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Cronaca dell’#epicfail di #askexpo

BoBis8ICIAExbR8Per chi non avesse potuto seguire ieri la diretta twitter, di seguito la cronaca di quanto accaduto.
In una delle prime occasioni di apertura e trasparenza della comunicazione Expo, il mito del grande evento va in frantumi sotto una pioggia di tweet che chiedono lavoro vero e non volontariato gratuito e stage a 1€ l’ora.

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Cosa chiede Milano all’Expo2015? Più attenzione alle persone

A Milano, il primo maggio, festa dei lavoratori, circa metà delle attività commerciali sono aperte: non solo bar e ristoranti, ma anche negozi e ipermercati. È l’effetto della liberalizzazione voluta dal governo Monti nel 2012: ognuno può fare quello che vuole, decidere di chiudere o meno. Ma “o meno” va sempre di più per la maggiore. “Produci, consuma, crepa”, frase di una vecchia canzone dei CCCP, è una triade, imperativa, a cui ci si assoggetta con entusiasmo crescente. E, a quanto pare, ormai non c’è celebrazione che riesca a frenarla. Nonostante, in Italia e non solo, avere un lavoro non sia né facile né comune. E, se lo si ha, spesso è precario: il che solitamente vuole dire anche in nero e sottopagato, comunque non tutelato. I lavoratori “instabili”, o “atipici” (che come definizione però, a me, ha sempre fatto sorridere, amaro), in tutto il Paese sono circa tre milioni e mezzo e hanno serie difficoltà a vivere il presente, figuriamoci a costruire -o perlomeno a immaginare- un futuro. Così, questi atipici, nel capoluogo lombardo, oltre ad essersi dedicati un patrono, chiamato San Precario, si sono anche inventati una festa, la MayDay Parade, che, da ormai quattordici anni (in contemporanea con molte altre metropoli del mondo), il pomeriggio del primo maggio sfila per le strade della città, riappropriandosi di uno spazio pubblico che viene sempre più spesso negato: è un’invasione metropolitana creativa, colorata e festosa, guidata da vari camion addobbati come carri allegorici e trasformati in sound system, che diffondono musica a tutto volume, spaziando dalla tecno al reggae.

«Non pensavo che Milano fosse talmente loca», ha esclamato stupito un ragazzo argentino, appena arrivato in città e trovatosi improvvisamente nel mezzo di questa street parade. «Solo oggi è così», gli ha risposto un bambino, di 9 anni circa, tenuto per mano dal padre. La consapevolezza non ha età. Quest’anno la manifestazione, oltre ad opporsi all’Expo 2015 e al Jobs Act, aveva tra le sue parole d’ordine il reddito minimo garantito, la gestione comune del territorio e la lotta per il diritto alla casa, alla scuola, alla sanità e alla mobilità, pubbliche e di qualità. Organizzata da varie realtà dell’antagonismo cittadino (tra cui i centri sociali e i No Tav), si è svolta come sempre dopo quella più tradizionale e mattiniera, indetta dai sindacati confederali, e ha preso il via da piazza XXIV maggio, ormai completamente ribaltata, e transennata, per il lavori di riqualificazione in corso. Il corteo ha superato corso di Porta Ticinese e via Torino (dove un commesso di origini africane di un negozio si è messo a ballare sulle note della musica hip- hop ), è entrato in piazzale Cadorna e ha raggiunto il Castello Sforzesco. Qui, fino all’anno scorso, ci si fermava. Quest’anno, invece, si è andati oltre: proseguendo lungo i bastioni di Porta Volta (dove un’anziana famiglia si è affacciata alla finestra di un palazzo, sventolando bandiera rossa), girando prima in viale Francesco Cristi e poi in via Vittor Pisani, arrivando alla stazione Centrale, continuando lungo viale Melchiorre Gioia e infine, dopo oltre quattro ore di camminata, approdando, per la prima volta, in piazza Carbonari.

Qui, è stato “liberato” e restituito alla città uno dei tanti edifici in disuso, abbandonato da anni, che occupa il territorio cittadino, paradossalmente interessato da continue costruzioni edilizie. Ed è proprio in questo spazio labirintico, che un tempo ospitava degli uffici, che la MayDay 2014, invece di terminare, è proseguita con una tre giorni di incontri, dibattiti, proposte e azioni (oltre che di musica, in serata), denominata The NED, acronimo di NoExpoDays. «MayDay 2014 chiede spazi, diritti, reddito. Expo 2015 porta cemento, debito, precarietà: è un grande evento che ha l’obiettivo di illudere gli spettatori e che concentra su di sé roboanti promesse di progresso e di sviluppo, ma anche tutto il peggio di una ricetta di ripresa economica che ruota intorno alla precarietà lavorativa, alla speculazione finanziaria, alle colate di cemento, allo stato d’eccezione e ai poteri speciali. Ci dicono che sta per cominciare la ripresa economica, ma non ci dicono chi ne usufruirà. Non sicuramente i precari, i senza lavoro e/o senza casa, gli studenti con le loro scuole disastrate o i migranti i cui diritti vengono calpestati dalla legge Bossi-Fini e da un discorso razzista diffuso e serpeggiante, quando non ostentato», hanno spiegato gli organizzatori.

I temi trattati nei diversi workshop sono stati moltissimi: dalla possibilità di sperimentare forme monetarie alternative nell’ambito dell’autoproduzione culturale alla necessità di opporsi al lavoro volontario degli studenti, che spinge ed abitua i giovani alla logica competitiva e precarizzante del mercato attuale. Mentre, sul campo dell’alimentazione, è stata individuata nel circuito dei Gas (Gruppi di Acquisto Solidale) una valida alternativa, in grado anche di smascherare i falsi prezzi etici di alcuni supermercati o il businnes che ruota intorno al cibo definito di qualità: il 3 maggio, alcuni militanti sono entrati nel negozio Eataly mettendo in scena un flash mob, in cui prima hanno ballato «per contestare il fatto che dove un tempo c’era un teatro e si faceva cultura oggi c’è sfruttamento» e poi hanno attuato un simbolico “blocco delle casse”, pagando la merce con monetine da 1 centesimo e distribuendo volantini che spiegavano la loro azione ai clienti.

LA BELVA PRECARIA CONTRO IL CIRCO DI EXPO

md14_card_fSpezzone precario – mayday2014

Appuntamento per tutt* giovedì 1 maggio, ore 15, piazza XXIV maggio a Milano, alla partenza della MAYDAY, dietro al carro di testa!

A un anno esatto dall’apertura dei cancelli del grande circo di EXPO 2015 è venuto il momento per la belva precaria di uscire dal letargo e tirare fuori gli artigli. Ad un anno dal suo inizio, EXPO si sta manifestando per quello che realmente è: una grande gabbia per il precariato che verrà rinchiuso e soggiogato per sei mesi nel nome dei profitti indiscriminati, delle rendite e delle speculazioni. Il tutto a spese delle amministrazioni pubbliche (Comune di Milano, Regione, Governo) che, grazie a collusioni di ogni tipo, finanzieranno allegramente i loro amichetti privati, alla faccia della crisi e dell’austerità che tanto glorificano quando tagliano e smantellano il welfare.
E’ adesso il momento di tirare fuori gli artigli perché la partita è truccata fin dall’inizio e la vera faccia di EXPO sta iniziando a palesarsi, il grande evento come strumento ideologico per dare legittimità a politiche del lavoro che tolgono ai precari ogni possibilità di far valere i loro diritti, il grande evento come catalizzatore di immaginari accattivanti volti esclusivamente a rifare il trucco al peggior capitalismo all’italiana che in questa occasione si presenta con la faccia pulita ed ecologica. Poco importa poi se si parla delle stesse imprese che rappresentano in pieno le ragioni del declino in cui si trova il paese: decenni di precarizzazione delle vite dei lavoratori e delle lavoratrici, totale devalorizzazione del lavoro nel nome delle rendite finanziarie, collusione senza limite con la peggior politica mai vista e spesso con la mafia.

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VIA CRUCIS PRECARIA

vauro160409_13MARTEDI 15 aprile ore 17 da Palazzo Marino
Iniziativa dei lavoratori del comune di Milano:

EXPO 2015: NUTRIRE IL PIANETA? …MA MANGIANO SEMPRE GLI STESSI

Il Comune di Milano ha firmato una convenzione per aumentare l’uso di ‘volontari’ del Touring Club per garantire l’apertura dei musei da oggi fino a EXPO 2015. Ingaggia migliaia di volontari, usa lavoro gratuito, mentre aumenta la tasse ai cittadini, blocca le assunzioni, non valorizza il lavoro pubblico dei comunali la cui busta paga”piange”,penalizzata da 7 anni di blocco dei contratti.

E i colleghi precari delle liste a tempo determinato? E’ possibile che a fronte di EXPO-investimenti comunali di decine di milioni di euro non sia previsto nemmeno l’utilizzo temporaneo dei precari del Comune nei musei? E’ credibile un’EXPO che si nutre di multe, tasse, aumenti di tariffe, lavoro gratuito e tagli di servizi comunali?

Abbiamo già visto nelle ultime campagne elettorali che ‘volontari’ siano: consulenze esterni e contributi di favore.

STOP AL BLOCCO DEL NOSTRO CONTRATTO DI LAVORO

NO EXPOLAVORO GRATIS AL POSTO DI COMUNALI E PRECARI

VOGLIAMO REDDITO, SALARIO, LAVORO, DIRITTI CERTI !

PARTECIPA ALLA VIA CRUCIS PRECARIA
COMUNALI E PRECARI PER IL BENE COMUNE

precarimilano1@libero.it

EUROMAYDAYS – THE NED

mayday_tempDodici mesi esatti ci separano dall’apertura dei cancelli di Expo2015: il grande evento che soprattutto nell’ultimo anno ha concentrato su di sé aspettative, roboanti promesse di progresso e sviluppo, ma anche tutto il peggio di una ricetta di ripresa economica centrata su precarietà lavorativa, speculazione finanziaria, cemento, stato d’eccezione e poteri speciali.

A un anno da Expo 2015 e in prossimità del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, stiamo pensando in grande: l’appuntamento dell’Euromayday 2014 non si esaurirà nella Parade del 1 Maggio ma aprirà una tre giorni di dibattiti, proposte e azioni: The NED, i NoExpoDAys.

Ci dicono che sta per cominciare la ripresa economica, ma non ci dicono chi ne usufruirà. Non sicuramente le precarie e i precari, le inoccupate e i disoccupati, i lavoratori autonomi eterodiretti o le lavoratrici stabili precarizzate; non sicuramente gli studenti con le loro scuole disastrate né i migranti, che vedono i loro diritti calpestati dalla legge Bossi-Fini e da un discorso razzista diffuso e serpeggiante, quando non ostentato; non sicuramente le migliaia di famiglie sfrattate e senza tetto che vedono Governo, Regione e Comune dirottare le risorse pubbliche dall’emergenza sociale della Casa a grandi eventi e grandi opere senza alcuna utilità collettiva. Non sicuramente gli abitanti dei quartieri cittadini e dei territori sventrati da grandi e piccole opere, come le periferie ovest milanesi che da settembre resistono contro il progetto devastante della Via d’acqua di Expo o le città dell’hinterland che vedono antiche aree agricole trasformate in pascoli di cemento per la speculazione.

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