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Morte Precaria

L'edilizia è il primo settore dove il lavoro nero è causa di morte

Le lacrime da coccodrillo degli incravattati di turno non fanno che aumentare lo schifo. La scorsa settimana l’ennesimo precario è morto al lavoro. Precarietà e lavoro, un binomio mortale a guardare i dati che invece riguardano i lavoratori a tempo indeterminato: essere precari diminuisce di 1/3 la speranza di vita.


Massimo era un muratore in nero (o al primo giorno di lavoro… fate voi) in una villetta di Lainate, 25 mila abitanti tra Rho e Nerviano, a 20 minuti da Corso Sempione. Aveva 36 anni e viveva a Uboldo, un piccolo comune del varesotto dove ha sede l’impresa edile che lo faceva lavorare. Se n’è andato sotto le macerie di un cantiere bastardo, schiacciato a morte dal crollo di un muro. Assassinato mentre cercava un reddito, che non importa se è in nero quando hai due figli di 15 e 6 anni da crescere. Non riesci a startene a casa ad aspettare; solo i disoccupati sanno quali siano i pensieri che ti stringono l’esofago in quei momenti. In nero, la faccia più pesa della precarietà, nonostante una villa come quella in cui stava lavorando, nella zona residenziale di Lainate, abbia un prezzo di mercato superiore ai 3 milioni di euro.

In nero se vuoi lavorare, alla faccia di tutte le chiacchere sui morti sul lavoro sparate a vanvera, i soldi sprecati di celebrazioni e monumenti e la barzelletta prevista dalla legge Biagi. Basta presentare il certificato Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva) all’INPS o all’INAIL, e il gioco è fatto, l’impresa è tranquilla e il settore edilizio del Comune se ne lava le mani. Sono tutti qui i controlli promessi da istituzioni tanto solerti a usare la forza contro i deboli quanto assenti quando si parla di controllare il lavoro. E dire che siamo tra Varese e Milano, sembra di essere in Svizzera.

Davvero poco un foglietto di carta per fermare la strage di lavoratori che continua impunita.
Autodichiarazione, è questa la parola chiave del liberismo, questa la sussidiarietà tanto declamata. Imprese veloci e libere da qualsiasi vero controllo. E’ vero Lainate ha solo una decina di agenti di polizia locale, le figure che insieme al servizio ASL di prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro, hanno il compito di verificare, ma quanto del loro tempo viene impiegato in questa fondamentale opera di sorveglianza? San Precario pretende controlli veri, puntuali. E pene pesanti non solo per le aziende ma anche per i proprietari di casa che fanno finta di non sapere chi sta rischiando la vita per fargliela godere.

Altro che morti bianche! Di lindo non hanno nulla, bisogna chiamarle morti sporche, come le mani di chi ha provocato l’incidente, di chi non controlla, di chi spera di lavarsi la coscienza grazie all’assopimento generale che sembra aver paralizzato tutti. Ma la bella addormentata nel bosco si sta svegliando, è arrivato un cavaliere a ridestare il regno: si chiama San Precario.

Lui è incazzato nero nel salutare un altro martire, uno dei suoi numerosi figli stroncati da persone che hanno nomi e cognomi. Quali? Luigi Calabrese di Uboldo (Va) ecco il nome del titolare dell’azienda che faceva lavorare Massimo. Quasi nessun media ha pubblicato il suo nome. Guai a ficcare il naso lì dove nasce la precarietà assassina. Provate voi a chiedere il nome del proprietario della villa al Comune. Eppure le richieste edilizie sono atti pubblici, c’è la L. 241/1990 sulla trasparenza no? Risponde lo 02.93598239, dall’altra parte del ricevitore c’è il centrosinistro Comune di Lainate…

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