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Ritorno al futuro

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La vera notizia è che nel nuovo parlamento italiano non sederà nessun rappresentante della sinistra.

Che Silvio Berlusconi vincesse, insieme alla sua banda di forcaioli,
mafiosi e razzisti, era più o meno scontato. Che parte della società
italiana si senta attratta da queste doti naturali del Partito delle
libertà lo si poteva immaginare, anche se è sempre triste toccarlo con
mano. Il risultato della Lega e di Di Pietro confermano il trend. E
Veltroni e il PD, nonostante l’impegno a fare seriamente la parte
rassicurante dei monaci della politica nazionale – buona volontà,
accoglienza, dialogo, moderazione, preghiera – non sono riusciti a
intercettare il voto cattolico. Anche questa non è una sorpresa.

La vera notizia è la scomparsa della sinistra. Tutti si stupiscono, noi
di City un po’ meno. Ce lo aspettavamo, seppur non nelle proporzioni di
questa disfatta che ricorda simbolicamente la caduta del muro di
Berlino. Il volto di Fausto Bertinotti, ieri sera su tutte le reti
nazionali, ben rappresentava il fatto, assomigliando vagamente al
crollo di una diga, come dice la canzone.

Che altro attendersi, che altro si attendeva questa sinistra, quando la
frammentazione sociale mostra ogni giorno di più la sua irriducibilità
a farsi rappresentare dalle forme canoniche del partito e del sindacato
tradizionali? Che tipo di appealing può fornire un’idea della politica
che inciampa a parlare di violenza e non violenza in modo completamente
disincarnato, senza rendersi conto che la violenza della vita
quotidiana e del ricatto economico è oramai costante e pervasiva? Che
senso ha ancora una volta affrontare il tema del precariato
esistenziale come se fosse semplicemente una questione di interventi
legislativi sul lavoro? Che risposta o prospettive sono state date in
termini di welfare e soddisfacimento dei nuovi bisogni? Che soggetti
sociali aveva in mente questa sinistra votata alla sconfitta? Che
donne, che uomini, che rapporto con i movimenti, con la vita reale, con
l’ambiente?

La sinistra istituzionale, che si è detta "radicale" o "arcobaleno", si
è rilevata inadeguata e vecchia, e non solo dal punto di vista
anagrafico.

La sinistra è morta, si può e si deve ripartire dal futuro.

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