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10-100-1000 Pomigliano/Mirafiori

La pausa pranzo spostata alla fine di un turno di lavoro che dura come minimo 7 ore. Le pause sigaretta/caffè di 10 minuti eliminate. 120 ore di straordinari diventano obbligatorie: sono 10 ore al mese, 2ore e mezza di lavoro in più ogni settimana. Il totale orario per 6 giorni di lavoro su 7, è pari a cinque giorni di lavoro di 7 ore filate e uno di 7 ore e mezza. Esclusi dal conteggio gli ulteriori straordinari.
Uno degli altri ‘punti’ degli accordi Pomigliano/Mirafiori prevede il non pagamento dei primi due giorni di malattia. Per uno stipendio di 1200 euro al mese, si tratta di 120 euro nette in meno. Non dopo 4 o 5 volte che resti a casa, ma subito, alla prima influenza.
Questi sono solo alcuni dei contenuti che il 99% dei media si sono guardati bene dallo spiegare in modo pratico, lasciando spazio alle varie dichiarazioni.

Hanno ucciso il contratto!

Visto che stiamo parlando dell’impresa più importante d’Italia, gli accordi sono molto più di ulteriori deroghe al già malandato contratto nazionale di lavoro (…e beato ci ce l’ha). Sono la sua definitiva demolizione, e i suoi punti stanno già facendo scuola in tutti i più importanti uffici del personale italiani, dopo essere da mesi argomento di analisi nei dipartimenti universitari di relazioni industriali, sociologia e diritto del lavoro.

Competitività! La produttività!

Un po’ di chiarezza non guasta, era ora! Finalmente tutti potranno capire il significato di parole misteriose che affollano da 20 anni tv e giornali: merito, produttività, competitività, lotta all’assenteismo. Non c’era bisogno di scomodare tanti cervelloni per dire cose scontate: devi lavorare di più, senza pause, mangiare solo a fine turno se hai voglia di fermarti ancora lì dentro, e se ti ammali non ti pagano la malattia. Semplice no?

Chi è l’assassino?

Ma un contratto nazionale, che ci son voluti 30 anni di scioperi, manifestazioni, morti, per ottenerlo, non si può cancellare dall’oggi al domani, no? Non si possono eliminare gli aumenti e i livelli uguali per tutti, (le tabelle stipendiali) di punto in bianco. Non sarà forse che è difficile capire chi è l’assassino? In quanti, quando e perchè hanno ucciso il Contratto?
Sarà difficile che sindacati, partiti sedicenti ‘progressisiti’, esperti di diritto ed economia riformisti, riescano ad ammettere il loro fondamentale ruolo nell’avvelenamento lento ma costante del contratto nazionale. Più facile dar colpa alla ‘globalizzazione’, per pulirsi le mani sporche di 25 anni di deroghe taciute, passate sotto silenzio, difficili da capire se non si è dentro la materia.

Amici al veleno

Eppure le ‘loro’ iniezioni velenose sono lì, non si possono cancellare i buchi. Dalle prime eccezioni ai contratti nazionali, nei primi anni Ottanta, con l’apprendistato fino alla Formazione Lavoro, dal part Time ai contratti a tempo determinato. Deroga su deroga già nel 1993 il Contratto Nazionale stava traballando. La maxideroga più pesante però, la frattura tra prima e dopo è la legge Treu del 1997, che legalizza il lavoro interinale. Due colleghi, due contratti, due tipi di tutele, interessi, aspettative diverse. E’ l’esplosione del precariato diffuso, che spacca in due pezzi diversissimi tra loro quei lavoratori che il Contratto nazionale voleva unire. La frattura è netta per diritti, organizzazione e tipi di lavoro, forma mentis, e si allarga a partire dai 40-45enni fino a diventare una voragine sotto i 35.

Sindacato novecentesco

Quale antidoto? Lo sciopero generale, dicono in molti. Senza pensare come intere generazioni nate e cresciute fuori dai loro ‘Contratti Nazionali’ possano difendere qualcosa che non conoscono se non per sentito dire. Cosa ne sa un precario dei diritti di un contratto se fatica ad arrivare a fine mese tra nero e pezzi di lavoro instabile?
Tutti questi anni passati a concertare, pattuire, assecondare interessi che non sono dei lavoratori, hanno prodotto un boomerang mortale sul sindacato novecentesco.

Derogare tutto. Deroghe a tutti.

Ma non è detto che sia un male giocare a carte scoperte, almeno per una mano. Così si può davvero capire chi bleffa e chi si nasconde. Chi sta di qua e chi sta di là. E’ l’unico modo per poter ripartire, insieme. Altro che ‘affronto alla democrazia’. I precari sono delle deroghe viventi, la malattia non gliel’ha mai pagata nessuno e nemmeno le ferie. Le ore in più non si chiamano nemmeno straordinari, per loro. Per non parlare dei contributi pensionistici. Era ora che non fossero soli ad affogare. Aspettate 6 mesi e nel fango fino al collo ci finiranno tutti. Solo vivendo sulla propria pelle quello che decine di migliaia di precari provano da sempre anche gli ex garantiti, i tutelati dai contratti, quelli del ‘posto fisso’, potranno capire l’inferno in cui si dibattono da sempre i colleghi meno fortunati. Allora forza con le deroghe. Avanti con le riforme. Non siamo più negli anni Settanta. Non lasciatevi sfuggire nessuno, derogate a man bassa. 1-10-100-1000 Mirafiori e Pomigliano. In tutte le aziende, in ogni settore. E poi ne riparleremo.

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