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La sfida della Moneta del comune e dell’istituzione finanziaria del comune: quali alternative reali?

celluleUn primo laboratorio di discussione avviato da Effimera

Report del Convegno del 21- 22 giugno – Milano – Macao

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Una discussione aperta, a volte concitata ma sempre diretta al punto, approfondita e soprattutto qualificata. Questi alcuni aggettivi per definire il Convegno di Milano dedicato alla Moneta del comune al quale hanno partecipato alcune delle migliori teste pensanti sull’argomento: da Christian Marazzi a Carlo Vercellone, da Massimo Amato a Stefano Lucarelli, da Tiziana Terranova ad Andrea Fumagalli, da Giorgio Griziotti a Marco Giustini, da Emanuele Braga a Jaromil, da Marco Sachy a Diego Weisz.

 

Abbiamo cominciato dagli aspetti reali del problema e dalle esperienze concrete, cioè dalla praxis.

Massimo Amato ha presentato il modello delle “camere di compensazioni dal basso”. L’esperimento, avviato a Nantes (con la creazione della moneta locale-complementare di ispirazione keynesiana “Sonantes”), ha cercato di renderlo praticabile, incontrando però notevoli difficoltà per ragioni politiche, sino al fallimento di fatto. Nell’esposizione si è fatto notare come l’intendimento della sperimentazione fosse quello di non far incagliare la moneta nelle mani di alcuno, disincentivando cioè i processi di accumulazione: la moneta deve passare di mano in mano e quando ha finito il suo percorso ritornare al niente (viene dal nulla e al nulla torna).

Jaromil e Marco Sachy hanno presentato il progetto D- cent, evidenziando come sia importante discutere dell’architettura e del design di una eventuale nuova Moneta del comune partendo dal presupposto che non esiste nessuna technicality che possa dirsi sganciata dal significato e dal progetto politico e viceversa: la vicenda BTC lo conferma e lo dimostra. In particolare, l’intervento si è soffermato a segnalare che cosa tenere buono dell’esempio delle cryptomonete, cioè: proof of work, autenticazione, circolazione. Di questi tre aspetti, il primo va lasciato alla decisione “politica” della comunità che utilizza la moneta, mentre gli ultimi due possono risultare automatizzati dall’algoritmo.

Giorgio Griziotti, partendo proprio dalla non neutralità della tecnica, ha sottolineato come gli esperimenti di monete alternative in Francia (per esempio, Tolosa) non siano in grado di rappresentare una vera e propria alternativa ai circuiti monetari-finanziari capitalistici. Non solo: l’evoluzione di alcune tipologie di cryptomonete che sono nate nell’alveo dei movimenti hacker di stampo “anarco-capitalista” (come il Darkcoin) presentano elevati livelli di ambiguità che non possono essere taciuti.

Marco Giustini ha ricordato il modello della Faz (Financial Autonomous Zone) con riferimento agli scritti di Domenico De Simone e sottolineato la necessità di introdurre tassi d’interessi negativi sulla detenzione della Moneta del comune così da scongiurare l’accumulazione. Inoltre, è necessario che tale moneta venga istituita con lo scopo di pagare un reddito di base a coloro che fanno parte della rete che la costituisce.

Emanuele Braga e Diego Weisz hanno introdotto ciò che è stato poi oggetto della discussione del giorno successivo, ovvero l’implementazione concreta di una moneta che sulla base del modello delle camere di compensazione possa agevolare la crescita di forme di auto-produzione culturale in grado di sviluppare rete.

Tiziana Terranova, che ha condotto e moderato questa prima parte della discussione, partendo proprio dal nesso tra arte e moneta alternativa, ha allargato lo sguardo sul dibattito che si è sviluppato negli ultimi mesi in Europa, a partire dall’incontro di Amsterdam di aprile e al recente incontro di Stoccarda, dove ha avuto modo di entrare in contatto con il progetto finlandese Robin Hood. Si tratta di un hedge fund del “precariato”, che usa con successo un algoritmo che “parassitizza” mimeticamente i comportamenti degli operatori di borsa ri-succhiando plusvalore, ma che cerca anche di immaginare come una istituzione finanziaria del comune (gestita secondo i modi della cooperazione sociale e diretta a finanziare il Commonfare) possa funzionare.

Il dibattito si è concentrato prevalentemente sulle suggestioni di Massimo Amato relativo alle camere di compensazione con interventi di Stefano Lucarelli, Tiziana Terranova, Marco Giustini e altri.

Il secondo momento di discussione (moderato e condotto da Stefano Lucarelli) ha affrontato il tema della Moneta del comune da un punto di vista più teorico, cercando di tenere conto dei nodi problematici e delle criticità delle esperienze trattate (camere di compensazione, circuiti commerciali alternativi, criptomonete, Robin Hood, Scec, Sardex, Wir, Tolosa, Catalunja…).

Tre gli interventi programmati: Christian Marazzi, Carlo Vercellone, Andrea Fumagalli.

Christian Marazzi ha ricordato il ruolo centrale della moneta come mezzo di finanziamento e non solo di scambio. La moneta capitalistica – quella “cattiva” contro la quale ci battiamo per sostituirla con quella “buona” (la Moneta del comune) – è espressione dei rapporti di sfruttamento del capitale sul lavoro. Occorre ricordare, infatti, che le monete che operano nella fase della sola circolazione esistono da più di qualche decennio, con forti elementi di ambiguità e di strumentalizzazione anche da parte delle destre sociali. In secondo luogo, se si parla di “Moneta del comune” occorre definire che cosa si intende per “comune” (tema che è stato ripreso da Carlo Vercellone che ha affermato la necessità di declinare il concetto di “comune” al singolare per non confonderlo con i “beni comuni”). L’invito è a “contestualizzare” bene, per evitare di innamorarsi troppo di forme monetarie che rischiano di essere esercizi di esodo localistici dall’impero della moneta ufficiale, ripiegando su formulazioni troppo semplici, per quanto fascinose. In terzo luogo, per definire una Moneta del comune che apre a una prospettiva post-capitalistica, occorre recuperare dalla pratica femminista il concetto di “riproduzione” (salute, istruzione, cura, …), perché obiettivo della Moneta del comune è riconoscere e remunerare la riproduzione che è oggi la base del processo di valorizzazione, quella riproduzione che oggi è espropriata dal capitale. Si tratta insomma soprattutto di porre il tema dei commons dal punto di vista dei soggetti che lo vogliono costruire. Su questa declinazione Marazzi ha ipotizzato la possibile articolazione di un “Manifesto della Moneta del comune”.

Carlo Vercellone ha richiamato alcune categorie di origine marxiana relative alla moneta come capitale, finalizzata all’accumulazione, e alla moneta come merce, finalizzata alla circolazione. Su questo punto (riprendendo la critica di Marazzi a certe letture ortodosse di Marx dove tale distinzione appare inesistente), si misurano le ambiguità delle attuali monete digitali o complementari. Spesso, le monete complementari si collocano all’interno di un circuito “merce-denaro-merce” (esempio, Wir, Scec, Sardex, pur con le differenze dovute). Le criptomonete invece svolgono la funzione di riserve di valore, dal momento che possono essere accumulate e tesaurizzate. Se si vuole invece pensare a “una Moneta del comune” occorre piuttosto puntare alla moneta come “mezzo di finanziamento”, ovvero alla “moneta credito”. Ciò implica che una Moneta del comune è in primo luogo una moneta slegata dalla circolazione della merce – sia esso consumo o fra imprese. E perché ciò possa avvenire, questa moneta deve finanziare in modo diretto, senza intermediari, forme di reddito sociale garantito RSG (o reddito di base incondizionato), che è una forma di investimento della cooperazione sociale alla base del comune. Il RSG deve quindi essere inteso come reddito primario, diretta remunerazione di quel “comune” che è alla base oggi dell’accumulazione capitalistica, che viene espropriata dalle forme di comando del capitale finanziarizzato. Ne consegue che la Moneta del comune deve come minimo avere i seguenti requisiti: individuale, non accumulabile (moneta “fondente”, interessi negativi), remunerazione diretta di RSG e non finalizzata a fluidificare l’attività di circolazione e realizzazione.

Andrea Fumagalli ha ricordato che la moneta è uno strumento e che quindi le modalità della sua emissione, gli aspetti tecno-politici e la sua forma devono essere funzionali non a essa stessa ma agli obiettivi che si pone. Lo sviluppo di esperienze di monete alternative nel corso dell’ultimo secolo (dalla Germania anni ’30 all’Argentina della crisi del 2000) sono spesso forme di reazione a situazione di crisi (vedi Weimar negli anni ’20 o l’Argentina di fine secolo) oppure hanno avuto successo laddove consentivano scambi non del tutto permessi dall’economia legale tradizionale (Bitcoin e Darkcoin). Dobbiamo invece pensare alla Moneta del comune come strumento tattico di azione, in grado di poter sviluppare forme di “contropotere finanziario”. Una Moneta del comune deve quindi essere collegata alla esistenza di una cooperazione sociale alternativa che ne è la base. Numerosi sono già oggi gli esempi di produzione di “comune”, anche se frammentati. Il “comune” preesiste alla produzione di “beni comuni”. In linea con Vercellone, i due termini non devono essere accomunati. Una Moneta del comune è dunque in primo luogo finanziamento e remunerazione del lavoro vivo che sta alla base della cooperazione e dello stesso “comune”. E’ quindi remunerazione di un reddito primario, quale è il RSG (reddito di base incondizionato). Ma a tal fine, è necessario che si definisca un circuito finanziario alternativo, che preveda un istituzione finanziaria del comune, in grado di emettere la “Moneta del comune”, come moneta “ex nihilo”, cioè moneta di nuova creazione, che rappresenti potere d’acquisto da spendere in primo luogo nei servizi sociali (tessera del trasporto, servizi sanitari e di istruzione, ad esempio), all’interno di un circuito di valorizzazione che sia finalizzato alla produzione di valore d’uso e non di scambio, produzione dell’uomo per l’uomo, non mercificabile e non sussumibile dal capitale. Tale problematica pone la questione del rapporto con le istituzioni dominanti, in quanto contro-istituzione. Perché le esperienze di autorganizzazione (Macao, Ri-Maflow, Spazio di Mutuo Soccorso, e altre esperienze milanesi, l’elenco sarebbe lungo…) sono già esse stesse forme di istituzioni del comune.

