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Report su City of gods

Torchiera Senz’acqua 14 luglio 2007

manifesto.pngCity of Gods è un progetto energizzante. Più lo mandi giù – e lo metabolizzi – più ti tira su. L’invenzione di City è stato un gesto ad alto potenziale liberatorio contro la macchina annoiante e triturante della falsificazione mediatica. Un percorso nel quale abbiamo profuso, con generosità e passione, parole, tempo, idee, quattrini. Poi, siccome ci credi, finisce che ti diverti anche.
Il tempo è volato: in pochi mesi, da dicembre a oggi, abbiamo prodotto tre diversi numeri di City of Gods, la voce precaria dell’informazione. Le relazioni che si sono create attraverso e intorno a City sono diventate un patrimonio prezioso. Così, sabato13 luglio a Milano, alla cascina Torchiera, ci siamo ritrovati in tanti a ragionare sul passato e sul futuro di questo giornale. Un’occasione che ha svelato, innanzitutto, la potenza implicita nella creazione collettiva.
Che cos’è City ci siamo domandati?


City è un luogo, City è uno strumento, City è soprattutto un
"processore" di energie desideranti ed è per questo che consente
aggregazione, ci siamo risposti.
Abbiamo inquadrato la discussione con alcune riflessioni sullo stato
penoso della stampa in Italia, strangolata dalla pubblicità e dai
prodotti collaterali allegati ai giornali mentre, viceversa, calano
vertiginosamente le diffusioni. La categoria dei giornalisti
rappresenta un prototipo della precarietà strutturale del lavoro
cognitivo contemporaneo. La sua fragilità, la sua impotenza, si
riverberano bene nei contenuti espressi dai giornali. La sua totale
incomprensione dei processi nei quali si trova immersa sono
perfettamente rappresentati dallo stallo del rinnovo del contratto di
lavoro: abbiamo di fronte alla prima categoria di lavoratori nella
storia di questo Paese che non rinnoverà il contratto collettivo di
lavoro. Il mondo tragicamente corporativo dei giornalisti italiani sta
per finire. La precarietà, la mercificazione, la depressione lo stanno
spazzando via. Amen.

Abbiamo aggiunto informazioni sul cityzen journalism o giornalismo
partecipativo, sul giornalismo dal basso, con una serie di esempi
variegati, dettagliati, su come oggi viene interpretato nella Corea del
Sud, negli Stati Uniti, in Europa, in Italia. Filiazione diretta di ciò
che è stato ed è il fenomeno dell’informazione nelle reti (Indymedia
per primo). Mentre i giornali mainstream affondano la realtà, la realtà
si sforza di emergere altrove. C’è uno spazio vuoto di parola, di
contenuti, che viene colto, che va continuamente colto.

In questo senso abbiamo convenuto che il ruolo politico di City possa
essere soprattutto quello di fungere da motore di un salto culturale,
generando pensieri alternativi ai paradigmi imperanti che passano
dall’informazione ufficiale per ridurre il lettore a un soggetto
passivo attraverso l’oculata selezione delle notizie, l’invenzione di
allarmismi, l’organizzazione del consenso intorno ad alcuni nodi
precisi (consumo, sicurezza, individualismo…). City si propone di
spezzare l’uniformità della visione, l’unicità del pensiero debole del
potere che, per tenersi in piedi, deve indurre un senso di solitudine,
di sconfitta, di perdita, di impotenza. Deve indurre sonnolenza. Una
strategia che si salda da vicino con la somministrazione della
precarietà, generalizzata ed esistenziale.

Ci siamo dati, per ora, alcuni compiti.
– Evitare ogni tentazione autoreferenziale, mantenendo innanzitutto
quel carattere di freschezza, di novità spiazzante, che ha
rappresentato il più grande elemento di fascino del giornale. City è
una vitamina che risveglia e mette in moto le energie creative dei
precari.
– Studiare un meccanismo democratico che aiuti la partecipazione al
progetto. I processi decisionali vanno tarati collettivamente in base
agli obiettivi e ai contenuti che, numero per numero, il giornale si
darà.
– In questo senso è corretto stabilire meglio la linea, il linguaggio,
"i dieci comandamenti" per poter partecipare e scrivere su City. Un
meccanismo che aiuta l’autore a tarare meglio il proprio articolo,
senza che questo si trasformi in un processo di censura o di filtro
"calato dall’alto".
– Decostruire miti. Questo City deve fare, anche e soprattutto nel
giornalismo. Anche attraverso i "falsi", come è stato fatto nel caso
del Manifesto. E come ancora si potrebbe immaginare di fare, in altre
situazioni diverse.

Sabato, ragionando intorno a City, abbiamo concluso che dare corpo alle
passioni non è una parola vuota. In questo senso si spiega il
significato di City come propulsore. Dietro l’orizzonte di cartapesta
del Truman Show a cui cercano di far assomigliare le nostre vite c’è
ben altro. Per sfondarlo un giornale come City of Gods può tornarci
molto utile.

Qui i materiali utilizzati nel Workshop:
Workshop Cospirattivo.pdf
City_of_gods.pdf
RAQ – Reddito A Qualsiasi cost.pdf

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