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About Effimera

1234408_471760952922315_809350970_nEffimera nasce da un batticuore. Da un ritmo precario, incerto ma creativo, che ha preso avvio dopo la chiusura di UniNomade 2.0. Rappresenta uno dei nostri possibili approdi, antidoto alla diaspora del general intellect che ha fornito, generosamente, linfa vitale a quel progetto. Un contributo di intelligenze e di esperienze politiche, fra loro diverse e eterogenee, che mantengono comunque alcuni elementi comuni: la passione per la discussione critica del presente e la necessità di cercare risposte alternative, non banali e non allineate al pensiero dominante, all’interno della più grande crisi di valorizzazione che la storia del capitalismo ricordi.

La metodologia di analisi e di elaborazione teorica da cui siamo partiti si radica nel pensiero operaista italiano degli anni Sessanta che, nella sua critica post-operaista degli anni Novanta, trova la sua compiuta ragion d’essere. Abbiamo attraversato i deserti creati dalla precarizzazione esistenziale, siamo noi quei precari felicemente orfani di molti apparati (la fabbrica, l’università, lo stato, il partito), che scrivono e agiscono in prima persona dietro spinta del desiderio di indagare, di inchiestare e di con-ricercare la dinamica dei rapporti sociali ed economici che hanno portato, negli ultimi trent’anni, a una metamorfosi irreversibile del processo di accumulazione capitalistica nel nuovo millennio.

Abbiamo teorizzato dentro UniNomade, e con Effimera intendiamo continuare a farlo, la necessità di sviluppare un processo di analisi e di formazione/auto-formazione autonomo, indipendente dai meccanismi di cooptazione e espropriazione del sapere che oggi si verificano sia nell’ambito dell’istruzione accademica sia tramite i diritti di proprietà intellettuale.

Effimera è una baia da cui ripartire per chi ritiene chiusa e superata l’esperienza della sinistra del Novecento. Avvistiamo altri golfi, dentro le nostre geografie, e li riteniamo, ovviamente, tra loro sinergici, come il sito di Commonware e il tentativo di costruire reti di autoformazione. Altrettanto ovviamente, non c’è nessuna preclusione rispetto alla collaborazione con altri figli della medesima deriva.

Effimera rivendica la sua transitorietà, la sua perplessità, la sua assenza di certezze, come spiega il nome. Si propone di essere strumento e non fine, detonatore e non scoppio, processo di costruzione di uno spazio di elaborazione critica e propositiva non istituzionale (in questo senso autonoma) ma non pregiudizialmente “contro” ogni eventuale rapporto istituzionale. Dentro la dichiarazione della propria fragilità e transitorietà, intesa come rimedio di fronte ai dispositivi superoministi normativi del presente, Effimera ritiene di poter fondare la propria forza.

Per questo Effimera, almeno per il momento, non si è dotata di un proprio blog ma ha deciso di chiedere ospitalità ai Quaderni di San Precario, spazio di diffusione della sapienza e del punto di vista precario. Perché, questo sia chiaro, Effimera si rivolge in particolare ai precari e alle precarie, convinta come è, che la condizione precaria sia oggi l’unico dato comune dell’essere, capace di generare una auspicabile potenzialità conflittuale nonché di rappresentare le contraddizioni più evidenti della vita attuale – da quelle di razza a quelle di genere a quelle economiche. Sono infatti proprio questi elementi della composizione precaria i temi che Effimera, alla fine, si propone di indagare.

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