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Ipotesi Federmeccanica: tutti senza contratto

Dalle prime pagine di Tv e giornali al buio più totale. Il piccolo squarcio aperto sul mondo del lavoro, limitato al simbolo Fiat e allo squallido voto di scambio di stampo mafioso, si è subito richiuso. Dopo Pomigliano e Mirafiori però, le relazioni tra aziende e lavoratori stanno cambiando faccia velocemente. Un processo silenzioso solo per i media compiacenti. Disegnato da un comunicato di Federmeccanica scarno quanto letale, al quale non è stata concessa possibilità di contraddittorio. Nulla la risposta del direttore Roberto Santarelli (direttore anche del Fondo pensionistico dei metalmeccanici Cometa…) alle domande di Intelligence Precaria. Che fine faranno le RSU delle vostre aziende? Quali sono i punti minimi del contratto nazionale che avete intenzione di lasciare intatti? E i minimi salariali?

I tempi della concertazione sono un ricordo, la responsabilità è finita nel cesso. Federmeccanica non lascia spazio a dubbi, attacca come un pitbull inferocito un secolo di relazioni industriali, ed è un morso ancor più violento di quello imposto ai lavoratori dal Lingotto perché lì in provincia le telecamere non sono mai accese. I riflettori non illuminano la miriade di piccole e medie imprese che sono la maggioranza dell’industria italiana. Nell’Italia dei 1000 campanili, nella sua anima più profonda, dove i sindacati spesso non esistono e le tabelle contrattuali degli stipendi, uguali da Udine a Enna, vengono viste come un’offesa alla libera impresa. Intesa come libertà da contratti nazionali che già oggi escludono milioni di lavoratori precari, condizione alla quale una delle più strategiche categorie di imprenditori vorrebbe condannare tutto il mondo del lavoro.

Nessuno escluso.

Il Consiglio Direttivo di Federmeccanica parla di: ‘Accellerare la flessibilizzazione e il decentramento delle relazioni contrattuali’. Nell’accordo sulla riforma contrattuale del gennaio 2009 però, c’era l’ampliamento delle RSU in tutte le fabbriche, mentre gli industriali ipotizzano una integrazione di quel patto che va dalla parte opposta. Parlano di ‘una possibile alternatività (o uno o l’altro) tra contratto aziendale e nazionale per determinate situazioni aziendali fermi restando, (bontà loro) eventualmente,(cioè per grazia ricevuta) alcuni contenuti minimi comuni’.

Termini freddi che arrivano come spine acuminate sulla pelle dei lavoratori, di tutti i lavoratori contrattualizzati o meno, che si vedono prospettare un futuro fatto di incertezza, individualismo, competizione tra colleghi. Senza più nemmeno la certezza dei miseri aumenti che ancora garantisce il Contratto Nazionale. Ma c’è anche la ciliegina sulla torta avvelenata. I responsabili di Federmeccanica chiedono procedure ancor più stringenti delle attuali che regolino il diritto di sciopero, pretendendo impegni in tal senso da parte dei lavoratori.

Teniamo le antenne dritte quindi, che le sorprese non sono ancora finite. I due treni intanto, procedono a forte velocità. Chi tirerà per primo il freno d’emergenza?

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