San Precario a RaiNews24

Precarifornia - Affinità e divergenze tra chi organizza i lavoratori a L.A. e noi

Con questo articolo inizia una serie di reportage dal nostro inviato in California. Potete seguirlo anche su Twitter.

Come introduzione ai movimenti che organizzano i lavoratori/trici dal basso mi sono letto questo Working for justice. The L.A. model of organizing and advocacy e poi sono andato a pranzo con Josh, uno degli autori. I capitoli del libro sono stati scritti in collaborazione con gli stessi attivisti, e sono focalizzati in particolare sul modello del worker center, cioè piccoli centri territoriali o di settore, forme ibride tra minisindacati e movimenti di base, che supportano i lavoratori e le loro lotte. In molti casi si tratta di lavoratori migranti, soprattutto latinos e coreani che formano la spina dorsale della forza lavoro losangelina. Si va dalla famosa KIWA, l’alleanza dei lavoratori di Koreatown, alle lotte di Justice for Janitors, fino a tassisti, lavoratori del tessile e degli autolavaggi.

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G20: nessuna risposta alla crisi

La conclusione del vertice del G20 a Toronto era pressoché scontata. Il risultato principale è stato non aver ottenuto nessun risultato, se non l’obiettivo (irraggiungibile) di dimezzare il rapporto deficit/pil entro il 2013. Non poteva essere altrimenti, nonostante tutte le dichiarazioni in senso contrario, dal momento che, dopo oramai tre anni dall’inizio della crisi, non è all’orizzonte una strategia comune che consenta una governance mondiale dell’economia.

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Come si fa a difendere la democrazia? di Sergio Bologna

La domanda avrebbe dovuto essere più difficile. Come si fa a difendere (ormai) la dignità del lavoro? Il nodo infatti sta tutto qui. La storia della democrazia occidentale ha due passaggi: quello delle libertà (di opinione, di associazione, di religione ecc. ecc.) e quello della sicurezza sociale. Il primo viene dalla Rivoluzione francese, il secondo dall’affermazione del movimento operaio e sindacale. Il primo è costato un sacco di morti, il secondo forse molto di più, ma in genere morti silenziose. Milioni di donne e di uomini che hanno rischiato la vita, la miseria, la galera, il licenziamento per essere rispettati sul luogo di lavoro ed avere dallo stato un sistema previdenziale e assistenziale, il cosiddetto “modello sociale europeo”.

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Pomigliano d’Arco: questioni ineludibili

schiavi-in-mano_webLa vicenda di Pomigliano d’Arco pone delle questioni ineludibili per le forze di sinistra, sul piano sindacale come sul piano politico.

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San Precario vs. Precario San

Dialogo tra due santi su precarietà, Popolo viola e destini della generazione precaria
Dal Manifesto di oggi  (18 giu 2010)

San Precario è il patrono dei precari, nato nel 2004 dal collettivo Chainworkers e da allora protettore della Mayday Parade, il primo maggio dei precari di Milano, e di decine di gruppi di lavoratori e collettivi. La sua storia la trovate su sanprecario.info e le sue lotte su precaria.org. L’altro San Precario è il promotore del No B Day e del Popolo viola. Ha preso a prestito l’identità e l’iconografia del santo e le ha usate per fondare su Facebook un movimento contro Berlusconi. Per distinguerlo lo chiameremo Precario San, dal nome del suo blog: precariosan.blogspot.com. Ecco un dialogo tra i due santi su precarietà, Popolo viola e generazione precaria.

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Lavora, riproduci, taci: la crisi e l’attacco ai diritti

1. Il ritorno della Manchester dell’800.

La vertenza in corso nello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco presenta alcuni elementi noti e insieme aspetti nuovi. Utilizzando il classico strumento del ricatto dei licenziamenti (la minaccia della chiusura dell’impianto con delocalizzazione in Polonia), la Fiat pretende di ottenere l’aumento del numero dei turni fino a 18, la riduzione della pausa mensa, la rinuncia preventiva al diritto di sciopero. In tal modo, sulla pelle degli operai, può essere mantenuta la promessa dei vertici aziendali di aumentare la produzione italiana (1 milione e 400.000 vetture).
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Oltre ogni divisione

Da due anni la crisi morde e il governo Berlusconi mente: ora ci impone una manovra di quasi 25 miliardi di euro che, raccontano,  “non mette le mani in tasca agli italiani” ed è “equa”. Mentono ancora.

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La manovra finanziaria

Il 24 aprile 2010 a Washington nell’incontro dei G20 il ministro Tremonti dichiarava che l’Italia «non avrà bisogno di ampi aggiustamenti strutturali al proprio settore finanziario, né di un riequilibrio tra risparmio e consumi». I livelli di debito del settore privato, infatti, restano contenuti e le banche sono passate attraverso la crisi «molto meglio di quelle di altri Paesi». Inoltre, «il deficit di bilancio è stato molto più limitato di quello della maggior parte dei Paesi avanzati.

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Di male in peggio: la deriva salariale italiana

Secondo il rapporto “Taxing wages” dell’Ocse (maggio 2010), i salari italiani sono tra i più bassi dell’area Ocse, del 16,5% sotto la media. In particolare, segnala il rapporto, lo stipendio annuale netto a parità di potere d’acquisto del lavoratore medio in Italia nel 2009 è risultato pari a 22.027 dollari, contro i 26.385 dollari della media Ocse e i 28.454 dollari della Ue a 15.

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