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Expo 2015, basta con il lavoro gratuito

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In un precedente post, scrivendo a proposito di Expoprecarietà, dicevamo che «Expo può giocare sull’appeal del tema “nutrire il pianeta, energia per la vita” e sulla collaborazione del terzo settore per organizzare progetti nelle scuole e coinvolgere gli studenti». A tal proposito, l’amministrazione comunale di Rho ha recentemente aderito al progetto “Giovani per Expo”, proposto da Ciessevi. Informazioni dettagliate sul progetto si possono recuperare sul sito del Comune di Rho. In questa sede ci limiteremo ad una serie di osservazioni critiche su questo progetto che per noi altro non è che l’ennesimo modo di sfruttare manodopera gratuita. Terzo settore e cittadinanza attiva sono termini che identificano un sistema di principi e di relazioni (fiducia, reputazione, reciprocità) capaci di spiegare l’alta frequenza di comportamenti cooperativi. In questo senso, una delle macroattività del progetto in questione è quello di rendere i «Giovani protagonisti di esperienze di cittadinanza attiva: per avvicinare i giovani al volontariato in vista di Expo, saranno attivate sperimentazioni di service learning presso le scuole, promozione di attività scuola – volontariato/avvicinamento al volontariato, momenti di accoglienza in occasione di manifestazioni sportive, attività di sostegno al protagonismo, alla creatività ed all’imprenditoria giovanile».

 

Tutte queste attività vanno inserite nel quadro più complessivo del sistema Expo, il quale non è un evento filantropico anche se formalmente pretende di esserlo richiamodosi al tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Come abbiamo sempre sostenuto, Expo 2015 non è altro che la “foglia di fico” per nascondere un’enorme speculazione edilizia su un’area di un milione di mq. Un’area agricola acquistata con soldi pubblici come area residenziale e come tale pagata ai proprietari originari Fondazione Fiera e gruppo Cabassi, per realizzarvi, successivamente al grande evento, un nuovo quartiere di Milano. Non solo, alla realizzazione delle opere per Expo e quelle collegate lavorano cordate di poteri economico-politici che si sono spartiti la torta dei finanziamenti pubblici.

Alla fine dell’Esposizione universale probabilmente ci saranno dei debiti da ripianare con soldi pubblici – come sempre avviene quando si parla di grandi opere e grandi eventi – mentre i soliti noti ci avranno tranquillamente guadagnato, secondo il noto principio di privatizzare i profitti e socializzare le perdite.

Fatta questa premessa, è impossibile non vedere come i progetti di volontariato per Expo 2015 – senza mettere in dubbio la buona fede delle associazioni promotrici, né contestare la bontà del merito dei progetti – siano completamente dentro i meccanismi della valorizzazione del brand Expo 2015. Appare, pertanto, ridicola e colpevolmente ingenua l’insistenza sulla distinzione tra volontariato e lavoro cui questi progetti sembrano richiamarsi.

Ancora: nell’ambito della macroattività 1 è prevista «una visita preparatoria nel territorio rhodense da parte di un gruppo di operatori e volontari, che hanno partecipato attivamente a grandi eventi in altri paesi europei […]Il focus della visita verterà sulle abilità e sulle competenze che i giovani hanno acquisito o sono in grado di acquisire in occasione della loro partecipazione come volontari a grandi eventi, in linea con il sistema della “certificazione delle esperienze”, promosso dalla Provincia di Milano che, previa verifica dell’effettiva partecipazione, convalida le esperienze acquisite dai ragazzi nei percorsi di partecipazione attiva alla vita del territorio, rendendole spendibili a livello curriculare, valorizzando in tal modo la componente formativa».

In altre parole si giustifica il lavoro gratuito come una rincorsa alla certificazione. Il volontariato diventa uno spazio di investimento del proprio capitale umano e di certificazione delle competenze possedute, nella speranza di accedere in futuro ad un flusso di reddito che in questo senso non è più una contropartita dell’erogazione di lavoro ma il risultato di una gestione “aziendale” delle proprie competenze (investo nel mio capitale umano in attesa che un domani questo investimento mi dia un ritorno economico). Il vecchio dilemma, concernente il controllo del lavoro, viene risolto con l’interiorizzazione da parte dei volontari degli obiettivi di Expo e delle sue finalità falsamente filantropiche ottenuta attraverso una mobilitazione ed un’implicazione attiva dell’insieme delle conoscenze e dei tempi di vita dei potenziali volontari. Per “sabotare” questo dispositivo di sfruttamento resta centrale la rivendicazione di una retribuzione per ogni forma di lavoro, soprattutto quelle ammantate da contenuti filantropici come nel caso di Expo 2015. Sia chiaro: quando parliamo di retribuzione intendiamo quella che, per dirla con le parole della Costituzione italiana prevede “una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. San Precario è contro il lavoro gratuito, ma anche contro quello a buon mercato di stage, tirocini e tipologie assimilabili.

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