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S.G.P. 2.0 Report: “I Quaderni di San Precario / I Quaderni del Reddito del BIN”

Sabato pomeriggio si è svolto il workshop di presentazione dei Quaderni di San Precario> e dei Quaderni per il Reddito a cura del Bin-Italia (Basic Income Organization).

San Precario non è solo ironia, non è solo apparizioni ed azioni, non è solo MayDay – il 1° Maggio precario – è anche elaborazione, analisi, visione, proposte per “contribuire alla necessaria e non rinviabile rivoluzione copernicana” per “rovesciare l’interpretazione sottomessa dei codici, delle leggi, del ciclo produttivo, della composizione di classe” rivendicando “con orgoglio nella pratica come nell’elaborazione teorica un punto di vista precario”.

E così durante gli Stati Generali della Precarietà 2.0 è stato presentato il primo numero dei Quaderni di San Precario>, 288 pagine che raccontano la giungla della precarietà, la sua fauna e la sua flora, quello che vi accade e gli espedienti per sopravvivere in un ambiente così ostile a diritti e dignità di lavoratori e lavoratrici. Lo fa attraversando tre luoghi della giungla precaria che dividono in tre parti i quaderni: diritti, soggetti, territori.

Diritti – dove si raccontano le vicende dei lavoratori di Atesia costituita nel ’89 nel gruppo Seat Pagine Gialle, poi comperata da Telecom e poi divenuta Almaviva Contact, del comportamento di sindacati confederali, del parlamento e dei governi. Il tutto condito con le sentenze del tribunale di Roma; si passa poi alle vicende Telecom e alle sue prove di “risanamento” aziendale con utilizzo di contratti di lavoro interinale, anche in questo caso si chiude l’analisi con le sentenze del tribunale di Milano. Si continua con le avventure delle “seagirls” ossia le hostess della Sea Handling Spa atterrate nell’ottobre del 2004 al Punto San Precario chiedendo che il Santo scatenasse i suoi avvocati. Si passa a spigolature di casi di ordinaria discriminazione dei migranti i più precari tra i precari, appesi al “permesso di lavoro”, ricattabili, e spesso soli nella giungla, sotto la spada di Damocle dell’espulsione e sottomessi alle autorità di polizia, ma che della precarietà a tutto tondo hanno dovuto farne uno stile di vita e quindi hanno pratiche e esperienze da trasmettere agli indigeni. La prima parte si chiude con l’esperienza dei lavoratori precari di uno dei fiori all’occhiello di Venezia: la Ca’ Foscari.

Soggetti – dove leggiamo delle esperienze e delle analisi del primo laboratorio sulla precarietà nato a Genova partendo dall’esigenza di quattro amici di un’analisi profonda e radicale della dimensione precaria dell’esistenza. Da Torino – scelta non casuale – invece ci arrivano le conclusioni di una ricerca svolta tra i lavoratori della conoscenza nella città terreno storico della grande industria italiana che ora subisce una forte terziarizzazione. Ricerca condotta a margine di alcuni grandi eventi che hanno toccato la città tra il 2006 – 2007 e che segnano anche simbolicamente di una città laboratorio di trasformazione. Si prosegue con le analisi della Rete dei redattori precari. Il primo appello viene diffuso nel gennaio 2008 e la prima assemblea costitutiva viene convocata a Milano nell’aprile dello stesso anno.

Territori – Territori nella tempesta, dove si legge dell’impietoso e ordinario saccheggio e sfruttamento dei territori focalizzando l’attenzione sulle realtà socio-economiche del nord-ovest: il triangolo Genova-Milano-Torino. Indagando tre aspetti. Primo: per la prima volta si presenta la stima del costo relativo all’introduzione di un reddito minimo incondizionato in Italia e nell’area milanese come uno dei pilastri della proposta di reddito metropolitano portato avanti dalle ultime edizioni della MayDay milanese. Secondo: trasformazioni che hanno riguardato le grandi aree metropolitane. Qui la ricchezza non è più data dal settore manifatturiero ma dal mattone, dal terziario avanzato e dalla finanza. Nell’ultimo decennio sono state le grandi opere a tirare il carro delle grandi speculazioni edilizie come le olimpiadi a Torino e l’Expo 2015 a Milano, ed è proprio Milano la protagonista con il racconto del business dell’Expo 2015 con le sue ricadute sul territorio: dalla maggiore precarizzazione del lavoro fino al nuovo Piano di Governo del Territorio (Pgt). Terzo: analisi della composizione sociale del lavoro tenendo sempre la barra sulla condizione precaria del lavoro puntando su tre fenomeni evidenti: il peso e il ruolo crescente dei migranti; la femminilizzazione del lavoro e la crescita del lavoro cognitivo-relazionale non solo nel terziario avanzato ma in modo sempre più pervasivo nell’intero sistema economico.

Sulle stesse tematiche del welfare metropolitano è seguita la presentazione dei Quaderni per il Reddito, a cura del Bin-Italia, una nuova agile pubblicazione che ha lo scopo di approfondire in modo monografico alcuni aspetti rilevanti nel dibattito per l’introduzione di forme di garanzia in Italia, unico paese (insieme a Grecia e Ungheria) a non disporre di nessun intervento di tipo universalistico contro la povertà. In questo primo numero, l’attenzione si è concentrata sulla Legge del Lazio per l’introduzione di un reddito di cittadinanza. Come è noto la legge ha subito diverse vicissitudini. La somma stanziata inizialmente si è rivelata del tutto inadeguata a fronte delle domande pervenute. Infatti, pur riferendosi solo alla fascia di età tra i 24 e i 44 anni, la regione stimava in 50.000 i possibili beneficiari. Le domande sono state invece più di 130.000, a dimostrazione che quando si parla di diritto al reddito la risposta va oltre qualsiasi aspettativa. A fronte di una simile situazione, a due anni dall’approvazione della legge, non si è ancora cominciato a distribuire il reddito a quei beneficiari che sono stati selezionati. Ed è solo grazie alla strenua lotta che ha visto protagonisti i precari e le precarie di Roma che si è svolta nel mese di dicembre (con occupazione della Regione, salita sui i tetti, ecc.) che oggi la situazione pare sbloccata e si cominciano a versare i primi assegni.

Gli interventi che hanno arricchito il dibattito e le presentazioni hanno così dimostrato che: 1. riuscire ad ottenere una garanzia di reddito è possibile, seppur con molti limiti e ostacoli; 2. che il piano legislativo come strumento per introdurre il tema del basic income nell’agenda politica e imporla anche ai più refrattari (vedi ad esempio la giunta Polverini e i vari tentativi di sabotaggio andati a vuoto) rappresenta un buon strumento purché sia sopportato da un movimento adeguato di sostegno e non rimanga l’unico obiettivo da porsi.

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