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Predoni & Precari

thumb_006.JPG Diario di bordo: domenica 30 marzo 2008
Arriviamo in aeroporto presto, o meglio, abbastanza presto. Be’, insomma, caviamocela così: il prima possibile. Non e’ stata l’ora legale ad averci fregato, è stato il vino.

 

L’obiettivo ci è chiaro: la Sea ha dichiarato lo stato di crisi ed ha cassaintegrato 900 lavoratori e lavoratrici "stabili"; i precari e le precarie invece, quelli che lavorano in Sea da due, tre, quattro anni, rimarranno semplicemente a casa da martedì. Nessun ammortizzatore sociale è previsto per loro. Appunto, l’obiettivo è comunicare ai lavoratori precari e precarie che invece è possibile opporsi a questa "fatalità" e pretendere almeno che la spesa sociale, quella spesa sociale che tutti vogliono tagliare, venga utilizzata anche per loro. Se la Sea ha dichiarato lo stato di crisi, i precari e le precarie dovrebbero dichiarare lo stato di calamità innaturale.

Eppure dal tribunale di competenza (Busto Arsizio) il messaggio giunge chiaro: gli interinali devono essere assunti dalla Sea; il loro contratto è farlocco, quanto lo stato di crisi e i famosi picchi stagionali che ne giustificavano l’uso ma non sono mai stati provati. Inizialmente ci muoviamo insieme verso la mensa. Dobbiamo evitare gli imponenti sistemi di sicurezza antiterrorismo, antistrage e antitutto e testare il pezzo forte della nostra incursione: la diabolica sostituzione della tovaglietta della mensa gestita da Milano Ristorazioni con una tovaglietta taroccata con i versetti satanici della cospirazione precaria. Per eludere la sicurezza la tattica è collaudata, ci si guarda attorno in modo smarrito come una comitiva di turisti giapponesi. Per quanto poco credibili, il risultato è inevitabile: tutti ci girano alla larga, aspettandosi di essere fotografati da un momento all’altro. Arriviamo in mensa, e sostituiamo il malloppo.

Primo inconveniente, le lavoratrici della ristorazione sono precarie mica fesse. Dopo un’estenuante trattativa solo una parte delle tovagliette viene sostituita, l’altra viene distribuita ai commensali la cui attenzione è stata catturata dagli avvenimenti. Il volantinaggio parte bene. Noi stiamo fermi, mentre i lavoratori e le lavoratrici si vengono prendere volantini e tovagliette, in una sorta di vangelo del Santo che declama "Lasciate che i precari vengano a me". La prossima volta facciamo anche i bavaglini.

I santini spopolano, San precario è una celebrità, c’è chi afferma di averci fatto il 68, prima che il Nostro prendesse i voti. Noi sorridiamo, distribuiamo, spieghiamo, prendiamo contatti. Il Santo è conosciuto, s’è già mostrato più volte in aeroporto. Anche i volantini sono già conosciuti: il giorno precedente (sabato) alcune lavoratrici ci avevano chiesto di poterli distribuire. Lo hanno fatto in modo capillare, nel piazzale e negli spogliatoi del personale. Sono decine le lavoratrici precarie che ci hanno contatto. Tutte sono preoccupate.

Certo che la Sea fa veramente schifo: nell’arco di dieci anni ha esternalizzato quasi ogni forma di vita esternalizzabile e qualcosa di più ed ha utilizzato lavoro precario a go-go; ora, senza troppa dissimulazione, dopo aver fatto soldi a palate, si libera anche di questi 900 stabili. Mentre i precari e le precarie che non godono di nessun ammortizzatore devono essere considerati come un saldo di fine stagione, uno sconto che lo stato (l’Inps) e la società biforcuta si sono fatti, reciprocamente. Uno sconticino sui costi sociali che il disastro Malpensa sta creando. Per chi pensa che l’emergenza rifiuti sia solo quella campana…

Ci dividiamo, bisogna muoversi, c’è il check-in da fare e tutto il secondo terminale. La triade volantino+tovaglietta+santino ci viene strappata di mano; i precari e le precarie si fermano, si informano, ci riconoscono, ci chiedono cosa fare.
Noi rispondiamo che è necessario creare una cordata e aprire una vertenza, ampliare il fronte. Bisogna mettere in campo idee e mobilitazioni che permettano ai precari/e di usufruire anch’essi della cassaintegrazione. Delle idee ci sono…

Gli uffici stampa della Sea non si faranno attendere: il 29 Marzo il Corriere della Sera gioca alla confusione, intitola subdolamente "In Tribunale la roulette dei precari"; nel leggere l’articolo pare di sentire il sibillare serpentino di quella linguaccia di Bonomi. Ma le chiacchere stanno a zero: le cause dei precari e delle precarie sono molto ben fondate, i giudici continuano a dar loro ragione, i contratti illegittimamente a termine diventano a tempo indeterminato: la realtà è questa.

Cospirare paga.

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