Inserisci la tua email per iscriverti alla nostra newsletter:

Solo i profitti ci stanno a cuore: il caso Vodafone

Un Accordo Importante

L’accordo firmato fra Vodafone e sindacati confederali, finalmente mette ordine nel tumultuoso mondo delle telecomunicazioni, un fattore strategico per la crescita dell’azienda Italia. C’è un rischio: dopo un’esternalizzazione preparata male e gestita peggio, come quella di Wind, una sconfitta costringerebbe il settore a forme di collaborazione arcaiche, quelle con i diritti e le garanzie. Due le incognite: il cattivo contenimento dei lavoratori e la causa tempestiva del punto san Precario/winders che a novembre potrebbe riportare indietro tutto. E anche in Vodafone la resistenza dei lavoratori è forte. L’accordo del 26/10 ottobre definisce un piano molto avanzato, un esempio per tutto il settore.

Analizziamo i punti migliori. Il punto Primo, detto anche “fumo di Londra”, prevede che i lavoratori vengano acquistati da una società del gruppo Comdata S.p.A., salvo poi indicare la società acquirente in Comdata Care s.r.l., che a fronte dell’acquisto dei lavoratori, verrà trasformata in una spa. L’incertezza con la quale si identifica la società acquirente ha lo scopo di rendere ardua l’identificazione del soggetto giuridico a cui sono riconducibili gli obblighi assunti con l’accordo in questione. E’ una tutela che dev’essere garantita all’azienda: non ci si può trovare in tribunale per ogni sfumatura. Il punto Terzo, detto anche “chiacchiere e distintivo”, prevede che "La Comdata Care si impegni a mantenere lo stesso trattamento lavorativo che i propri lavoratori avevano in Vodafone”. Questa vessazione che le aziende subiscono, contiene anche l’antitodo. Successivamente al trasferimento, scaduto il contratto di riferimento, qualora intervengano accordi collettivi di pari livello a quelli precedenti, con condizioni peggiorative, queste verrebbero subito applicate ai lavoratori.

Il punto Sette, rubricato sotto la voce “quelli che la stabilità occupazionale se la sognano”, prevede che Vodafone Italia e Comdata Care garantiscono la piena stabilità occupazionale per tutta la durata del contratto di servizio: 7 anni. Se c’è esubero di personale, la Comdata Care potrebbe derogare l’accordo ed aprire una procedura di mobilità ai sensi della legge 223/91 ed espellere i lavoratori in eccedenza.

Il punto Otto, “chi l’ha visto?”, stabilisce che in caso di risoluzione anticipata da parte di Vodafone Italia del contratto con il Gruppo Comdata, Vodafone garantirà il passaggio ad un soggetto terzo. Questo punto è interessante poiché si invalida da solo, essendo il soggetto terzo non definito. Nel punto Nono, “il gioco delle tre carte”, Vodafone si impegna in caso di fallimento di Comdata spa, a reimpiegare i lavoratori come dall’accordo con Comdata Care. I più smaliziati staranno sorridendo. Per i più pigri cerchiamo di spiegare. L’accordo del reimpiego è stipulato con Comdata S.p.a: se invece fallisce Comdata care, effettivo datore di lavoro, non l’obbligo di cui sopra verrebbe meno. Capito l’arcano?

Nel punto Decimo, “tieni preparate le valigie”, viene garantito ai lavoratori di non essere trasferiti in sedi diverse da quelle attuali. Se in futuro dovessero insorgere esigenze di carattere produttivo/operativo, l’accordo potrebbe essere superato e i lavoratori massicciamente trasferiti, portandoli al licenziamento. Per concludere, finalmente un accordo costitutivo, tecnicamente fondato (sulla truffa) e in grado di rispondere alle due esigenze principali della telefonia: aggirabilità dei diritti dei lavoratori e massimizzazione dei profitti tramite il “core businnes”, traducibile, in italiano, come “solo i profitti ci stanno a cuore”.

Articoli Correlati: