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Fiera Milano spa: le cavie della bilateralità

Bilaterache?

Nessun testo legale per quanto brillante potrà mai disegnare i contorni del concetto di bilateralità, fondamentale per capire le dinamiche in cui si muove il sindacato moderno.

In aiuto arriva l’attualità, i casi veri, il pane quotidiano dell’Intelligence Precaria.

Le cavie inconsapevoli delle nuove politiche industriali sono i 350 lavoratori della Fiera di Milano, una Spa di nome lottizzata fino al midollo da comune, regione e provincia. Dentro all’azienda, l’unica che ha ancora contratti a tempo indeterminato dentro i nuovi capannoni di Rho Pero, ci sono le RSU Cgil,Cisl e Uil cioè i sindacalisti-lavoratori, figure diverse dai sindacalisti esterni, stipendiati direttamente dal sindacato. Licenziamenti bi-laterali

Azienda e sindacati, bilateralmente, iniziano a far circolare voci incontrollate. Si parla di licenziamenti e mobilità. C’è la crisi no? Inizia il panico, prima silenzioso poi incontrollato. Alcuni, incauti, alzano la voce. Cercano di fare proseliti, ma sono soli, senza esperienza, divisi. Del resto non dovrebbero essere i sindacati a opporsi a un licenziamento? E invece gli ‘esuberanti’, come vengono definiti dalla nostra talpa interna, vengono spostati in blocco in una direzione creata ad hoc. La ‘Back Office’ che include tutti i dissenzienti, lasciati a rodersi il fegato. Non sono ragazzini, in molti superano i 40, e le loro competenze/stipendi/responsabilità mutuo-familiari sono medio-alte.


Filcams Cgil in Fiera

‘I loro stipendi sono superiori alla media in Fiera’ come ci ha detto a chiare lettere la segretaria della Filcams Cigil Graziella Carneri prima di definire IP ‘vigliacchi e disonesti intellettualmente’, per aver diffuso ai pochi che ci leggono queste scomode verità.

A questo punto, siamo a dopo le ferie, entra in campo l’altro attore bilaterale. L’azienda. Ma come non è La fiera spa e le azioni non sono di enti pubblici? chiediamo sorpresi alla Carneri: ‘Si ma nessuno degli enti proprietari delle azioni ha avuto nulla da ridire. E poi è una spa, mica un ente pubblico.’. Ci ha spiegato chi sottoscrive gli accordi sindacali per i cassieri di Rinascente e Sma, per i banconisti di Esselunga e Ipercoop, per i magazzinieri della distribuzione e le commesse di Zara.


Piccoli Marchionne crescono a Rho

Enrico Pazzali arriva in assemblea a gamba tesa. Il quarantenne manager di Fiera Milano spa parla pane al pane e vino al vino: Marchionne docet. O firmate l’accordo o vi licenzio tutti entro gennaio, dopo aver sciorinato dati e cifre che nessuno contesta. La paura si diffonde. Il fuggi fuggi inizia. Le Rsu e i sindacalisti esterni avvertono bilateralmente: guai a chi sciopera, a chi manifesta in piazza. Altrimento non possiamo fare nulla per voi. Più bilaterale di così? Da una parte la coltellata del licenziamento dall’altra lo scotch sulla bocca, la corda ai polsi. E così i primi 85 dipendenti vengono messi in cassa in deroga. Tra loro ci sono ben 3 RSU. Ma come direte tutti? I sindacalisti finiscono tra i licenziati? Il conto non torna, anzi sì. Perchè la cassa in deroga( pagata da Inps e Provincia)  per i primi 85 messi alla porta significa 1 anno di stipendio pagato: un buon risultato, ammettiamo anche noi, e si vanta la segretaria della Cgil Filcams. E’ di questi giorni la notizia che altri 50, forse sessanta finiranno sotto la mannaia. per loro però si prospetta solo mobilità che di soldi in più ciccia.


Filiera dei servizi precari

Tutta la questione, nonostante l’importanza strategica di Fiera Milano spa nella filiera dei servizi e del commercio milanese (un po’ come dire la Fiat degli anni ’70 per l’indotto del torinese) passa sotto il più cupo silenzio. Il sindacato fa un comunicato stampa in sindacalese per sottolineare l’importanza dell’accordo. Nessuno se lo caga. Fonti aziendali ci inviano un articolo confezionato ad hoc dal sole 24 ore, (il giorno stesso dell’assemblea coi lavoratori) dove una solerte giornalista-scendiletto stende un tappeto rosso a Pazzali, descritto come salvatore dell’azienda. Ma i lavoratori? Nemmeno Il Manifesto, e Radiopopolare, di solito così attenti alle vicende del lavoro, passano la notizia.


Mutismo bilaterale

Qualcosa però trapela. Alcuni dei trombati si sentono presi per il culo a veder descritta in TV la loro azienda come il faro dell’economia meneghina, esempio di operosità longobarda. vanno alla Fornace di Rho allo Sportello di San Precario. E da chi altrimenti? Dei sindacati non si fidano più. Le Rsu rimaste in azienda le considerano colluse nonostante le abbiano votate come degli allocchi. Iniziano a parlare. Forse è troppo tardi, anche no. Da 3 diventano 60. Hanno capito il giochetto in cui sono cascati. La loro denuncia inizia a circolare. IP però non ha a disposizione Tv e giornali. Solo tanta buona volontà e voglia di reagire. Adesso anche i dipendenti di Fiera Milano spa strabuzzano gli occhi. Sono loro le cavie della bilateralità. Capito il concetto? Bilaterale ovvero double-check.



Il modello di sviluppo è chiaro: pochi tempi indeterminati ricattati, tutto il resto costretti alla precarietà


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