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Poste-TNT: la truffa del futuro

I volti sferzati dalla pioggia fanno davvero brutto. Ma loro ora che non c’è una partita da guardare o la bamba da comprare sono dei nostri. Le facce indurite dalla vita, ma non ancora sconfitte. Ragazzi di periferia con pitbull al seguito, slang di Quarto, Baggio, Corvetto. Cannoni che partono alle 8 insieme a decine di sigarette. Trenta e quarantenni all’ultimo treno sfuggito di corsa, quando pensavano di averlo raggiunto quel cazzo di posto di lavoro. Sognato e sottratto loro giovedì scorso. Insieme ai furgoni con cui facevano le consegne.


Una coop dalla sede inesistente, un subappalto girato da TNT da Poste Italiane. E un incubo che si chiama licenziamento al posto del futuro. Due grida davanti a una sede di viale Mecenate col pensiero dei bimbi piccoli a casa. Della rata del mutuo. Del primo finanziamento e delle bollette. Dei sorrisi a casa alla notizia dell’impiego lo scorso agosto. E oggi invece, al ritorno…

Sono segnate dalla rabbia e dalla disperazione le loro grida. Ma anche il loro rispetto per Massi l’avvocato quando cerca di spiegargli cosa ne sarà di loro. E via con i documenti, spiegazzati, inviati via fax da chissà dove. Tenue luci di speranza ancora accese nonostante tutto. Nonostante manchi loro il lavoro, insieme allo stipendio di aprile e alla dignità calpestata. Percorsi che tornano a chiudersi su se stessi mentre le ombre di quegli artigli bastardi che pensavano scomparsi, tornano a farsi avanti. La tentazione di lasciarsi andare è forte, lasciarsi andare alla solitudine e all’inedia. Lasciarsi trasportare e succeda quel che succeda sperando di non finire/tornare dentro. E gli occhi dei più giovani si incattiviscono mentre rispondono a un commissario della Digos che grida forte in faccia a uno di loro di raccogliere la merda che aveva fatto il suo cane. Uno sfregio casuale e ridicolo se non fosse stato fatto proprio sulla porta della Tnt, l’azienda che li ha subappaltati per guadagnare sulla loro pelle. Non sono volati gli schiaffoni per un nulla.

Erano lì sotto la pioggia in via Valtellina dalle 7 emezza del mattino, i subappaltati e licenziati. Davanti agli occhi dei funzionari di polizia. Si vedeva da come prendevano il caffè che i poliziotti avevano appena iniziato il servizio, che non volevano problemi. Il posto dove sprayare lo striscione ce l’hanno indicato loro, unico spazio coperto dentro all’azienda.

La daterminazione dei ragazzi licenziati aumenta con il passare dei minuti.

Carne umana finita negli ingranaggi dei meccanismi della precarietà, dell’appalto, delle privatizzazioni, dello Stato che si erge a giustiziere mentre lascia senza reddito decine di famiglie. E noi che c’entriamo, ti rispondono. Loro sono in appalto…

Grazie alla ‘miracolosa’ legge Bersani, pomposamente citata in ogni conferenza liberista, oggi anche le Poste Italiane possono licenziarti, subbappaltarti a dei truffatori. Mettere in pericolo il tuo reddito e la vita delle tua famiglia. Grande conquista davvero…Ottima conquista per un’opposizione incapace e complice.

Ecco che l’ingenuità di quegli occhi torna all’età dell’adolescenza mai compiuta. I cori da stadio provano a far scendere qualche responsabile che ‘vi assicuro’, ‘ci ho messo la faccia’, ‘non ci saranno problemi’. 

La delegazione che ha parlato coi dirigenti è tornata. E’ un lampo, una speranza soffocata dentro. Tutti col pensiero tornano alla consapevolezza di un destino ineluttabile.

Fuori la pioggia soffoca le ultime urla, un microfono a lanciare grida nella gelida Milano 009.

Ma siamo sicuri che qualcuno la dentro le ascolti? E domani?

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