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Dicono di noi #2. Giampaolo Pansa, Babbo Natale e San Precario

Ormai l’avete capito. Abbiamo inaugurato una rubrica che vi riproporrà le Boiate scritte su San Precario nei secoli dei secoli. Questo articolo (leggi se hai fegato) in particolare, lo ammetto, ha un certo spessore. E’ scritto da Gimpaolo Pansa, uno storico (così gli piace definirsi), un cretino (così lo definiscono gli altri) che ha avuto un enorme successo mediatico quando con il suo libro “Il sangue dei vinti” ha equiparato le responsabilità dei fascisti a quelle dei partigiani nella seconda guerra mondiale.

Ebbene sì, anche Giampaolo si è sentito in dovere di dire la sua su San Precario. Il risultato è agghiacciante, ma contiene una profonda verità storica, letteraria e sociologica, ma soprattutto scientifica che va sotto il nome di Primo Principio dell’Idiozia: un idiota tende a dire idiozie sia che parli di storia che di precarietà. Qua trovate l’articolo.

Queste poche righe andrebbero commentate una per una a partire dall’incipit in cui si descrive un giovane assassino che tornato a casa e invece di star di fronte alla televisione dove avrebbero raccontatao il delitto da lui appena compiuto se ne è andato in camera a giocare alla playstation. Questo per dire che i giovani non li capisce più nessuno,nè la destra nè la sinistra. Vi è la sola certezza che costoro (i giovani) per la prima volta dopo tanto tempo stanno peggio dei genitori. Continuando a leggere l’articolo si scopre con un certo stupore che Prodi nel 2004 aveva bella che pronta una soluzione per tutte queste problematiche giovanili  (quando non c’era la playstation i giovani uccidevano più volentieri), una soluzione molto semplice: scuola+scuola+scuola.

Il Pansa è d’accordissimo ed aggiunge una sua riflessione: visto che le università straboccano di iscritti e per le familgie avrere un figlio senza laurea è un disonore allora conviene introdurre “sbarramenti spietati e selezioni selvaggissime” per trasformare le università in “luoghi d’eccellenza” che insegnano anche a fare “l’idraulico, l’elettricista, il falegname”   Poichè – attenzione mi tocca citare l’intero passaggio vista l’importanza – “nel mondo d’oggi, per tanti gatti non c’è più la trippa di cui abbiamo goduto noi. Che il posto fisso è una chimera e la concorrenza enorme. Che lo Stato, da solo, non potrà più dargli la pensione. Che Babbo Natale è morto e san Precario non è in grado di sostituirlo. E che la loro esistenza sarà un percorso di guerra, dove ciascuno dovrà arrangiarsi da solo, perché i famigliari compassionevoli presto o tardi se ne andranno“.

E questa è la verità, l’unica verità, che dev’essere detta, a cui bisogna aggiungere un pizzico di severità, anzi di “cattiveria”, affinchè sia ancora più veritiera. Cattiveria che si riassume in una frase “sono cazzi vostri, miei cari giovani” e qua non aggiunge altro ma mi sembra di percepire l’eco dei suoi pensieri: “Io ho venduto la Resistenza al miglior offerente, ma voi cosa potrete rivendere?”

Pansa te,  se questo è uno gnomo!

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