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Off – Quotidiano di spettacolo e lo spettacolo degli stipendi

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Lo sappiamo, fa
molto retrò pretendere uno stipendio per il proprio lavoro, soprattutto
se cognitivo, ma che ci volete fare? Siamo un po’ tradizionalisti, su
queste cose.

Il lavoro va dalle due di pomeriggio fino alla chiusura in
tipografia, dalle nove alle dieci, dipende, – mi dice il direttore – io
non posso farti il contratto, ma ti do 600 euro al mese, ti va bene? –
Certo che va bene!

Non è nemmeno male per un lavoro, nel
2007, un dialogo come questo, anche se sarebbe bello fosse una dialogo
immaginario, sarebbe bello anche che quei 600 euro in nero fossero
stati davvero 600, invece di diventare 400 dopo una decina di giorni e
250 al momento del pagamento. Sarebbe stato bello anche che quello,
quei miseri 250 euro per un mese di lavoro, non fosse stato l’unico
stipendio ricevuto. Questo, e molto altro ancora, è accaduto nella
fucina infernale di Off – Quotidiano di spettacolo,
scintilla giornalistica apparsa su Roma per qualche mese del 2007 per
poi finire nella lunga lista dei fallimenti. Con buona pace degli
stipendi reclamati dai redattori e mai pagati.

Lo sappiamo, fa
molto retrò pretendere uno stipendio per il proprio lavoro, soprattutto
se cognitivo, ma che ci volete fare? Siamo un po’ tradizionalisti, su
queste cose. E poi: se 600 euro al mese (ampiamente nominali: nessuno
li ha mai presi, in effetti) per lavorare a tempo quasi pieno non vi
sembra un sacrificio sufficiente per un ‘ideale’, be’, vi raccontiamo
anche qualche altra storia.  

Come quello che avveniva di
notte, con i giornalisti che, una volta finito il proprio lavoro e dopo
aver verificato che la tipografia avesse ricevuto tutto, se ne stavano
in stand-by fino all’una di notte per poi tornare in redazione,
prendere la macchina dell’editore e andare a ritirare i giornali belli
freschi di stampa, portarli al distributore e andare finalmente a
dormire sonni (poco) tranquilli. Questo perché, visti i debiti con lo
stampatore, tutti i collaboratori esterni sono stati eliminati, perché
“la risposta del mercato, infatti, da subito si è mostrata intollerante
di chi intendeva restare fuori dalle regole e non accettava gli
atteggiamenti d’ossequiosità e riverenza necessari ad assicurarsi le
pagine pubblicitarie”*.

Ah, ma allora è così! Là fuori è un mondo
di cattivi e l’editore (ex produttore cinematografico), aspirante Don
Chisciotte anche se più vicino alla razionalità tutta terrena di Sancho
Panza, vuole combattere contro i giganti della comunicazione. E se
qualcuno azzardasse il sospetto che Off sia stato creato per fare
pressione sui mondi del cinema e della tv, magari per farsi vedere da
qualcuno o ancora per ottenere qualche finanziamento? Ecco pronta la
risposta: “Lo stile, l’approccio, l’intenzione editoriale sono sempre
state chiaramente quanto di più distante e differente da un’impresa
speculativa o con intenzioni di tradizionale consolidamento
industriale”*.

A questo punto noi giornalisti ci sentiamo quasi
in colpa per aver fatto un po’ di casino, giusto qualche comunicato
stampa, eh, che mica esageriamo, se no ci roviniamo la piazza e come
facciamo a trovare un nuovo lavoro? “L’azione ha sempre e solo avuto e
dichiarato intento socioculturale, così è stata presentata a tutti ed
in particolare ai collaboratori”*. Ma allora quegli editoriali sul Cda
della Rai controllati al telefono parola per parola che se no non si
capisce bene quello che vogliamo dire? Saremo paranoici, noi. Sarà
forse anche un po’ perché aspettiamo tre stipendi. Forse, eh. E solo un
po’.

*Le frasi tra virgolette sono le parole dell’editore
Leonardo Giuliano, tratte da un comunicato di risposta alla lettera di
protesta dei redattori, pubblicato sul sito www.megachip.info

 

redazionecityroma@autistici.org

 

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