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Copenaghen: mille arresti preventivi

climate justice nowIl corteo che reclamava “System change, not climate change!” di ieri è andato. L’arresto di massa è stato incredibile, come si può vedere dai filmati e dalle foto http://indymedia.dk/articles/1526 che stanno girando in rete.

La polizia ha isolato un migliaio di persone dal corteo e le ha portate tutte nel nuovo carcere speciale preparato per il summit sul clima (non prima di averle lasciate 4-5 ore a congelare seduti a terra in strada. Di questi, solo 3 compariranno oggi davanti a un giudice per rispondere dei lanci di pietre e petardi che si erano verificati prima del megafermo, a dimostrazione del fatto che gli altri mille sono stati arrestati solo per fare terrorismo contro i manifestanti grazie alle nuove e terrificanti leggi speciali danesi.

La giornata era partita alla grande dalla piazza del parlamento, in testa al corteo i gruppi Tck tck tck, le associazioni ambientaliste, cordoni di giapponesi sorridenti e vestiti da orsi polari e pinguini a gogo, partiti e sindacati danesi e nordici. Il blocco CJA era forte, c’erano forse diverse migliaia di persone a seguire i cinque carri da cui hanno parlato attivisti europei e non.

Memorabile la chiusura del discorso di un rappresentante di Via Campesina: “Patria o muerte!” con conseguente ovazione della folla. Nel nostro spezzone si è vista anche Naomi Klein.

Alla partenza però un paio di centinaia di persone vestite di nero e con il volto coperto si erano inserite proprio nel mezzo dello spezzone CJA, e da lì hanno rotto finestre dell’antica borsa di Copenaghen e tentato un paio di azioni con petardi che sono state usate a pretesto per gli arresti effettuati più avanti e in un momento e uno spezzone assolutamente tranquilli.

Questo al di là delle valutazioni sull’indegna repressione è stato un segno di debolezza da parte di Climate Justice Action, che non è riuscita a fare in modo che il corteo andasse secondo i piani: del tutto pacifico e festoso. Ed è anche un brutto segnale per l’azione di massa del 16, quando CJA cercherà di bloccare i lavori del Bella Center con l’aiuto delle delegazioni più critiche che usciranno per partecipare a un’assemblea popolare sul clima fuori dal summit ufficiale.

 

Tuttavia un successo è stato la diffusione del motto “System change not climate change” a diverse parti del corteo, anche a quelle tradizionalmente moderate, segno che tutto il movimento per il clima è consapevole che misure cosmetiche non bastano e che bisogna mettere in discussione più in profondità il modo di produzione. E poi il corteo è stato energico, con un sacco di giovani e con messaggi chiari e determinati.

Stanotte un paio di centinaia di persone si sono riunite sotto al carcere speciale dove ancora erano detenuti i mille, e sono state disperse dalla polizia. Intanto, giusto per tenere vive le tradizioni locali, nel quartiere di Norrebro sono andate a fuoco diverse automobili e qualche minibarricata. Ma tutto era tranquillo e si è trattato solo di lavoro per i vigili del fuoco.

Oggi invece c’è l’azione “Hit the production” per bloccare il porto, indetta dal gruppo Never trust a COP. Non sono attese molte persone e anzi, molti sono scettici da tempo su questa giornata e se ne terranno ben lontani. Oggi ci sono anche i contadini di Via campesina che manifestano davanti all’associazione degli agricoltori e produttori di cibo (e di carne) per protestare contro l’agribusiness e contro l’esportazione in tutto il mondo di milioni di maiali da parte dell’industria della carne danese. ¡Que viva la soberania alimentaria!

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