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Welfare all’ambrosiana

Welfare all’ambrosiana
Il marketing dei diritti negati targato
Milano
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La notizia era già nota agli addetti ai lavori ma la presentazione
ufficiale è avvenuta solo il 12 gennaio. Fondazione per il Welfare Ambrosiano. A
leggerla di primo acchito sulla prima pagina del sito del Comune di Milano (http://www.comune.milano.it/porta/wps/portal/CDMHome)
verrebbe da DIRE: Oh finalmente! Che bella iniziativa. Comune, Provincia, Camera
di Commercio e sindacati confederali uniti nell’aiuto ai soggetti in difficoltà
lavorativa, leggasi vecchi e nuovi precari. 

Gli enti sopracitati contribuiscono
alla nuova fondazione per quasi 8 milioni di euro. Palazzo Marino, da solo, ha
versato nelle sue casse ben 2 milioni di euro.
I beneficiari dei fondi di
garanzia e di microcredito sono concessi a: ‘lavoratori in difficoltà e senza
adeguata assistenza che lavorano abitualmente a Milano"
. "Strumenti  temporanei
adeguati per affrontare periodi di disagio a patto che i beneficiari dimostrino
di avere capacità, e in prospettiva risorse finanziarie adeguate per
fronteggiarli con le proprie forze"
.

Quindi per:
1. redditi da
lavoro temporaneamente inadeguati rispetto ai bisogni primari,
2. perdita o
riduzione del tempo di lavoro connesso a maternità o paternità entro i 2 anni di
età del bambino
3. Assenza o riduzione del tempo di lavoro connesso alle
disabilità di famigliari
4. Indebitamento determinato da reddito familiare
limitato per bisogni primari
5. Situazioni di rischio economico determinate
da eventi traumatici

In nessuna parte del documento si parla di
precarietà di reddito e di vita, la causa principale del determinarsi degli
eventi dal punto 1 al 5. A dirlo non è l’ultimo volantino dei Cobas ma il
recente documento del Fondo Monetario Internazionale sull’analisi delle cause
scatenanti la crisi economica in atto. Il paradosso più evidente della
Fondazione è che i suoi promotori sono i maggiori responsabili dell’esplosione
del precariato milanese. Sia per averla promossa, che per averla incoraggiata e
legittimata che per non averla combattuta prima che dilagasse con i suoi
pericolosi tentacoli.
La Camera di Commercio, Industria e Artigianato prima
tra tutte, visto che dai lontani anni Ottanta si è batte per la limitazione dei
diritti dei lavoratori, per l’introduzione delle domeniche e dei sabati
lavorativi senza maggiorazioni di salario, per la risoluzione extragiudiziale
delle controversie sul lavoro. Ma anche gli altri ‘benefattori’ non sono esenti
da pecche.

 
Tra i sedicenti novelli ‘Robin Hood’ dei precari meneghini c’è il
Sindaco di un ente, il Comune di Milano che negli ultimi 20 anni a forza di
esternalizzazioni, privatizzazioni, appalti e cessione di servizi ha quasi
dimezzato i propri dipendenti, modificando sostanzialmente il loro reddito e la
loro vita. E che si appresta a rifarlo nel futuro, come dichiarato da più
esponenti della Giunta durante la presentazione del Bilancio 2008.
 
Il nostro
attuale Sindaco Letizia Moratti evidentemente non ha mai chiesto ai suoi
collaboratori più stretti, quelli che vede quotidianamente e che lavorano nei
cinque piani di Palazzo Marino, con quali tipo di contratti sono assunti. Si
accorgerebbe di essere circondata anche da precari mascherati con contratti di
consulenza, contratti interinali prolungati ben oltre i 3 anni previsti dalla
legge, contratti di collaborazione continuata e continuativa, stagisti.
Loro
certo non possono permettersi, visto gli orari che sono obbligati a
fare,’riduzioni di lavoro connesse a paternità o maternità entro i due anni’. A
meno di non correre il rischio di trovarsi in "Situazioni di rischio economico
determinate da eventi traumatici"
come solo un licenziamento può essere per un
precario. Anzi, incredibile a dirsi, anche ad alcune mamme assunte a tempo
indeterminato nel Comune di Milano, è difficile far valere il proprio diritto a
non fare straordinari per accudire i neonati. C’è di più. L’ultimo D.L. sul
pubblico impiego delega al Dirigente la decisione di concedere o meno il
part-time alle neomamme, diritto automatico fino a 6 mesi fa.
 
