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Welfare alla milanese

50 milioni di euro. Ecco la cifra spesa in 5 anni dalla giunta Moratti per migliaia di consulenze.
Mentre la plebe meneghina si contorce tra disoccupazione e lavori instabili una minoranza di privilegiati si ingozza di soldi pubblici.
50 milioni dati in pasto a manager dal triplo incarico, professionisti dalle parcelle dorate, politici con il solito codazzo di voti di scambio.
50 milioni spesi nonostante il Comune conti oltre 15mila dipendenti tra cui decine di architetti, ingegneri, psicologi, giornalisti, educatori spesso utilizzati come inutili passacarte.
Tra i dirigenti più ingordi spicca Paolo Glisenti, ex di Palazzo Marino che si è spolpato quasi un milione di euro in meno di tre anni (29mila euro al mese).
Dietro a lui si affannano al trogolo 2.773 consulenti, una miriade di volti noti, associazioni no profit, studi professionali, università, professionisti del ‘progetto’ che spesso nascondono ‘amici’ della Giunta.
Tra loro personaggi multi-reddito come Alain Elkann e Red Ronnie, Piero Borghini e Alberto Bonetti Baroggi. Poi c’è il Garante per gli Animali (11mila euro al mese), gli oltre 600mila euro al Settore Comunicazione, un altro milione per la corte di Sua Maestà il Sindaco. Solo di parrucchiere, trucco e guardarobiere al seguito Regina Letizia spreca 50mila euro l’anno.
Risorse che vengono sottratte alle tasche della maggioranza: sono le rette degli asili e della refezione comunale, gli oneri edilizi e la TARSU, i servizi funerari e il commercio ambulante.
La bugia del ‘Non ci sono soldi’ ripetuta da 20 anni per dimezzare i dipendenti ed esternalizzare i servizi mostra il suo vero volto. Ecco cosa intendono per ‘merito’ e ‘privatizzazione’: la vergogna della parentopoli che da MilanoRistorazione investe tutte le società controllate da Palazzo Marino: Fondazioni, Fiera spa, Amsa, Atm, MM…
L’ingordigia degli incravattati che muovono le leve di Milano può essere ben paragonata agli enormi sprechi della corte di Luigi XIV°: sfarzo e lussi privati, precarietà di vita per la maggioranza, impunità alla muta dei nuovi nobili e ai loro caporali.
Eccoli sono loro! Guardateli tronfi mentre sprofondano nelle poltroncine di San Siro avvolti dal cachemire. Volti abbronzati che siedono in platea alla Scala, al Piccolo e alle sfilate di moda. Conoscono tutti, non pagano biglietti, multe, tasse.
Mentre un ritardo della retta degli asili fa scattare immediate ritorsioni alle famiglie inadempienti, per loro i controlli non esistono. Tasse per occupazioni pubblicitarie eluse. Pratiche edilizie dove liberalizzazione fa rima con evasione. Occupazioni di suolo con tavoli e sedie regalate a locali che fatturano migliaia di euro al mese. Sfilate di moda e stand commerciali in centro trasformati in ‘iniziative culturali’. I consulenti d’oro si fanno beffe delle ridicole multe propinate dalla Corte dei Conti nel marzo del 2009.
Un titolo sull’accondiscendente giornale di turno non fa che aumentarne la loro fama.
Oggi, invece, ci sono 50 milioni di motivi in più per strappare la ragnatela di privilegi che soffoca presente e futuro dell’area metropolitana milanese. Per staccare questi parassiti dalla pelle di migranti e precari, pensionati e famiglie in deficit, di chi a Milano crea ricchezza e progresso.
Quei 50 milioni di euro appartengono a noi, chi li ha buttati in pasto ai porci?

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