work, migrant labor, job insecurity, gender discrimination and social
rights. We want to discuss strategies for a fall offensive against austerity in workplaces and urban spaces. We want to invent new ways of action against precarity to reclaim our future in Europe and beyond!

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Ottobre: Stati Generali della Precarietà

Questo è un invito a partecipare agli Stati Generali della Precarietà, che si terranno a Milano il 9-10 ottobre 2010. Due giorni di dibattito e discussioni su lavoro, precarietà e diritti. Vogliamo parlare delle strategie da usare per un autunno all’attacco sui luoghi di lavoro e nei territori. Inventiamo nuove modalità di azione contro la precarietà e riprendiamo in mano il nostro futuro!

Gli Stati Generali saranno composti da seminari e workshop per riflettere insieme ma anche per scambiare idee, tattiche, innovazioni e proposte legate a precarietà e lavoro. L’incontro nasce dall’esperienza decennale della Mayday ma è aperto a collettivi, sindacaliste, mediattivisti, avvocati, precarie e precari: proponete un workshop o un intervento per condividere l’idea, la pratica, la tattica, la campagna che volete. Oppure semplicemente venite agli Stati Generali e dite la vostra.

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Precarifornia: Eat the State!

Dal 1996 Eat the State! (con il punto esclamativo) è il “giornale politico svergognato e pieno di pregiudizi” di Seattle. Per 14 anni è stato un free weekly, o negli ultimi anni bi-weekly, che ogni 15 giorni si poteva raccogliere gratuitamente da uno delle decine di box sparsi in negozi, bar, caffé e librerie della città. È un’istituzione libertaria cittadina, no-profit e amatissima, che da poche settimane ha abbandonato (più o meno) la carta per darsi una nuova veste online – ma la pubblicazione su carta continua sporadicamente, e ogni sabato mattina si può ascoltare la voce di ETS! alla radio.

Il programma di Eat the State! recita: “vogliamo abolire povertà, sfruttamento, imperialismo, militarismo, razzismo, sessismo, eterosessismo, distruzione dell’ambiente, televisione ed edifici grossi e brutti, e vogliamo abolirli fuckin now”. La caratteristica principale di Eat the State! è l’ironia e il fatto che il giornale si è sempre considerato al servizio dei movimenti progressisti di Seattle, una città in cui il Partito democratico prende l’80% dei voti e non ha bisogno di confrontarsi con le istanze che provengono dal di fuori del suo fedelissimo elettorato.

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San Precario a RaiNews24

Precarifornia - Affinità e divergenze tra chi organizza i lavoratori a L.A. e noi

Con questo articolo inizia una serie di reportage dal nostro inviato in California. Potete seguirlo anche su Twitter.

Come introduzione ai movimenti che organizzano i lavoratori/trici dal basso mi sono letto questo Working for justice. The L.A. model of organizing and advocacy e poi sono andato a pranzo con Josh, uno degli autori. I capitoli del libro sono stati scritti in collaborazione con gli stessi attivisti, e sono focalizzati in particolare sul modello del worker center, cioè piccoli centri territoriali o di settore, forme ibride tra minisindacati e movimenti di base, che supportano i lavoratori e le loro lotte. In molti casi si tratta di lavoratori migranti, soprattutto latinos e coreani che formano la spina dorsale della forza lavoro losangelina. Si va dalla famosa KIWA, l’alleanza dei lavoratori di Koreatown, alle lotte di Justice for Janitors, fino a tassisti, lavoratori del tessile e degli autolavaggi.

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G20: nessuna risposta alla crisi

La conclusione del vertice del G20 a Toronto era pressoché scontata. Il risultato principale è stato non aver ottenuto nessun risultato, se non l’obiettivo (irraggiungibile) di dimezzare il rapporto deficit/pil entro il 2013. Non poteva essere altrimenti, nonostante tutte le dichiarazioni in senso contrario, dal momento che, dopo oramai tre anni dall’inizio della crisi, non è all’orizzonte una strategia comune che consenta una governance mondiale dell’economia.

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Come si fa a difendere la democrazia? di Sergio Bologna

La domanda avrebbe dovuto essere più difficile. Come si fa a difendere (ormai) la dignità del lavoro? Il nodo infatti sta tutto qui. La storia della democrazia occidentale ha due passaggi: quello delle libertà (di opinione, di associazione, di religione ecc. ecc.) e quello della sicurezza sociale. Il primo viene dalla Rivoluzione francese, il secondo dall’affermazione del movimento operaio e sindacale. Il primo è costato un sacco di morti, il secondo forse molto di più, ma in genere morti silenziose. Milioni di donne e di uomini che hanno rischiato la vita, la miseria, la galera, il licenziamento per essere rispettati sul luogo di lavoro ed avere dallo stato un sistema previdenziale e assistenziale, il cosiddetto “modello sociale europeo”.

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Pomigliano d’Arco: questioni ineludibili

schiavi-in-mano_webLa vicenda di Pomigliano d’Arco pone delle questioni ineludibili per le forze di sinistra, sul piano sindacale come sul piano politico.

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San Precario vs. Precario San

Dialogo tra due santi su precarietà, Popolo viola e destini della generazione precaria
Dal Manifesto di oggi  (18 giu 2010)

San Precario è il patrono dei precari, nato nel 2004 dal collettivo Chainworkers e da allora protettore della Mayday Parade, il primo maggio dei precari di Milano, e di decine di gruppi di lavoratori e collettivi. La sua storia la trovate su sanprecario.info e le sue lotte su precaria.org. L’altro San Precario è il promotore del No B Day e del Popolo viola. Ha preso a prestito l’identità e l’iconografia del santo e le ha usate per fondare su Facebook un movimento contro Berlusconi. Per distinguerlo lo chiameremo Precario San, dal nome del suo blog: precariosan.blogspot.com. Ecco un dialogo tra i due santi su precarietà, Popolo viola e generazione precaria.

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Lavora, riproduci, taci: la crisi e l’attacco ai diritti

1. Il ritorno della Manchester dell’800.

La vertenza in corso nello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco presenta alcuni elementi noti e insieme aspetti nuovi. Utilizzando il classico strumento del ricatto dei licenziamenti (la minaccia della chiusura dell’impianto con delocalizzazione in Polonia), la Fiat pretende di ottenere l’aumento del numero dei turni fino a 18, la riduzione della pausa mensa, la rinuncia preventiva al diritto di sciopero. In tal modo, sulla pelle degli operai, può essere mantenuta la promessa dei vertici aziendali di aumentare la produzione italiana (1 milione e 400.000 vetture).
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