Molti tra i 17
mila dipendenti del Comune di Milano, potrebbero rientrare nella categoria dei
"redditi da lavoro temporaneamente inadeguati rispetto ai bisogni primari"
visto
che oltre la metà dei comunali non raggiunge uno stipendio base di 1100 Euro e
la maggiorparte è titolare di un mutuo o di un finanziamento. Freulein Letizia
preferisce pagare doppi stipendi a Bonetti Baroggi e Borghini, nominare
dirigenti ‘amici’ e senza titoli a 90mila euro annui, mortificando le decine di
laureati presenti in organico a 1000 euro al mese.
Anche la Provincia di
Milano non può presentarsi illibata sull’altare del Welfare, una parola dal
significato tanto fumoso che in un sondaggio commissionato al guru Renato
Mannheimer, meno del 15% degli intervistati ammetteva di conoscere. Provate a
chiedere cosa ne pensano gli ‘inseritori’ di dati dell’ex Ufficio di
collocamento di viale Jenner, assunti da una cooperativa. Oppure i dipendenti
dei Centri per il lavoro, consulenti, operatori, capi-progetto, oggi distribuiti
in tante sedi sul territorio e sacrificati/privatizzati sull’altare
dell’efficienza.
Anche i sindacati confederali non sono esenti da colpe.
Fanno mostra di una faccia che chiamare di bronzo è un eufemismo vista la
protervia dei volti sorridenti che appaiono sul sito internet del Comune.
Il
comportamento della Camera del Lavoro di Corso di porta Vittoria di fronte alle
lotte dei precari autorganizzati del Comune, dipendenti dell’ente in alcuni casi
da più di 5 anni, si commenta da solo. Diversi precari a tempo determinato,
scaduti e non richiamati dopo anni di servizio al Comune si sono sentiti
rispondere dai responsabili dell’Ufficio legale: ‘Non c’è nulla da fare. Il
Comune ha tutto il diritto di farlo. E’ nella legalità. Non possiamo farci
nulla."
Nessuno stop (peraltro prevista dalla legge Treu) chiesto a Palazzo
Marino per le decine di interinali contrattualizzati a fronte di dipendenti con
anni di anzianità seppur precaria che avevano superato concorsi e reclamavano un
posto di lavoro stabile. Nessuna azione in sostegno dei precari nella recente
vertenza sulle stabilizzazioni, permessa da un’apposita legge del governo Prodi,
ma elusa a Milano da una pratica talmente limitativa che ha riguardato un numero
irrisorio di lavoratori. Nessuna vera lotta, ma molti taciti e colpevoli
silenzi, in difesa delle migliaia di posti di lavoro che il Comune di Milano ha
tagliato negli ultimi 15 anni dai bidelli agli amministrativi e agli insegnanti
delle Scuole Civiche, dai commessi ai guardiani dei musei, dai portieri ai
dipendenti dell’Acquedotto dall’intero settore sportivo, dai Servizi Funerari a
quello dell’assistenza sociale e dei servizi per i disabili, dalla manutenzione
del verde ai prossimi che hanno già in agenda.
Colpe ancora più gravi, specie da
parte sindacale, se si guardi ai risultati di iniziative analoghe di aiuto ai
‘soggetti deboli’, 28 assunti in tre anni per 2 milioni di euro di investimento
pubblico, nel tanto reclamizzato Sportello Marco Biagi di Quarto Oggiaro.
Iniziativa gestita insieme all’assessore al lavoro di Alleanza Nazionale
Mascaretti.
Ma forse non ci sarebbe tanto da sorprendersi visto che accanto
a Letizia Moratti fino a pochi mesi fa c’era un tal Giampiero Borghini, dal
doppio stipendio da consigliere regionale e direttore generale del Comune di
Milano. Sì proprio lui, l’ultimo ‘compagno’ sindaco di Milano, figliol prodigo
di quel riformismo milanese che ha nella Camera del Lavoro i suoi ultimi
residui. Gli altri stanno già in Forza Italia o quasi. Carlo Tognoli a capo del
Policlinico. Loris Zaffra all’Aler. Con tutte le loro clientele, pluridecennali.

Meno marketing e più coerenza, meno pubblicità e più fatti concreti, sarebbe
lo slogan da consigliare agli enti della Fondazione Welfare Ambrosiano. Errare,
come hanno fatto gli enti promotori della Fondazione in questi ultimi anni, è
umano. Perseverare nello sbaglio, mentre la crisi sta tagliando il reddito di
migliaia di milanesi, potre essere molto più che bestiale. 
 
 

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