Stefano Lucarelli ha sottolineato la necessità di ripensare il concetto di finanziamento e il concetto di moneta al di fuori di un contesto capitalistico. La moneta-credito che serba in sé il carattere di comando-monetario presuppone rapporti di debito e credito che non si chiudono. In tal senso -come ha ribadito Massimo Amato – il capitalismo si caratterizza a partire da una confusione fra ciò che è credito e ciò che è moneta. Il principio del Clearing non è concepito per istituire un circuito M-D-M, ma per far sì che la moneta sia spesa, non sia accumulata, e laddove non sia spesa sia esplicitamente impiegata per investimenti improntati a bisogni collettivi. In tal senso il RSG può essere concepito come un investimento (una prospettiva questa su cui Carlo Vercellone e Massimo Amato individuano una possibile convergenza).

Il dibattito ha ripreso i temi del rapporto tra moneta-credito e moneta-merce, ovvero tra moneta che finanzia una produzione “altra” e moneta che ha funzioni più “commerciali”, di scambio. Si registra comunque una convergenza sul fatto che non è pensabile una Moneta del comune sganciata da un reddito di base, come remunerazione del lavoro che oggi, non essendo certificato, prende le forme del lavoro di schiavitù (pardon, volontario). In questo ambito, occorre anche ripensare come coniugare un circuito monetario con gli strumenti della camera di compensazione.

Domenica mattina, il terzo momento di discussione ha avuto come filo conduttore l’analisi di come realizzare in concreto un esperimento di Moneta del comune, partendo da una realtà di produzione di “comune” già esistente. Emanuele Braga e Diego Weisz hanno presentato un progetto, delimitando il terreno di sperimentazione: si fa riferimento alla filiera dell’autoproduzione culturale dei teatri occupati (da Milano a Venezia alla Sicilia, passando per Roma e Napoli). Ogni nodo territoriale di questa filiera potrebbe espandersi oltre la propria realtà specifica sino a coinvolgere altre esperienze di autorganizzazione già esistenti nel proprio territorio. In tal modo si legano esperienze trans-locali (per usare un’espressione di Marazzi) lungo l’asse verticale di una filiera produttiva con esperienze locali che si estendono invece orizzontalmente. Sono stati poi presentati i nodi problematici da affrontare: esistenza di una base di cooperazione sociale, processi di soggettivazione, modalità di pagamento con la nuova moneta, tempistiche e modalità di emissione.

Su suggerimento di Jaromil, è stato istituito un pad collettivo in cui si sono state definite le parole chiave che verranno discusse e risolte:

proof of work →proof of life
rapporto sociale – reddito sociale garantito→ legato alla semplice appartenenza alla rete: va individuata una connessione tra il volume delle produzioni e la redistribuzione in termini di share. In questo senso si introduce il concetto di finanziamento→ importanza delle filiere alimentari: Gas, Gap, Des…

rapporti di proprietà

macchine

ambito di circolazione

governance della moneta e sue regole

architettura e design della Moneta del comune

autenticazione, funzione di protezione

Su questi punti, come ha suggerito Jaromil, sarebbe auspicabile la compilazione di un manuale (più che di un Manifesto) della Moneta del comune.

È stato poi posto il tema della mappatura, ovvero della necessità di creare un network in cui le realtà interessate al progetto esprimano i loro bisogni, così da costituire una piattaforma della domanda di lavoro, che può essere poi remunerato con la Moneta del comune.

Infine, si pone l’esigenza di studiare anche una seconda piattaforma tecno-politica per gestire l’emissione e la regolamentazione della Moneta del comune.

Sono stati quindi istituiti tre gruppi di lavoro:

– mappatura dei soggetti e della circolazione

– manuale d’uso / policy

– design /comunicazione

A tal fine, verranno calendarizzati appuntamenti specifici su questi tre aspetti, a settembre. Nel frattempo, si metterà in pista un sito on line (verrà fatta una proposta da Macao), al cui interno ci sarà un forum di discussione, raccolta di materiali preparatori, mappature, eccetera.

Il sito si chiamerà “monetadelcomune.it”.

La moneta che dal progetto scaturirà si chiamerà Commoncoin.

A breve, su questo blog e sul sito di Macao, i video degli interventi e del dibattito che si è svolto nelle due giornate milanesi. Stay tuned!

 

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