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Aggiornamenti dal Cile

di Monica Quilodran

Santiago, 2 marzo 2010.

Il quotidiano cileno “La Tercera” riporta i risultati delle analisi del Jet Propulsión Laboratory (JPL) della Nasa sul terremoto di magnitudo 8.8 che ha colpito il Cile lo scorso fine settimana. Secondo quanto illustrato del geofisico statunitense Richard Gross, il sisma non ha modificato solo la geografia di alcune aree del paese, ma ha provocato addirittura un cambio a livello planetario, a causa di uno spostamento di 8 centimetri dell’asse di rotazione terrestre, che ridurrà la lunghezza del giorno di 1,26 milionesimi di secondo.

Finora sono stati contati 554 morti, 500 feriti e una cifra indefinita di dispersi, sia a causa del maremoto che per lo stato ancora incompleto delle ricerche sotto i ruderi degli edifici crollati. Le regioni colpite sono sono la 5ª, 6ª, 7ª, 8ª e parte della 9ª, la regione Metropolitana; la zona costiera compresa tra Valparaíso e la 9ª regione sono state colpite da un maremoto, che ha cancellato completamente alcuni paesi costieri così come delle piccole isole. Dalla regione metropolitana fino al centro del paese, la maggior parte delle città sono in ginocchio; si calcola che il 20% delle abitazioni di queste regioni abbiano subito danni consistenti, così come le infrastrutture ospedaliere da Curico (200 Km da Santiago) fino a Concepción. Solo oggi, 2 di marzo, si sta ristabilendo la fornitura di acqua ad alcune città, mentre persiste la mancaza di elettricità. L’Autostrada Panamericana da Santiago a Puerto Montt è distrutta, con voragini e crolli di ponti sopraelevati agli svincoli di ingresso nelle città. I governi della maggior parte di queste zone si trovano inoltre a dover fronteggiare problemi precedenti, dovuti alle recenti elezioni e al trascinarsi deficit causati da pessime gestioni, la loro reazione immediata già da lunedì è stata la richiesta di forze armate nelle città per controllare l’ordine pubblico.

L’acqua potabile è irreperibile in tutte le zone, così come resta drammatica la mancanza di alimenti nei paesi dove i sopravvissuti al sisma hanno perso tutti i propri mezzi di sostentamento e le proprie abitazioni nonché i raccolti nei campi a causa delle onde del maremoto. Lo stato di necessità ha spinto molte persone al saccheggio dei supermercati per appropriarsi di latte ed alimenti, ma nell’occasione molti speculatori si sono mischiati ai bisognosi a causa della mancanza completa di risposta dello stato tra la notte di sabato 27 febbraio e il pomeriggio di lunedì, causata anche dalla fase di insediamento del nuovo governo. Il controllo dell’ordine pubblico è stato quindi assunto dall’esercito, che ha inviato 7000 effettivi tra la 7ª e l’8ª regione, di cui 4500 solo a Concepción.

A partire da ieri sera, sono stati organizzati punti di distribuzione di alimenti e medicinali di prima necessità e l’installazione di 6 ospedali da campo nelle città in cui le strutture ospedaliere sono state completamente o parzialmente danneggiate dal sisma. L’assenza di solidarietà da parte delle cliniche private è stata invece spudorata ed è evidente come la preoccupazione per la difesa delle proprietà private sia più forte dell’istinto di solidarietà alle vittime del terremoto che ha colpito tutti.

I commercianti della grande distribuzione dicono che non ci sono problemi di rifornimenti, così come i produttori di grano assicurano di avere raccolto sufficiente per rispondere alle necessità del mercato. Secondo i dati del “Mercurio”, facendo un bilancio con gli economisti delle principali banche che operano sulle piazze nazionali, si stima che saranno necessari 8000 milioni di dollari americani per la ricostruzione. Ammonterebbe invece 30.000 milioni di dollari la cifra ipotizzata dalla presidentessa Bachelet al segretario di stato americano Hillary Clinton.

Secondo la ripartizione calcolata dal “Mercurio”, una parte di questi fondi dovrebbero essere forniti da privati, soprattutto dalle imprese edili che hanno avuto modo di guadagnare fino a 3 volte il PIL del paese… Gli economisti del Governo dovranno stabilire se generare o meno un deficit strutturale per il secondo anno consecutivo, l’anno passato infatti fu investito denaro pubblico per ripianare la crisi economica. Si potrebbe ricorrere anche ai fondi delle riserve investite all’estero, che possono raggiungere anche 30 milioni di dollari, così come il fondo di stabilizzazione economico-sociale, creato proprio per affrontare questo tipo di emergenze, che nel dicembre passato ammontava a 11.284 milioni di dollari. Secondo il “BBUBA”, il paese si trova nelle condizioni per accedere a crediti favorevoli data la sua attuale situazione fiscale. Secondo gli analisti di diverse agenzie di consulenza finanziaria, è prevista una crescita tra 1 e 1.5 a causa degli investimenti nelle opere di ristrutturazione delle infrastrutture del paese dopo il terremoto, che porterebbe ad aumento dell’inflazione con il conseguente incremento del 2% del prezzo degli alimenti e dei materiali edili.

Fino ad ora, le perdite causate dal terremoto sono state stimate sui 4-8000 milioni di dollari, ripartite in 2500 milioni per la perdita delle abitazioni a causa della distruzione del 20% degli edifici delle zone interessate, 1500 milioni per le infrastrutture viarie, 500 milioni per la perdita di macchinari e strutture industriali e 500 milioni per la perdita di beni di altro genere. Ancora non ci sono stime credibili dei danni alle infrastrutture portuali, che in questo momento impediscono l’uscita dei prodotti in esportazione; e nemmeno le perdite delle infrastrutture scolastiche sono state stabilite.

Questo terremoto è stato, per estensione geografica, il più grande nella storia del Cile : quasi 500 km, da Santiago fino alla 9ª regione. Quello che resta evidente è il livello di precarietà in cui viva la maggioranza dei lavoratori del paese, il grande livello di povertà e di salari troppo bassi che percepisce gran parte della popolazione. Ciò impedisce di affrontare catastrofi di queste dimensioni; a differenza di quanto sostenuto dal governo, che credeva che la gente potesse andare avanti da sola senza aiuti statali organizzati.

Fin ad oggi non si è ancora riusciti ad estrarre i corpi intrappolati nell’edificio di 15 piani crollato sabato sera a causa del sisma. In Cile ci si avvicina all’inizio di un inverno che sarà molto duro per la precarietà in cui versano le zone interessate dal terremoto, e conoscendo il materiale umano della classe politica del paese le preoccupazioni dureranno solo poche settimane e poi la gente resterà abbandonata al suo destino, così come accaduto pochi anni fa nelle regioni del nord, colpite da un sisma di minore entità, ma in grado comunque di portare danni ingenti a un gran numero di paesi che sono ancora in attesa di un intervento.

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