Inserisci la tua email per iscriverti alla nostra newsletter:

May Day e Media: S.o.s.

Mai come quest’anno la May Day è arrivata sulle prime pagine di giornali e nei TG. Peccato che il miracolo sia avvenuto solo per sputtanarla. Tralasciando lo sproloquio sulla violenza e le scritte, sui ravers e lo sballo, i contenuti della May Day non sono minimamente passati.

Sul Giorno del 3 maggio non c’è nulla. Niente sulla vicenda dei lavoratori del Museo della scienza della tecnica, nulla. Niente sui licenziati dalla TNT e sulle lotte di Omnia Network. Nulla sulle altre vicende che abbiamo seguito e che avevamo segnalato più volte.

Nel Corsera del 3 maggio, un certo Stella dopo una spatafiata sullo stupro, mette in coda la lotta dei lavoratori del Museo della scienza e della tecnica ma li confonde con il Museo di Scienze e storia naturale. Nella Repubblica del 3 maggio niente di niente sulle pagine milanesi, un mega articolo sullo stupro in cronaca. Nulla sulle denuncie della May Day. Nulla sulle guide del Museo della scienza e della tecnica di cui avevano avuto volantino, articolo, S.o.s. lanciato alle istituzioni cittadine e quant’altro.

Il microfono aperto di Radiopopolare è stato poco incisivo e le domande del giornalista a dir poco fuorvianti: ‘Ma durante l’anno non si sentono lotte di lavoratori legate alla May day’. Come se non mandassimo a Radiopopolare le decine di interventi, denuncie, cause che ci vedono impegnati da anni. Eppure anche lì la  giornalista che segue la parte sindacale, dopo anni di precariato, ha dovuto far causa alla Radio per essere assunta.

L’ultima chicca è stata l’intervista a Piera sul Manifesto di ieri. Ma come si fa a scrivere che ‘Lo sballo allontana anche a sinistra’. Ma che significa? Ma tutto quello che ha rappresentato il May Day in questi anni può essere riassunto in una domanda simile? E che vuol, dire Giorgio Salvetti quando scrive ‘Orizzonte più ampio per l’abolizione della legge trenta?’. Ma quando mai è stata una nostra denuncia e quando mai c’è stato un vero fronte che ne chiedeva l’abolizione? In cambio di che cosa poi? E che fine hanno fatto i ‘compagni’ che volevano portarla avanti? Zipponi che è entrato nel partito di Di Pietro e cerca di farsi votare anche dalla FIOM di Brescia. Rifo e molti dei suoi intellettuali che non sono riusciti a entrare in Parlamento? A proposito quest’anno dov’erano, in un agriturismo in Toscana il 1° Maggio o nella sfilata del museo delle cere in Porta Venezia? Gli altri che hanno tentato di entrare nei Verdi tornando indietro scornati?

Bel fronte davvero. E i tanti ex sindacalisti della Cgil che siedono accanto a Ichino e Morando nel PD? Per non parlare di Podda della Funzione Pubblica della Cgil. Fino a ieri ‘lottava’ con la Fiom contro l’accordo separato. Ieri ha scelto di rivelare al ‘Riformista’ la sua proposta per il ‘nuovo’ contratto unico di lavoro. Non c’era bisogno di scomodare i riformisti alla Polito. La sua riforma la conosciamo da anni e si chiama ricatto.

Quando l’articolista del ‘Manifesto’ dice ‘May Day meno impegnata’, forse non sa cosa vuol dire fare carri e assemblee, scaricare impianti e volantinare. Mi sembra che quest’anno gli sbattimenti si siano moltiplicati piuttosto che scemare. E molti sanno bene a che cosa hanno dovuto rinunciare e a cosa sacrificano per portare avanti le nostre ragioni, che sono sacrosante.

Concludendo: Ma cosa scrivono i giornali? Ma che razza di realtà filtra dai loro pc? Mi sembra che nessuno di loro abbia davvero capito la portata della questione precariato e la releghi in un angolo, tra una dichiarazione di Brunetta e un film, tra notizie di costume e burlette varie.

Ecco un altro motivo per aumentare la nostra determinazione, per moltiplicare gli sforzi, intensificare le azioni. Loro, tutti loro vivono grazie allo sfruttamento del precariato nelle redazioni, nelle aziende dagli azionisti dei giornali. Non dimentichiamocelo.

Articoli Correlati: