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Di cosa parla la Fao? Fame e multinazionali

 Si è chiuso il vertice Fao. Come era facilmente prevedibile, nessuna decisione degna di nota è stata presa. Eppure la situazione è grave. Nel corso dell’ultimo anno, il costo del frumento è aumentato di quasi una  volta e mezza, la soia di quasi il doppio e il granoturco di un terzo.

In media, per acquistare le materie alimentari di base se prima si
spendevano 10 euro, oggi se ne spendono 14. Non a caso si parla di
rischio fame per buona parte della popolazione dei paesi più poveri.
Tutto ciò è noto e il vertice Fao lo ha confermato. Molto meno noto è
invece l’incremento della concentrazione della produzione
agro-alimentare nel nuovo millennio. Ad esempio, sei società (Cargill,
Continental, Louis Dreyfus, Bunge & Born, André, Toepfer)
controllano
quasi la totalità del mercato del frumento, del mais e della soia.
Sempre sei società (Rothfos, Cargill, J.Aron, Volkart, Socomex,
ED&F Man) hanno anche in mano quasi la totalità del mercato del
caffè (90%).

Oligopoli simili sono presenti in quasi tutti i mercati
dei generi di prima necessità.
Inoltre, il più della metà dei terminal per il trasporto di granaglie è
di proprietà di quattro società: Cargill, Cenex Harvest Satets, ADM e
General Mills e oltre l’80% dei cereali esportati è diviso fra Cargill,
ADM e Zen Noh. L’omnipresente Cargill  del Minnesota controlla da sola 
un quarto del commercio mondiale di grano. E non può stupire che i suoi
profitti siano più che raddoppiati in un anno. Vi sono casi, come
quello di Haiti, uno dei paesi più colpiti dall’aumento dei prezzi, in
cui l’approvvigionamento nazionale dipende dalle scelte strategiche di
una sola impresa.

Nell’isola caraibica il tre quarti del riso viene
importato. La Rice Company, multinazionale americana del riso, con sede
a Rosville, California, detiene il monopolio dell’import di riso ad
Haiti. Nel corso dell’ultimo anno, il prezzo del riso è aumentato di
quasi il 70%. Facile intuire chi ha fatto i soldi e chi patisce la
fame. A parte qualche isolato intervento, di tutto questo al vertice
Fao non se ne è parlato.

E si è parlato poco anche del rapporto tra alimentari e finanza e del
luogo dove tale rapporto si realizza concretamente: il Chicago
commodity stock exchange. E’ qui che si stabiliscono i prezzi delle
materie prime alimentari (oltre che dei minerali). Nel periodo novembre
2007-dicembre 2007, in seguito alla crisi finanziaria, si sono
verificate perdite di ingenti nelle diverse borse mondiali. Ne è
conseguito un passaggio di investimenti speculativi dagli hedge funds
alle options e soprattutto ai futures agricoli (ovvero speculazione
sulle attese di aumento dei prezzi).
Il risultato è stato un aumento consistente del volume commerciale dei
prodotti agricoli quotati in borsa (+ 1650%).

La Banca Mondiale stima
che circa il 40% dell’aumento dei prezzi sia imputabile alla
speculazione. Heinsew Flassbeck, direttore della Divisione Strategica
Globalizzazione e Sviluppo dell’Unctad sostiene che tale quota può
essere aumentata sino al 70%. Conclusione: mentre il popolo di Haiti
patisce la fame e la Rice Company o la Cargill raddoppiano o triplicano
i propri utili, le grandi Sim che controllano i flussi finanziari si
rifanno delle perdite subite con la crisi dei subprime. Al vertice Fao,
invece, si è parlato di più del business dei  bio-combustibili Solo nel
2007, gli Usa hanno trasformato 1/3 del raccolto totale a granoturco
per biodiesel. Tale contrazione potrebbe spiegare per un 40% l’aumento
dei prezzi.

La fonte è Fmi, John Lipsky, vide presidente. In America Latina, la multinazionale Adecoagro, con sede a Buenos Aires,
Argentina, ma controllata dal finanziere George Soros, ha stipulato
accordi con lo stesso governo argentino e con il governo Lula del
Brasile per un incremento pari al 100% di produzione di
bio-combustibili. A tal fine è in atto un ulteriore processo di
concentrazione che vede protagonisti la stessa Adecoagro e la Cooperativa SanCor, di Santa Fè (Argentina), leader nazionale nella
produzione dei latticini. Cambiando l’ordine delle cause dell’aumento
dei prezzi, il risultato è sempre lo stesso. Il potere delle grandi
multinazionali, siano esse finanziarie, energetiche o alimentari, si
dipana sempre più sulla vita di milioni e milioni di essere umani.

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