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Effimera e irriducibile – Collettivo Effimera

effimeraEffimera è nata circa due anni fa, dopo la fine dell’esperienza di UniNomade 2.0 avviata nel 2011, con l’intento di rappresentare un ponte provvisorio (da qui il nome) verso un nuovo processo costituente del pensiero critico in relazione alle categorie del presente. Un pensiero, pur nella sua rigorosità, irriverente e non allineato.

Attualmente è un collettivo “virtuale” composto da più di 200 persone, interconnesse tra loro, che risiedono in varie parti del mondo. Una rete, dunque, di ricercatori e attivisti, accomunati da una pratica di ricerca militante, che origina dall’operaismo italiano a partire dai Quaderni Rossi degli anni Sessanta, fino alle più recenti teorie sul capitalismo biocognitivo. Si tratta di una realtà assai composita, aperta alla discussione e all’elaborazione collettiva, anche attraverso l’organizzazione di seminari che rappresentano momenti di confronto pubblico e di autoformazione, indirizzati a chiunque sia interessato/a a partecipare.

A due anni di distanza dalla creazione di Effimera, il panorama del dibattito critico, soprattutto italiano, è caratterizzato da difficoltà e contraddizioni: da un lato lacune, vecchiumi e ritardi, dall’altro sprazzi di visione. Tutto questo anche a seguito della crisi dei movimenti sociali, attanagliati dai problemi della situazione economica e da una sempre più oppressiva politica di controllo, cioè di alienazione dei soggetti.

Si nota una insostenibile tendenza alla ricerca del soggetto sociale di riferimento sul quale investire per innescare un processo di trasformazione sociale, senza accorgersi che tale prospettiva è definitivamente tramontata, sia che si punti sui lavoratori migranti della logistica, sul cognitariato, sui Neet, sulle donne, sugli operai, sul “popolo delle partite Iva” o sugli abitanti di territori sempre più devastati.

Nel frattempo, la mutazione politica della governance istituzionale sembra rendere vacua non solo qualsiasi opzioni di delega ma anche i tentativi di presenza all’interno delle istituzioni (nazionali o sovranazionali) così come indebolisce le forme classiche dell’opposizione e del conflitto (scioperi, manifestazioni, occupazioni). In sostanza, come andiamo ripetendo da un po’, ci troviamo, prima di tutto, di fronte a un mosaico di situazioni frammentate cioè di fronte alla necessità di risolvere la sciarada della ricomposizione sociale nella contemporaneità.

La cassetta degli attrezzi che ci ha sostenuti sino a oggi – che deriva, come detto, dal pensiero operaista – non è più del tutto adeguata a cogliere fino in fondo le complesse sfumature – le psicologie – che caratterizzano i comportamenti umani di fronte a ricatto, debito, illusione, narcisismo, cooptazione, tradimento, riconoscimento.

Concetti come “composizione tecnica e politica del lavoro”, come “sussunzione reale e formale” necessitano una rivisitazione radicale, altrimenti si rischia di confondersi.

Fornire etichette al pensiero, utilizzare dizioni come liberismo di destra, liberismo di sinistra, social liberismo, riformismo, anarchismo non ci aiuta: tali etichette raramente sono in grado di cogliere le complessità dei ragionamenti, di favorire una critica costruttiva e finiscono per essere solo utili a dare giudizi di comodo in nome di una autoreferenzialità fine a se stessa.

Effimera vuole inserirsi nel flusso delle tendenze contrarie a tutto ciò, dedicando un’attenzione particolare alle tematiche della soggettività nella crisi, della precarietà, della critica alle identità e al soggetto, delle reti e delle relazioni geopolitiche mondiali.

Due anni fa scrivevamo:

“Abbiamo attraversato i deserti creati dalla precarizzazione esistenziale, siamo quei precari felicemente orfani di molti apparati (la fabbrica, l’università, lo stato, il partito), che scrivono e agiscono in prima persona dietro spinta del desiderio di indagare la dinamica dei rapporti sociali ed economici che hanno portato, negli ultimi trent’anni, a una metamorfosi irreversibile del processo di accumulazione capitalistica nel nuovo millennio”.

Da qui ripartiamo, con un sito nuovo, più gradevole, più semplice e più leggibile, ma con la stessa determinazione. Lo immaginiamo come un contenitore duttile all’interno del quale potranno essere aggiunte o modificate sezioni, anche a seconda delle interazioni fertili che speriamo possano generarsi con coloro che avranno voglia di seguirci e di leggerci.

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