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Il cuore non basta

PRECARI? Il 20/10/07 manifesta la
debolezza della sinistra nonostante il cuore
del suo popolo: non sposta di una virgola le
politiche di governo.

La manifestazione del 20 ottobre è stata partecipata ed intensa. Ce lo
si poteva aspettare. E’ uno degli accadimenti più discussi che noi
(quasi) giovani precari osiamo ricordare e soprattutto ha sancito una
resa dei conti. Soffermiamoci su questo punto.
Non ci si può nascondere dietro il ritornello della cattiveria dei
media, della perfidia Mastelliana, del satanico Berlusconi che compra e
vende senatori manco fossero buoi; la questione è che la sinistra
dimostra un’incredibile debolezza, anche di fronte al cuore immenso che
il suo popolo dimostra.
Ci sarà o no una ragione, se ogni ricatto avanzato da qualche
parlamentare centrista, vale più dell’espressione di piazza che
rappresenta un sentore dell’elettorato italiano? Ci sarà una ragione se
il Family Day inchioda il governo, mentre del 20 ottobre pubblicamente
continuano a parlarne solo i promotori e gli alchimisti eugenetici della
Cosa Rossa?
La ragione è che Berlusconi non fa più paura in sé. Il problema è che
dietro di lui, o chi per lui, c’è realmente un’Italia che devia a
destra. Si ha paura di ciò si erge di fronte a noi.
ma se questo è vero, chi ha partecipato a questo governo avvallandone le politiche è un incosciente,
perchè invece di ragionare ed agire sulle cause ha optato per un contenimento che,
ottenendo poco, ha peggiorato la situazione. Cosa gravissima.
Si può dire di più. Il 20/10 ci dimostra che
l’identità tradizionale a cui fa riferimento gran parte della sinistra,
non riesce a trasformarsi in una massa critica capace di spostare le
politiche di governo. La ragione è semplice.
Questa identità non riempie di significato un’idea di Sinistra all’altezza
dei tempi.
Il ragionamento infatti ci deve portare più lontano: se anche questa
prova monumentale non si tramutasse in forza, la colpa non sarebbe solo
di una dirigenza ottusa; ciò vorrebbe dire che questa identità, questo
insieme di valori e credenze, questo pacchetto di procedure politiche,
questo modo di creare pressioni e conflitto, questo approccio culturale,
non è in grado di determinare un’influenza realmente efficace
sui meccanismi di questa politica.
Vuol dire che quest’identità, per quanto nobile e forte, non è più
sufficiente per riempire di significato la Sinistra, che da sempre
alimenta la propria natura con la capacità di difendere, socialmente,
sindacalmente, politicamente i più deboli, gli emarginati, veri
produttori materiali ed immateriali di questa società. Quelli che
comunque li si voglia chiamare, oggi più di ieri, vengono espropriati,
nella vita e nel portafoglio, dalla voracità liberista.
E qui si apre un altro capitolo.
Alla sinistra manca un pezzo. E questo pezzo che lo si voglia o no
riguarda i precari, il precariato, la sua presa di coscienza. Bisogna
smettere di ingarbugliare il pensiero.
La precarizzazione è l’accumulazione liberista e la precarietà è
esistenziale. Non c’è niente di transitorio in tutto ciò. O la sinistra
si dota di nuovi strumenti conflittuali o rivendicativi in grado di
favorire l’agitazione e la soggettivizzazione del precariato, oppure
andiamo verso la debacle totale. La politica e i sindacati confederali non stanno
facendo niente in questa direzione.


 

 Interviste Incorteo del 20 ottobre.

D: Lei è già in pensione o lavora ancora?
R: Sono in pensione
D: Cosa preferisce tra lo scalone, gli scalini, o le scale a chiocciola?
R: Nessuna delle tre
D: Nel suo futuro dovrà regalare un pensione integrativa a suo nipote?
R: Le pensioni integrative le hanno già i miei figli!
D: Ma lei ha nipoti?
R: Certamente, non so immaginare cosa potrà succedergli
D: Ma lei ha a carico un bamboccione?
R: No, fortunatamente no
D: Ne adotterebbe uno?
R: Assolutamente no.

D: Anni?
R: 29
D: Ti senti precaria o sei precaria?
R: Mi sento precaria. Non lo sono perché sto facendo pratica per diventare commercialista e dopo dovrei andare a lavorare da mio padre.
D: Sei contro il proletariato?
R: E’ un termine inusuale adesso, però non sono contro il proletariato
D: Sei contro il precariato?
R: Quello sicuramente.
D: Che alternative proporresti per abbattere la precarietà?
R: Un reddito minimo garantito a partire già dal periodo universitario e poi riuscire a studiare una contrattualistica adeguata, perché adesso un giovane che entra nel mondo del lavoro ci sono studi che mostrano che riuscirebbe al massimo ad avere il 30-40% di quello che versa e quindi in ogni caso a 75 anni sarebbe precario.
D: Nella tua quotidianità metti mai in pratica dei meccanismi per innescare un minimo di cambiamento cioè nella tua quotidianità lavorativa?
R: Mi informo e cerco di discutere un pò con le persone però io non sono iscritta a un sindacato e neanche a un partito perché penso che per i precari non siano ancora un punto di riferimento, però bisogna ragionare coi giovani, bisogna parlare coi giovani quello si.

