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Tremonti colpisce ancora

tremontiAncora una volta il dibattito politico italiano ha sussulti retrò e stravaganti. Non è la prima volta. Recentemente l’ineffabile ministro della creatività finanziaria Giulio Tremonti pare abbia scoperto il “valore del posto fisso”. Detto da lui, può solo venir da ridere, se, ad esempio, consideriamo che è lui il vero burattinaio che sta dietro ai tagli alla scuola con la conseguente precarizzazione e licenziamento di migliaia di insegnanti.

Tuttavia la boutade di Tremonti, al di là delle motivazioni squisitamente politiciste e interne ai precari equilibri della maggioranza,  mette a nudo un problema che oggi sta diventando centrale: l’eccessiva deregulation del lavoro porta non flessibilità ma precarietà con effetti nefasti sulla stessa efficienza dell’apparato produttivo. Tale risultato, come sappiamo, è il frutto congiunto sia delle politiche del centro destra (in nome del profitto) che del centro sinistra (in nome della competitività).

Il tema del “valore del posto fisso”, sollevata da Tremonti, si colloca ancora una volta all’interno di questo schema d’azione. Si predilige l’intervento sul mercato del lavoro, mentre di welfare nessuno parla, se non in termini molto vaghi di riforma degli ammortizzatori sociali, comunque sempre in funzione della centralità del lavoro  .

E’ venuto il tempo di cambiare prospettiva di 180 gradi. La questione centrale non è il  lavoro per ottenere un salario e un reddito decente. La questione centrale è piuttosto avere un welfare che garantisca continuità di reddito e sevizi sociali per poter godere del diritto di scelta del lavoro.

Nel mese di settembre, di fronte all’acuirsi della crisi, numerose sono stati gli atti di insubordinazione e di lotta contro l’uso strumentale della crisi economica per favorire processi di ristrutturazione e smantellamento dell’apparato produttivo. In prima linea sono stati soprattutto gli operai, meno i precari veri e propri. Non ci deve stupire tutto ciò. Chi è in grado di godere di qualche forma di ammortizzatore sociale, può esprimere ancora una conflittualità che non è permessa a coloro che versano in condizione di estrema ricattabilità.

E’ venuto quindi il tempo per discutere in modo pragmatico e operativo le modalità e le forme per implementare una proposta di welfare metropolitano che garantisca in primo luogo sicurezza sociale (questa è infatti la vera emergenza sicurezza). Continuando il percorso aperto dall’incontro d’analisi sul welfare metropolitano di fine maggio, lanciamo un’assemblea a fine novembre per costruire una vivace mobilitazione sule tematiche della continuità del reddito, del welfare metropolitano e dei diritti, nel lavoro ed oltre il lavoro

per info
precaria.org
chainworkers.org

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