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Norma salva-Atesia: cocopro fregati! Un commento a caldo

Questo dimostra come l’utilizzo fraudolento dei decreti legge per aggirare le norme precedenti sia oramai prassi: in materia di giustizia, elezioni, lavoro ma non solo. E’ chiaramente l’impianto complessivo a fare acqua da tutte le parti. Il pacco Treu e la legge (dei) 30 (denari) si dimostrano per quello che sono e che volevano essere: non una riforma del lavoro, come qualche buontempone ci voleva fare credere, ma lo smantellamento complessivo dell’impianto giuridico che ha regolato i difficili equilibri fra capitale e lavoro dagli anni settanta. Un’impianto giuridico che sosteneva ed era sostenuto da una particolare idea di civiltà, che ci piacesse o no, che affermava che il profitto delle aziende e gli interessi dei lavoratori potessero comunque trovare un’accordo.


Adesso la storia si chiarisce per bene: il capitale concilia solo momentaneamente e quando è in difficoltà, poi quando è il momento riprende l’opera di vampirizzazione, è nella sua natura. Di ciò oramai se ne sono accorti tutti,, proprio tutti. Pare che Treu stia facendo una raccolta firme in opposizione alla controriforma del mercato del lavoro, quella dell’arbitrato, quella che aggira l’articolo 18. Incredibile, colui che ha introdotto la precarizzazione, colui che ha firmato il patto col diavolo, che ha venduto l’anima della sinistra, insomma proprio lui, si lamenta del fatto che il diavolo non si è preso solo la fetta pattutita, la generazione precaria, ma l’intera torta, tutti i lavoratori. Bisogna essere veramente fessi. O furbi, tanto furbi. Come i sindacati che a ruota svendono, svendono svendono per poi lamentarsi quando il prezzo è troppo a buon mercato.

Un’ultimo insegnamento queste tristi vicende ce lo danno. Non esiste una formalizzazione giuridica eterna di un’idea di giustizia. Ieri il tempo indeterminato rappresentava bene questa civiltà, oggi fa acqua da tutte le parti. Un’idea di società che fallisce non si potrà mai più riproporre uguale. Ciò non toglie che la ricerca della giustizia sociale, dell’uguaglianza, del conflitto volto al miglioramento di tutti/e per tutti/e, rimangono, anzi si riaffermano nuovamente come un bisogno immediato e urgente. Diritti, nel lavoro ed oltre il lavoro, citatdinanza,  reddito, accesso ai saperi e alla formazione, ai trasporti pubblici ad un’economia sostenibile, nella produzionen e sui territori….da qua bisogna ripartire

Ecco la news:

Nel ddl anche una norma salva Atesia: cocopro fregati!

Il ddl che affossa l’articolo 18 (il 1167 approvato due giorni fa in via definitiva al Senato) contiene anche una norma che vanifica le lotte dei precari di Atesia, balzati all’onore delle cronacche nel 2006. Si tratta dell’articolo 52, dove si stabilisce che le sentenze che riguardano i lavoratori a progetto, in caso di accertamento della natura subordinata dei loro rapporti, se non sono già passate in giudicato possono essere annullate da un’offerta dell’azienda: basta che questa offra da 2,5 a 6 stipendi arretrati, e il lavoratore potrà solo accettare. Se non lo farà, perderà diritto a tutto, anche al reintegro. E anche in caso di accettazione, comunque il posto di lavoro sarà perso. La norma pare scritta ad hoc per una cinquantina di precari dell’Atesia che rifiutarono la conciliazione, dopo la visita degli ispettori che certificò la presenza di 3600 cocoprò abusivi nel 2006 e le stabilizzazioni varate da Prodi e Damiano nel 2007.
I precari hanno già avuto due sentenze favorevoli, in primo grado e in appello, dunque avrebbero diritto a vari anni di pregresso, e – soprattutto – al reintegro nel call center di proprietà della Almaviva di Alberto Tripi. Ma l’articolo 52 del ddl prevede appunto che l’offerta aziendale può vanificare le sentenze «non ancora passate in giudicato», e nel caso dei 50 «atesini» la Cassazione non si è ancora espressa. Gli avvocati che difendono i precari annunciano ricorsi alla Ue e alla Consulta.

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