D: Tu lavori in nero giusto? Ti senti precario o sei precario?
R: Molto precario sono
D: Dov?è che lavori?
R: In Sicilia
D: Cosa fai?
R: Il muratore faccio, il manuale
D: Che alternative proporresti per abbattere la precarietà?
R: Le alternative sarebbero incominciare ad andare avanti siccome siamo al sud un popolo che di soldi non ne abbiamo tanti cercare di fare le persone di dichiararle no, cominciare a dichiarare con pochi soldi, perché per dichiarare una persona ci vogliono troppi soldi al giorno capito, più di quanto prendi alla giornata capito, quindi cominciare a ridurre gli sgravi fiscali alle persone cosi da cominciare a incrementare il lavoro pulito e giusto se no noi non potremmo mai metterci al passo con l?Italia in generale
D: Riesci a parlare con i tuoi colleghi sulla vostra precarietà, del fatto che lavorate in nero?
R: Si parliamo però sono sempre persone anziane capito con una mentalità arretrata, sempre lo stesso lavoro fino a quando non vanno in pensione in un modo o nell?altro continueranno a fare sempre la stessa cosa capito quindi non c?è poi tanto dialogo
D: Ma riesci ad avere degli appoggi anche di tipo sindacale?
R: Non ci sono questi appoggi, non esiste si lavora e si guadagna quel poco per andare avanti così
D: Sugli infortuni ad esempio sul lavoro che tu fai c?è ne sono parecchi?
R: Ed è questo si ci sono gli infortuni ci sono
D: E ovviamente non vengono pagati?
R: Assolutamente no. Quello che ci perde di più è sempre il lavoratore e basta

Intervista a Russo Spena (Rifondazione)
D: I lavoratori Vodafone sono in stato d?agitazione, contro l?esternalizzazione. Prenderete una posizione o lascerete che siano i tribunali a decidere, come nel caso di Wind?
R: Noi l?abbiamo già presa la posizione siamo già intervenuti questo è un caso proprio d?applicazione aspra della legge 30, c?è la rottura diciamo del rapporto di continuità, di responsabilità dell?imprenditore diciamo del padrone come lo chiamiamo noi nei confronti dei dipendenti.
D: E quali strategie pensate di adottare per combattere fenomeni del capitalismo quali le delocalizzazioni che ormai sono strutturali?
R: Sul piano del conflitto sociale e sindacale ma anche sul piano normativo possono trovare una risposta.
D: Che cos?è la Cosa Rossa?
R: La Cosa Rossa è un partito di sinistra che deve nascere a livello popolare. Occorre che vi sia un ricollegamento fra popolo e rappresentanza.
D: In cosa si trasformerà in futuro?
R: Io spero, io ho in testa un modello comitati territoriali di lotta, consigli di fabbrica per chi li ricorda quando funzionavano nei primi anni settanta e poi un sistema di portavoce, una uomo, una donna, un uomo, una donna al vertice cioè un coordinamento di consigli di fabbrica territoriali.
D: Oggi mancano sindacati e mancano anche realtà territoriali come i No Tav. Quali sono i vostri alleati, il Vaticano?
R: Il Vaticano in verità non c?è alleato, devo dire che il Papa non l?ho visto ancora, non so se è in coda al corteo. Probabilmente si è messo in coda.

D: Quanti anni hai?
R: 33
D: Sei precario o ti senti precario?
R: Mi sento precario
D: Sei contro il proletariato?
R: No
D: Sei contro il precariato?
R: Si

D: Potremmo farle qualche domanda?
R: Vi interessa interrogare me?
D: Si, sì interroghiamo una fascia di persone di una certa età
R: Grazie per avermi chiamato vecchietto!
D: Gentilmente, però! Lei è in pensione?
R: Si, da un anno
D: E pensa che dovrebbe regalare una pensione integrativa ad un suo nipote?
R: Io ho già il problema di mantenere i miei figli
D: Per cui lei ha un bamboccione a carico?
R: No, ciò due figli già sposati, un figlio che sta facendo l’università, e una nipotina di un figlio sposati
D: Cosa ne pensa degli scalini, scaloni, scalette a chiocciola?
R: Facciamoli saltare, non lo so
D: Il suo nome?
R: Non importa

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